
In occasione della giornata della memoria mi sembra doveroso ricordare insieme all’olocausto e alle tante vittime della follia nazista anche il destino di 600mila soldati italiani che come Nino Pagliula e, altri cittadini di Nardò, finirono nei lager tedeschi come “Internati Militari Italiani” (IMU) e che subirono maltrattamenti simili a quelli inflitti agli altri prigionieri.
Purtroppo le testimonianze sugli Internati Militari Italiani svaniscono dalla memoria sempre di più con il trascorrere del tempo. Gli anni 1943-1945 appartengono al secolo scorso,una lontananza che ormai sembra remota, resa ancora più distante dai tanti avvenimenti che nel frattempo si sono susseguiti. Ripeto ancora una volta che la prigionia dei nostri soldati nei lager nazisti non ha avuto, in linea generale, nel dopoguerra il dovuto riconoscimento e interesse mediatico.
I soldati italiani prigionieri in Germania sono stati convinti oppositori del nazismo, decisi fino al primo momento a non tornare in Patria nonostante le lusinghe che ad alcuni arrivavano da più parti. Le tante pagine che continuo a leggere riflettono una piena scelta di determinazione e di coraggio, un “NO ! ” consapevole alla Repubblica di Salò. Sono pagine e testimonianze pervase da tormenti, asprezze, scatti di orgoglio, delusioni, immensi timori, nostalgie, rimorsi, scetticismi, sentimenti infranti e speranze. Il tutto in una cornice di continue vessazioni, ingiurie, umiliazioni, privazioni, minacce, che hanno segnato per sempre la vita di questi 600.000 soldati.
Come non guardare verso questa realtà allucinante, irrespirabile ,estrema, piena di odio e non soffermarsi sullo sfruttamento di questi militari come schiavi e esclusivamente forza lavoro nell’industria bellica tedesca. Si pensi a quanto accadeva durante un bombardamento di aerei anglo-americani sopra questi lager e ai nostri soldati catapultati fuori e alle volte uccisi quando cadevano le bombe.
Perché non iniziamo a parlare nelle scuole anche di questi nostri eroi , dei nostri nonni, cominciando almeno con il commentare qualche buon libro, come ad esempio l’opera dello scrittore Giovanni Guareschi intitolato “ il Grande Diario-Giovannino cronista del Lager “ in cui l’autore racconta il suo calvario , la cronaca di giornate caratterizzate da fame, sete, freddo,pulci, cimici,pidocchi, sudiciume,piaghe, malattie, infezioni,dissenteria, tubercolosi,tifo petecchiale,denutrizione, casi di pazzia, botte, sangue, sevizie, torture, gabbie di ferro,fucilazioni, morti, tanti e tanti morti.
Ai nostri ragazzi di oggi, cresciuti nell’era di internet e dei social network, sono convinto che mai come adesso faccia bene riflettere su queste testimonianze che poi sono quelle dei nostri padri, dei loro nonni, di persone semplici che hanno vissuto pagine di storia drammatiche con grande sacrificio , orgoglio e dignità. Questi sono i valori che servono oggi ai giovani e che gli daranno forza e speranza per un futuro migliore .
E perché nell’archivio del Museo della Memoria e dell’Accoglienza della nostra città non si inizi a creare una sezione che raccolga anche testimonianze e documenti dei nostri padri e nonni militari internati nei lager nazisti di cui si sta perdendo man mano la memoria?
Pantaleo Pagliula
















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