NARDO' - "Questo mio scritto era già pronto, quando ho letto l'intervento di Giuliano Rizzo, un testimone/protagonista del tempo. A questa categoria faccio riferimento come tra le fonti da consultare. Non rivedo il mio testo e lo lascio così come predisposto."
Si è aperta la porta della verità?
Dopo trent'anni si può ricostruire la storia di Renata Fonte
Non per chiudere, ma per aprire il percorso, che deve condurre a delineare la figura e la testimonianza di Renata Fonte, mi permetto di rivolgermi a "Libera" di Nardò e a qualsiasi studioso di storia affinché, ormai dopo trent'anni, si fissino le varie fasi della sua vita attraverso la documentazione esistente.
Io mi sono accinto più volte a farlo, ma ho sempre desistito, perché mi accorgevo che non riuscivo a compiere un'analisi da storico, in quanto non solo ero stato (e mi sento) suo sincero e affezionato amico (insieme a pochi altri con i quali ci frequentavamo spesso e ci confidavamo sentimenti ed esperienze anche familiari), ma anche perché ero responsabile della Dc (nella consiliatura 1982-1986 non fui consigliere comunale), con la quale Renata visse momenti di collaborazione (1982-1983), momenti di distacco (1983) e momenti di ritrovata collaborazione (1984).
Mi permetto allora di suggerire fonti di ricerca, senz'altro noti a chiunque voglia intraprendere questo studio, che, ovviamente, ne cercherà altre:
- Atti Consiglio Comunale (1980-1984);
- Atti Giunta Municipale (1982-1984);
- Leggi Regionali (1980-1982);
- Articoli di giornali (1979-1982; 1982-1984; 1984 e successivi in concomitanza dello svolgimento del processo giudiziario);
- Sentenze del processo giudiziario;
- Verbali del Pri di Nardò (se esistono);
- Verbali del Comitato pro Portoselvaggio (se esistono);
- Registrazioni delle trasmissioni radiofoniche su Radio Nardò Uno (se vi è in giro qualche cassetta), dedicate al ruolo della donna e a radiogiornali;
- Testimonianze orali.
Per quanto riguarda le testimonianze orali, senz'altro sono viventi tutti i giovani e i meno giovani di allora, che, facenti parte del Comitato e capeggiati da Renata, si sarebbero battuti per salvaguardare Portoselvaggio: questi, infatti, potrebbero definire la temporalità della loro azione e inquadrare il ruolo di Renata.
Bisognerebbe far presto per non correre il rischio che questi protagonisti/testimoni perdano la memoria.
Questo – ricerca di atti e consultazione di protagoniste/testimoni - vale anche per l'annunziata lotta delle Donne contadine di Nardò, capeggiate sempre da Renata, che avrebbero svolto dal 1979 al 1984 un'azione di lotta di emancipazione e di giustizia sociale.
Non penso che si tratti delle «Tabacchine», in quanto tale fenomeno sociale era già scomparso quando Renata, da adulta, era venuta a Nardò; né penso si tratti della laica UDI (Unione Donne Italiane), di cui Renata era socia, in quanto non risulta che in quegli anni abbia compiuto particolari battaglie.
Mi permetto ancora di sottolineare, con molta umiltà, che la storia si costruisce:
- con la documentazione (non con dietrologie, magari fruibili come affascinanti argomenti di intrattenimento nei bar o nei salotti);
- con la contestualizzazione dell'evento (non con sociologismi sulla società del tempo, tra l'altro, con indicazioni supposte e non verificate, nonché con sociologismi sulla stessa mafia, che opera, in quella vicenda, al di fuori della stessa logica di sé stessa, commettendo un omicidio dalle modalità a dir poco semplicistiche... a meno che essa non abbia voluto depistare se stessa, servendosi di operatori locali con mezzi locali...e allora che mafia è?);
- con imparzialità (non con ideologismi: aprioristica negatività di un periodo sol perché governato da potere democristiano-socialista; né con slogan quanto più altisonanti tanto più vuoti storicamente);
- con rispetto della cronologia (non con anacronismi di comodo);
- con razionalità e con logicità delle cause e degli effetti (non con sillogismi: la mafia uccide, Renata è stata uccisa, quindi Renata è stata uccisa dalla mafia).
Non c'è bisogno, insomma, di «professionisti di Renata», né tanto meno di «cantori», ma di studiosi della triste vicenda di Renata Fonte.
Sono sicuro che con questi elementari suggerimenti e con altri, senz'altro, più efficaci mezzi e scientifiche tipologie di ricerca, finalmente si avrà un quadro più chiaro e, molto probabilmente, più prossimo alla verità.
Questa non viene sancita dalle «pedate», né umane né divine e nemmeno con poca o molta gente in piazza. E la verità, solo se è tale, può essere messa in campo, altrimenti non è lecito né grato gettare fango sulla città dei propri genitori, sui suoi propri concittadini, sugli esponenti che svolgevano attività amministrativa, politica, sociale, culturale, ecclesiale, economica, ecc., presentati come mafiosi e/o omertosi (omertosa lo fu anche Renata?). E lo sono anche quelli di oggi... assenti da piazza Salandra, non addomesticati a dare credito a quanto si dice né sensibili a continuare ad elargire riconoscimenti che non hanno niente a che fare con quello che la stessa Renata è stata!
E noi, soprattutto quelli di «Libera», per impegno civile e per attaccamento a Renata la verità dobbiamo cercare: sì, la verità, necessaria per Renata e utile per tutti i neritini, per gli uomini in cerca di legalità, e, ancor più, per i giovani, che non devono essere diseducati con i miti, bensì educati con le testimonianze che, nel loro modo di essersi estrinsecate, di per sé lasciano eredità di forte significato civico, di autentica formazione e di esaltante imitazione.
Sono in ansia di leggere questo auspicato studio, per il quale metto a disposizione la mia collaborazione. Nel caso non dovesse essere prodotto, sarò tentato a maggiormente convincermi che quelle che andranno di anno in anno proclamate non saranno che chiacchiere.
E a me dispiace di Renata, di quella straordinaria donna che riempì di forte testimonianza civica e amicale quella manciata di anni che potette vivere passionalmente a servizio della sua amata Nardò
Mario Mennonna
















NARDO' - E così il Comune che teme il meme più della possibile incompatibilità finisce per sembrare un gigantesco gruppo WhatsApp di condominio: suscettibile, gerarchico, pieno di vocali lunghi e...
NARDO' - E' questo il grido d'allarme che tutti dovremmo sentire.
NARDO' - La mamma è un rifugio sicuro nei momenti più difficili, sostegno silenzioso nelle cadute, guida nei giorni incerti e presenza costante lungo il cammino della vita. È insegnamento, esempio,...
RICCIONE - Chiudono l'annata agonistica con due ottimi piazzamenti, i gemelli spadisti di Nardò, Arturo e Pietro Rapanà.
TREPUZZI (LE) – Si è chiusa con un bilancio straordinario di medaglie e prestazioni cronometriche di assoluto livello la seconda e ultima giornata del Campionato...
NARDO' - Grande successo per la Notte Bianca del Commercio 2026, che nella serata di lunedì 1° giugno ha trasformato il cuore di Nardò in un grande palcoscenico a cielo aperto richiamando circa...
Presentazione del romanzo "Cesira. Ciò che non è dato sapere" di Sergio Fontana (Besa Muci Editore): un nuovo appuntamento dedicato alla narrativa contemporanea.
NARDÒ - Stasera, lunedi 1°giugno, il cuore di Nardò si trasformera in un grande palcoscenico a cielo aperto con la Notte Bianca del Commercio 2026, l’evento “diffuso” per animare la citta e...
Come il Joker e Batman. O Tex e Mefisto. Le strade sulle quali Pippi Mellone e Marcello Risi hanno consumato le suole della militanza attiva sembravano due rette...