NARDO' - Ancora un interessante puntata del dibattito tra Giovanni Però e Mario Mennonna. Qui, quo e qua le puntate precedenti.
Caro Giovanni, hai ragione e per questo chiedo scusa se nella mia lettera precedente mi sono dimenticato di scrivere, in finale, l’Amen della santificazione e della glorificazione di Marcello e compagni!
Se a te è sembrata questa la mia funzione, non posso farci niente.
A te ho riconosciuto il beneficio della provocazione; a te ho riconosciuto il ruolo di politologo; a te ho riconosciuto la validità di alcune analisi precedentemente espresse; a te ho riconosciuto che ben vedi quando indichi la necessità del coinvolgimento qualitativo per una gestione amministrativa più organica e più efficace, anche per sfuggire a determinati lacci derivanti da confuse, inappagate, pretestuose e individuali pretese…
E tu?
Sorvolando sull’analisi della situazione generale, quasi a voler esprimere la tua gratitudine mi fai postulatore di Marcello e compagni.
A dir il vero, con tutte le manchevolezze reali - e si vedono - e ideali - che non vorremmo -, i suddetti candidati per la canonizzazione non hanno bisogno di postulatori: la città sa sussurrare, sa parlare, sa vivere e sa camminare.
E questo è importante, anche se ancora non molto e non quanto basti per compiere il salto di qualità che tutti attendiamo e che tutti, però, dovremmo preparare.
Senza nulla togliere a ciò che è stato, a me appare che un notevole impulso concreto sia stato dato dall’Amministrazione Risi per la crescita della città, visto che oggi, in fase elettorale, siamo chiamati non a parlare del passato remoto, bensì di quello prossimo e del presente: l’uscente Risi, da una parte, con il suo patrimonio di opere -e non potevo non farlo per obiettività e per ruolo, in questa fase, di politologo- e tutti gli altri, dall’altra, con le proprie proposte, che, pur valide, non possono esser oggetto di analisi in quanto non ancora realizzate.
Parlare e scrivere di cambiamento di rotta ed evidenziare le lacune, significa, nel mio modesto modo di pensare, che la gestione amministrativa del passato prossimo e del presente è responsabile del degrado, per cui, essendo in campagna elettorale, si può, anzi si deve non sostenerla e cambiarla, sostituendo i protagonisti.
Il tuo intento non era questo, ne prendo atto. Hai fatto bene a sottolinearlo.
E tutto sommato mi fa piacere come cittadino, come elettore e come postulatore, anzi santificatore: non ho nessun avvocato del diavolo a contrastare la mia causa di canonizzazione di Marcello e compagni, di cui sono agiografo.
Se poi ritieni che responsabile del degrado sia stata la gestione di Risi e della sua compagine, non vi è alcun bisogno che io ti dica di dirlo apertamente.
Tuttavia non vorrei, caro Giovanni, che, mentre noi dissertiamo, lasciamo il vero problema emergente, che dai latini -mi si permetta una volta tanto!- possiamo mutuare: dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur (mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata).
Lasciamo, cioè, che Nardò venga espugnata, visto il degrado - e questo, sì, che non ha bisogno né di santificatori né di avvocati del diavolo -, in cui proprio Nardò è costretta ad agitarsi e in cui ogni buon senso si confonde tra liste che, finalmente, per legge si sono fermate pur nel sempre presente ondivago approdo (… figuriamoci dopo le elezioni!), e nelle centinaia di confusi rematori, dei quali alla fine resteranno nei nostri cassetti soltanto imbellettate figurine e immaginette.
Mi auguro che a vincere siano l’esperienza amministrativa, che non esclude le intelligenze e le capacità di giovani, la visione politica della coerenza e della progettualità, la capacità organica della programmazione e della coerenza, il rispetto dell’avversario, la caparbietà di obiettivi qualitativi e, soprattutto, la fede in Nardò.
E questo, anche se a volte in embrione in alcuni aspetti, ho visto in Marcello Risi. Rimane, pertanto, per me il politico e l’amministratore ancora valido per proseguire, nella consapevolezza che per salvare la «Sagunto» di queste elezioni abbisogna che, alla fine, non le poltrone ma le intenzioni e la collaborazione di tutti, compresi gli avversari di buona volontà, accorrano in suo soccorso.
Mario Mennonna
















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