NARDÒ - Un video commovente. In una città deserta e incantata. In questo dopobomba, nel cuore di pietra dorata, batte un altro potente e piccolo cuore. Le bandiere da stadio non sono comparse sui balconi, tricolori strumentalizzati e usati da voci falsissime ed ipocrite. E la gente ha compreso l'inganno: tenetele custodite nel vostro cuore, neritini. Come i valori più veri e profondi.
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NARDO' - La storia di questa foto è andata così. Era il primo 25 aprile dell'amministrazione Mellone.
Eravamo a due passi da piazza Salandra.
La banda non avrebbe suonato Bella Ciao, ma noi l'avremmo cantata comunque.
Mentre Lorenzo Ronzino che per primo aveva imbastito i fili di ciò che sarebbe diventata Nardò Bene Comune, porgeva un fiore in via Matteotti, proprio in quel momento, un ragazzino ci si è parato davanti esibendosi in un ridicolo saluto fascista.
Noi guardavamo tutti il nostro Renzo, eravamo uniti, sorridevamo, e il provocatore è andato via così come è arrivato, ignorato da tutti.
A Lorenzo dedichiamo questo 25 aprile. Nel suo ricordo portiamo avanti la nostra Resistenza in una città che da tempo ha smarrito il senso della democrazia e del confronto civile.
Ci manca tantissimo. A lui penseremo cantando fieri Bella Ciao.
"E questo è il fiore del partigiano. Morto per la libertà"

NARDO' - Nell’occasione della giornata del 25 Aprile, festa della liberazione dal nazifascismo, non posso non ricordare la memoria di mio padre e di quanti hanno combattuto per la nostra libertà e la democrazia.
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In questo periodo ci sono pubblicità curiose, altre artefatte, qualcuna azzeccata. Non mancano quelle volutamente false. Infine, quelle “dell’eterno ritorno”, forse puntando sulla scarsa memoria dei consumatori.
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NARDO' - Ne ha appena dato notizia l'onorevole neritina Soave Alemanno. Ma perché il sindaco Pippi Mellone è così critico? Non bisognava lavorare tutti insieme per il territorio e dare atto a chi lo fa? O questa regola vale solo quando si parla di cose che gli aggradano personalmente per i suoi fini propagandistici?
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NARDO' - Non era mai successo. Praticamente tutti i consiglieri che, nella storia, sono passati da maggioranza a minoranza, e viceversa, hanno sempre mantenuto le prerogative del gruppo consiliare. E succede ancora oggi: basti guardare a Paola Mita, Paolo Arturo Maccagnano o chi oggi sta con Mellone ma è stato eletto con altri candidati a sindaco. A Gigi Venneri, però, non è concesso. Perché? Ve lo diciamo noi: la sua lista si chiama "Pippi Mellone sindaco" e mette molto in imbarazzo il primo cittadino che la "sua" lista, col "suo" nome, si astenga e voti contro i provvedimenti della maggioranza. Fa sorridere, persino sogghignare. Ed al signore del palazzo la cosa non aggrada. Così il presidente del Consiglio comunale obbedisce al comando del "suo" sindaco e si mette, a sua volta, in imbarazzo.
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