NARDO' - Forza Italia guida la maggioranza contro la richiesta di intitolare la sala consiliare a Renata Fonte. Nel consiglio comunale di lunedì 12 maggio 2014 si è scritta una pagina importante della storia di Nardò. A venti minuti dall'una di notte, la mozione di Pippi Mellone, supportata da associazioni di volontariato come "Libera", è stata ufficialmente rinviata a data da destinarsi. In realtà si è trattato di una sonora bocciatura.
Lo scontro è stato totale con toni molto duri: da una parte si sono schierati Pippi Mellone, Paolo Maccagnano, Oronzo Capoti e Totuccio Calabrese. Dall'altra parte, invece, c'erano il sindaco Marcello Risi, Antonio Tiene, Roberto My, Andrea Frassanito, Sergio Orlando, Francesco Personè, Cesare Dell'Angelo Custode, Mirella Bianco, Alessandro Presta e Mariella De Trane. Pilatescamente, dopo aver votato a favore in commissione, si sono astenuti Daniele Parisi, Daniele Piccione e Rocco Luci. Sergio Orlando, qualche minuto prima, aveva chiesto al presidente del consiglio comunale chiarimenti sulla possibilità del voto segreto.
La questione si è fatta scivolosa e profonda e il dibattito infuocato del consiglio comunale lo dimostra. I consiglieri comunali si sono improvvisati storiografi ed hanno effettuato disamine e attente analisi sulle motivazioni che hanno causato l'omicidio del 31 marzo 1984. Le belle parole e le sottili riflessioni, però, non servono a niente. Servirebbe solo un po' di coraggio a dire la verità.
La vita terrena di Renata Fonte si è interrotta trent'anni fa, pochi minuti dopo un consiglio comunale e sulla porta di casa, nel vicino palazzo galleria. Sono serviti tre colpi di pistola per eliminare fisicamente un rappresentante del consiglio comunale. Renata Fonte, prima delle tante ricostruzioni storiche, è stata uccisa perché consigliere comunale (e assessore) e soprattutto mentre adempiva con consapevolezza al suo ruolo di funzione civica.
Ed è forse questo il pilastro portante della richiesta di Pippi Mellone (Andare Oltre). Ecco uno stralcio del suo intervento: "Renata Fonte sarebbe stata uccisa se non fosse stata impegnata in politica? Sarebbe stata uccisa se non fosse stata amministratrice di questo comune? Le risposte, a me e a tutta la cittadinanza, paiono ovvie come ovvio dovrebbe essere il vostro voto se non foste offuscati da logiche becere da monopartito. A Renata Fonte va intitolata la sala consiliare perché in quest'aula si sono consumati i suoi ultimi minuti di vita, perché in quest'aula si sono consumate le sue battaglie, perché in quest'aula abbiamo ammirato la sua passione civile".
Questa, in sintesi, la risposta del primo cittadino Marcello Risi: ""Per diversi decenni della vita amministrativa si è ritenuto opportuno sottrarre l'aula consiliare alle intitolazioni. Ognuno può valutare questa scelta a suo modo ma io ritengo che abbia le sue ragioni. E non perché non sono esistite persone, nella storia di Nardò, figure di riferimento che meritassero particolari intitolazioni. Renata Fonte, nella storia politica di questa città, rappresenta la figura che più di altre ha meritato intitolazioni. Alcuni luoghi e sedi – ha concluso – che rappresentano la storia e la democrazia possono essere non necessariamente legati ad una figura politica".
"Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro". Tutti i consiglieri comunali riconoscono Renata Fonte come grande esempio da seguire e ricordare. Tutti i consiglieri comunali hanno una propria motivazione sulle cause che hanno portato al suo omicidio. Tutti i consiglieri comunali sembrano non aver letto la proposta di Mellone. E infatti, alla fine, si è votato a favore una proposta che chiede di "ricostruire la sua storia, affidandone ad esperti lo studio in modo che emerga, una volta per tutte, il suo ruolo e la sua attività di esponente politico". Sintomatico l'intervento di Mirella Bianco, capogruppo di Forza Italia, che potete leggere integralmente QUI.
Un confronto surreale, durato poco più di un'ora, per dire tutto e un minuto dopo il contrario di tutto: Renata Fonte sì ma anche no. Questi i commenti più riproposti a telecamere spente: "Ci sono già tanti monumenti dedicati alla Fonte, non basta così?" oppure "La proposta di Mellone non deve passare".
Gli antichi scrivevano le vite illustri perché credevano nella vita altrui come modello. Nardò sara mai un paese normale?
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