In questo periodo ci sono pubblicità curiose, altre artefatte, qualcuna azzeccata. Non mancano quelle volutamente false. Infine, quelle “dell’eterno ritorno”, forse puntando sulla scarsa memoria dei consumatori.
E’ il caso di quel galletto che ancora zompa su campi incontaminati, tra violette e margherite. Ovviamente animale e carne di qualità, ma tanti ricordano che a suo tempo fu scoperto trattarsi (con inchieste) di qualcosa di meno di un pollo di batteria, di quelli che vivono e crescono, poveretti, solo mangiando e ingrassando, chiusi in gabbiette e luce artificiale. Insomma, una truffa commessa da qualcuno (dobbiamo sempre dire così, per non chiamare tutti in causa). Pertanto, se quel galletto ancora zompa, vuol dire che ora è tutto fatto in regola. Meglio così!
C’è poi in questo periodo pubblicità dei tanti che ci vogliono bene. Una produzione di qua e una produzione di là. Giorno e notte, sempre a noi prestando attenzione. La bontà è tutto nello schermo, allarmati per noi che stiamo chiusi in casa e potremmo non capirli. Ma, tutto finirà! Detto, alternativamente, da uomo o bambino sotto i cinque anni. Chissà perché, notate, questi annunci stentorei non li fanno fare anche a una donna, assente pure nei vari dispacci sulla pandemia. Solo uomini. Diciamo, in questo campo la donna è meno considerata. Ci sono poi quelle pubblicità che pensano esclusivamente alla nostra salute. Più di quanto riusciamo noi a fare. Se dovessimo dare retta a tutti, dinanzi alla Tv bisognerebbe dotarsi di carta penna e calamaio.
Ma, tornando alla tanta pubblicità che ora seguiamo più dei Tg per capire meglio il Paese, ho scoperto che al momento degli acquisti fatti ogni due, tre giorni, tendo a scansare tanti prodotti pubblicizzati. Credo di essermi immunizzato. Dite bene, fatti miei. Non nego, comunque, il valore della pubblicità quando ci fa sorridere. Come nel caso di una nota marca di formaggio (forse, citandola, ne avremmo avuto un qualche vantaggio). Intendo illustrarvi lo spot, ma sarebbe meglio che lo vedeste direttamente. Accendete la Tv.
La scena è idilliaca. Campi aperti ed erba freschissima. Gente che lavora e mucche in libertà che zompano. Però, meno del galletto. Aria di pace e serenità. Come sottofondo un bel motivo musicale. Gli proporrei però Sibelius. Più adatto. Primo stacco di immagine che mostra l’enorme “pezza di formaggio” che viene poi tagliata. Più facile in Tv di quanto riusciremmo noi a fare. Un figurante addenta un piccolo pezzo e gusta il prodotto. Niente da dire. Straordinaria la scena finale. Induce all’ottimismo che dobbiamo recuperare. Lo stacco successivo, finale, fa vedere il responsabile della filiera, ben in piedi con giacca e cravatta che vi parla con responsabilità e preoccupazione. E accenna a un rimprovero: “ non c’è bisogno di fare scorte, noi ci impegniamo a fornire il Paese, ogni giorno!”. Davvero, un genio. Quando, per la prima volta , ho ascoltato questo allarme mi sono subito messo in azione. Ho compilato l’autocertificazione per la spesa, messa una mascherina artigianale e guanti da lavapiatti, sono uscito da casa. In auto ho raggiunto il supermercato. Ho temuto che quella lunga cosa fosse per il formaggio. Toccatomi il turno, ho poi scoperto che di quel formaggio ce n’era tantissimo e nessuno aveva fatto le scorte temute. Forse perché, avvicinando l’occhio, ho notato che costava quasi venti euro al chilo. Insomma, una pubblicità, che nelle intenzioni doveva creare ebbrezza. Ho riflettuto un po’ sul da farsi, ma subito dopo un pezzo l’ho pure comprato. Per buona educazione.
LUIGI NANNI
















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