NARDO' - Scrittore in tarda età ma efficace tanto da farsi querelare dalla ex moglie e beccarsi una condanna ad un anno e mezzo di reclusione (con pena sospesa) in primo grado, davanti al giudice monocratico del tribunale di Nardò, poi riformata in appello ad un anno e duecento euro di multa. L'accusa è di diffamazione aggravata.
Ieri è stata celebrata l'udienza di appello e la storia appare singolare e per alcuni versi boccaccesca.
Lui è un neritino di 78 anni residente a Sant'Isidoro.
Per molti anni è stato in Germania e poi ha lavorato in Italia come artigiano. Ora è un tranquillo pensionato che, dopo essere rimasto vedovo, ha deciso di risposarsi con una donna di Nardò, una ex operaia di 13 anni più giovane di lui, dalla quale si è successivamente separato. E qui casca l'asino. Perché, evidentemente, la separazione non è stata proprio tranquilla se lui ha deciso di affidare le sue memorie di consorte poco contento all'eternità. Come? Scrivendo un libro.
Non proprio le “sue prigioni” come quelle Pellico di patriottica memoria, insomma, ma sempre di prigioni affettive si sarà trattato. Nei “Racconti della mia vita” del neritino, infatti, ci sono gioie e dolori, soprattutto questi ultimi, raccontati con gergo semplice ma efficace. Soprattutto quando descive lei, la moglie, dipinta in maniera inequivocabilmente – secono la parte offesa – fosca.
Va detto che l'uomo non cita mai direttamente la signora nel suo libello a tiratura limitatata – for fans olny: 25 copie stampate amatorialmente e distribuite a amici comuni e parenti – ma la donna si sarebbe riconosciuta in più di un passaggio “letterario” quale protagonista di alcuni dei capitoli dellla vita dell'uomo, pardon del volumetto. Ecco così “pettegola”, in altri frangenti un po' sciatta tanto da badare poco alla propria igiene.
Insomma, si è arrivati alle aule del tribunale e l'uomo è soccombente perché alcune testimonianze, portate in giudizio dalla signora costituitasi parte civile, confermerebbero senza esitazioni che quella è proprio l'autobiografia dell'uomo. E che, automaticamente, la donna poco portata all'uso del bidet, sciatta e pettegola è proprio la seconda moglie.
Come finirà? L'uomo, innanzitutto, come ogni scrittore che rispetti propugna la tesi della fiction. Insomma, se è una fatica letteraria come tale è normale che “arrotondi” il racconto con abbondanti dosi di licenze poetiche e che buona parte del resoconto sia inventata, per affabulare il lettore. Contro di lui gioca chiaramente il fatto che si tratti, per palese ammissione confermata dal titolo del libro, del racconto di una vita vissuta e che di letterario ci sia ben poco dal momento che le copie (sicuramente gratuite ma ora un libro di questo genere potrebbe diventare un best seller) erano poche, solo venticinque, e destinate ad un pubblico “mirato”, di parenti ed amici. Una sorta di atto d'accusa, insomma, per svelare il perché di un matrimoni andato a rotoli.
I protagonisti sono difesi dagli avvocati Ettore Andrea Santo (lo scrittore) e da Pippi e Michele Bonsegna (la moglie).
















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