NARDO' - La vicenda del Comune di Quarto e le decisioni “dure” dei 5 Stelle, occorre però un metodo “migliore” per la selezione dei candidati a tutti i livelli.
Torna la rubrica "L'alveare" curata da Giordano Greco.
“Fiumi di parole” canterebbero i Jalisse, quelle che si sono spese per una non insolita vicenda molto diffusa in troppi comuni italiani con decine e decine di indagati tra gli amministratori locali. Siamo a Quarto in Campania dove la malavita organizzata ha un nome chiaro “Camorra”, il rischio infiltrazioni è altissimo in queste zone tant’è che il Comune di Quarto era già stato commissariato per infiltrazioni mafiose e, nota dolente, negli ultimi 20 anni nessuna Consiliatura è mai terminata prima dello scadere del mandato.
Nel 2015 il M5S vince le elezioni e piazza sulla poltrona di Sindaco l’avvocato Rosa Capuozzo, fedina penale pulita (anche dopo la vicenda) iscrizione al movimento di Grillo regolare, un’attivista tutta casa e blog direbbero i benpensanti, una con le carte in regola, insomma, tale da guadagnarsi la fiducia dei 5 stelle locali e della maggioranza degli elettori di Quarto.
A pochi mesi dall’insediamento , durante le festività natalizie, scoppia il CASO QUARTO con l’allontanamento del consigliere de Robbio (ex M5S) indagato per voto di scambio e tentata estorsione, notizia recepita con poco interesse da parte degli italiani occupati tra regali di Natale e cenoni di Capodanno. Si potrebbe dire un caso come tanti che si sentono ai tg, invece no, questa volta al centro della scena c’era il movimento cinque stelle.
Tutto sembrava scivolato nel dimenticatoio delle news e relegato ad un problema di gestione locale quando con l’anno nuovo e con la ripresa dei lavori della politica, torna a galla la questione campana. La gestione del Comune di Quarto per la Sindaca Capuozzo diventa stressante, i mal di pancia per la cacciata di uno dei pentastellati, la palese ed evidente certezza che la camorra era riuscita ad avvicinare un 5 stelle non fanno dormire sogni tranquilli alla neofita amministratrice che forse per inesperienza, probabilmente per paura e responsabilità era diventata nota all’intera Nazione come quella che eletta con i 5 stelle aveva però problemi nel suo entourage con la malavita organizza.
La Capuozzo non ci sta e lancia segnali di aiuto, tramite whatsapp, ai parlamentari campani il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio e il presidente della vigilanza Rai Roberto Fico, personaggi di spicco e membri del direttorio del m5s, l’organo di gestione del movimento politico di Grillo.
La situazione è pesante ma i buoni propositi di approccio erano di trovare una quadra nel breve tempo possibile e fornire un input alla Sindaca mai raggiunta in un primo momento, a suo dire, da pressioni e minacce dirette nel vicenda che ha riguardato il consigliere de Robbio, che va precisato ha portato 900 preferenze alla lista guidata dalla Capuozzo, un budget di voti non indifferenti per essere delle consultazioni comunali.
I primi segnali negativi di convergenza di tutti gli intervenuti arrivano il 10 gennaio quando sulla rete si prende atto che ci sono due posizioni, da una parte il m5s che dal blog di Grillo lancia l’invito alla Capuozzo a dimettersi e dall’altra la Sindaca che si affida a Facebook in un video in cui appare tesa e ridondante e non convince i più attenti osservatori la sua idea di restare in carica.
Neppure 48 ore e la situazione scivola nel divorzio, arriva il primo ( per il 2016) espulso dalla casa del grande Beppe è Rosa Capuozzo. Dalla presa visione delle intercettazioni, si evince, al contrario di quanto affermato, che la Capuozzo ha subito minacce ma non aveva denunciato, questa è la motivazione del M5S.
Un Sindaco deve denunciare? Si, deve farlo. E deve dimettersi? Ovviamente Si. Se ci fossimo trovati in una qualsiasi cittadina inglese le dimissioni, che sono un atto dovuto per moralità e rispetto delle istituzioni sarebbero arrivate senza nessuna preghiera ma perché è così che funziona, o dovrebbe funzionare. Cittadini si, ma prestati alle istituzioni. Ci si dimette, si va a casa e con buona pace di tutti all’elezione successiva ritorni in campo consapevole del bagaglio maturato e senza macchia sul proprio curriculum. Non funziona così, quando l’attaccamento alla poltrona pervade il corpo costringendo il deretano a stare incollato sullo scranno. La sindaca, per opportunità, si è attaccata alla poltrona come Rose sul pezzo di legno galleggiante dopo l’affondamento del Titanic nel film di James Cameron.
La posizione del cattivo Grillo che espelle a destra e manca dissidenti come fosse al grande fratello è la coerenza di quello che il grillo-pensiero sta portando nel quadro politico italiano, dove non contano le persone ma le idee. Resta un solo dubbio visto che di persone si compone la manovalanza del portare avanti le idee sarebbe forse il caso di trovare un nuovo modello di selezione dei candidati o almeno un modello comune per tutti, perché l’autogestione va bene, è il lasciar fare ad ognuno a proprio modo che genera confusione e la confusione genera cattiva informazione e quindi cittadini più disorientati.
Giordano Greco
















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