NARDO' - Registraiamo una voce molto autorevole nel panorama pugliese.
Le annose gravi carenze che riguardano le reti fognarie di Nardò e Porto Cesareo, la gestione dei reflui, la depurazione e il loro recapito finale necessitano di essere sanate senza ulteriori indugi e incertezze.
È necessario accantonare le dispute sterili che danneggiano entrambe le comunità, neritina e cesarina: non si può tollerare che le diatribe, le prese di posizione propagandistiche quanto improduttive, il rimbalzo delle responsabilità fra istituzioni locali e regionali, la irresponsabile politica del rinvio impediscano la realizzazione di infrastrutture (reti fognarie, impianti di depurazione efficienti) la cui mancanza o inadeguatezza impatta pesantemente sulla salute delle persone (affezioni virali e batteriche inconcepibili in una comunità civile), sulla stessa salvaguardia ambientale (decine di migliaia di pozzi neri sotto costa) e sull’economia delle popolazioni locali (turismo, pesca, ristorazione).
Le infrastrutture fognarie e di depurazione debbono essere realizzate subito, nella consapevolezza che ogni fase della gestione dei reflui – collettamento, trattamento e utilizzo – deve essere caratterizzata dalla salvaguardia massima possibile dell’ambiente circostante e che la situazione attuale – non più tollerabile e comunque oggetto di allarmanti procedure di infrazione da parte dell’Unione Europea – rappresenta la più grave aggressione all’ambiente marino, alle zone costiere e alla salute stessa dei cittadini.
È utile ricordare che il primo devastante progetto AQP di depurazione e di condotte a terra e sottomarina – scaturito dal Protocollo d’Intesa ratificato nel 2010 dall’amministrazione neritina guidata dal dott. Antonio Vaglio – fu unanimemente rigettato nel 2012 dal Consiglio Comunale di Nardò. Peraltro la normativa europea e la legislazione nazionale – a tutt’oggi sostanzialmente invariate – imponevano e impongono, al di là delle dichiarazioni e delle auspicate prossime (?) modificazioni, il recapito finale dei reflui depurati nei corpi idrici di superficie (fiumi, laghi, mare), nei casi di mancato riutilizzo (totale o parziale) degli stessi per usi agricoli e/o civili e di situazioni di “troppo pieno”. Va ricordato anche che sulla Regione Puglia incombevano già a quell’epoca, oltre alle cennate procedure europee di infrazione per gravi carenze infrastrutturali della rete fognaria, anche la minaccia del commissariamento delle opere da parte del Governo nazionale. Sempre nel 2012, fu quindi approvata dallo stesso Consiglio Comunale di Nardò una delibera che esprimeva, fra l’altro, decisa contrarietà al recapito a mare dei reflui, salvo che per il caso dello smaltimento del troppo pieno. In questa direzione si mosse coerentemente l’amministrazione comunale guidata dal Sindaco Marcello Risi, i cui esponenti – coadiuvati dai dirigenti comunali di settore – rappresentarono con determinazione su tutti i tavoli di confronto (Regione, AQP, Ministero) le ragioni e le proposte provenienti dal dibattito cittadino, ricevendo a volte dei dinieghi rivenienti dalle previsioni di legge, ma ottenendo impegni formali per migliorie considerevoli concernenti, in estrema sintesi: la qualità della depurazione dei reflui fognari di Nardò e Porto Cesareo (in tabella 2, compatibile con l’ambiente dell’Area Marina Protetta), il riutilizzo massimo possibile in agricoltura dei reflui depurati, la lunghezza della condotta sottomarina (da uno a due chilometri), il controllo degli enti locali sulle varie fasi del trattamento e del recapito dei reflui, la salvaguardia degli ecosistemi di pregio, la realizzazione di infrastrutture per l’estensione delle reti idrica e fognaria lungo tutta la costa e su grande parte dei territori abitati dei due Comuni.
Questi importanti ottenimenti furono dettagliatamente sanciti in un nuovo Protocollo d’Intesa, sottoscritto nel settembre 2015 dalla Regione, dall’AQP, dall’Autorità Idrica Pugliese e dal Comune di Nardò, che rappresentava il più alto punto di equilibrio fra le diverse esigenze di salvaguardia dell’ambiente e della salute. Vennero così bloccati i tentativi di AQP di realizzare spezzoni del suo progetto originario (quello devastante respinto dalla città di Nardò) e conseguentemente fu negata da parte del Sindaco Risi ogni autorizzazione in tal senso richiesta - anche abbastanza recentemente - dall’Acquedotto Pugliese. Peraltro, le prese di posizione pubbliche del Presidente Emiliano (anch’esse del settembre 2015) contrarie al recapito a mare e favorevoli ad altre modalità di smaltimento dei reflui, rafforzarono quelle aspettative da parte dei cittadini, tanto che il Sindaco di Nardò dichiarò sospesa quella parte del più recente Protocollo d’Intesa che riguardava appunto la condotta sottomarina.
Purtroppo, le autorevoli dichiarazioni del Presidente Emiliano, che avevano indotto tale sospensione non si sono mai tradotte in fatti concreti, per l’immutata legislazione europea e nazionale riguardante il settore e stante la spada di Damocle dell’incombente commissariamento governativo, così che nel maggio 2016 la Regione Puglia ha deliberato il finanziamento di alcune opere, fra le quali ovviamente la condotta sottomarina.
Oggi, si ha la netta sensazione che la situazione sia precipitata e non più recuperabile. Al di là delle intenzioni dichiarate che ne sono alla base, anche la recentissima revoca meramente nominale del recente Protocollo d’Intesa sembra aver aggravato lo stato delle cose, azzerando i tempi di attesa per la nomina del Commissario ad acta, il quale non potrà che realizzare le uniche opere che sono state deliberate e finanziate dalla Regione nel maggio 2016 e quindi la condotta sottomarina (un solo chilometro, anziché i due previsti dall’accordo “revocato”) reflui trattati al minimo e versati in mare (così poco depurati) a ridosso dell’Area Marina Protetta, la cui importante opera rischia di essere vanificata. E senza la garanzia del corretto controllo democratico che il Protocollo d’Intesa garantiva alle comunità interessate e ai loro rappresentanti istituzionali. Se la recentissima revoca degli accordi rischia di avere questi risultati, è bene che la Regione e l’AQP realizzino al più presto tutte le opere previste dal Protocollo d’Intesa del settembre 2015.
Ritengo, infine, che su questa partita così delicata il Partito Democratico provinciale debba svolgere un ruolo attivo di confronto, coinvolgendo la delegazioni degli eletti, con l’obiettivo di discutere e prendere posizione in merito ad una questione così importante per la qualità della vita di tante persone.
Ernesto Abaterusso
















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