NARDO’ - Ieri, nella parrocchia delle Cenate, l'ultimo addio allo sfortunato anziano. Intanto il comandante del "Giuseppe Padre" racconta: «Eravamo circa un miglio e mezzo a nord della città, quando, intorno alle 10, la vedetta di prua ha avvistato il corpo che galleggiava. Abbiamo avvertito la guardia costiera e atteso l’arrivo della motovedetta, che lo ha recuperato».
E’ questo il racconto telefonico di Enzo Corciulo, comandante del peschereccio «Giuseppe Padre», sul ritrovamento della salma di Michele De Razza, scomparso martedì. L’uomo non era tornato a casa dalla battuta di pesca in prossimità di Torre dell’Alto di Santa Caterina, dove è stata poi rinvenuta la sua bicicletta.
Il corpo è stato trovato a circa 4 miglia dalla Torre e, una svolta sbarcato, trasportato presso la camera mortuaria dell’ospedale «Vito Fazzi» di Lecce, a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Solo il ritrovamento della salma ha posto fine alle tempestive ricerche effettuate sia a mare, coordinate dalla capitaneria di porto jonica che ha perlustrato un sempre più ampio specchio acqueo con la motovedetta CP310 praticamente senza soluzione di continuità, sia a terra, coordinate dai carabinieri, nell’eventualità che si fosse, per qualche motivo, allontanato.
Alle ricerche avevano preso parte anche un elicottero della guardia di finanza, velivoli dell’aeronautica decollati da Galatina nonché sub del nucleo dei vigili del fuoco di Taranto e del soccorso alpino speleologico, che avevano controllato le grotte sottomarine presenti nella zona.
Il corpo esanime è stato invece avvistato dall’unica barca della marineria cittadina che esercita la pesca a circuizione (chiangi) ed impiega uno dei 10 componenti l’equipaggio per scrutare il mare con il binocolo alla ricerca di banchi di pesce di superficie, come palamite e tonni. Battute di ben oltre 24 ore, tanto che il «Giuseppe Padre», salpato mercoledì pomeriggio, ieri sera non era ancora rientrato in porto.
















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