NARDO' - E’ ricordato non solo perché è stato efficiente sindaco di Nardò a cavallo del millennio ma anche per il suo clamoroso rifiuto ad una candidatura alla Camera.
Correva l’anno 2006 e Gregorio Dell’Anna, per tutti “Rino”, aveva appena concluso il quinquennio della XIV legislatura da onorevole con 125 progetti di legge presentati, sei come primo firmatario, e 19 interventi, alcuni dei quali su temi ambientali.
Ora è tempo di ricominciare, a 63 anni, con nuove energie ed entusiasmo e una prestigiosa candidatura al Senato nel Collegio plurinominale Puglia 2 come capolista nella lista "Civica Popolare".
“Ho iniziato come cattolico popolare all’Università – spiega – salendo poi tutti i gradini: consigliere comunale, assessore, sindaco e deputato. I partiti della mia epoca avevano organi statutari e regole e le nomine non esistevano né il colpo di fortuna. Per ricoprire incarichi di partito bisognava avere buone idee e farsi portavoce di solide proposte politiche, dimostrando capacità ed attaccamento al partito”.
Come si potrebbe tornare ad una maggiore chiarezza dello scenario politico?
“Oggi i partiti sono contenitori occasionali per cui serve una legge che ne disciplini regole e funzionamento. E’ ormai necessaria e improrogabile altrimenti i movimenti saranno sempre di più recettori di interessi personali e privatistici, non sicuramente collettivi”.
Oltre alle norme esteriori servono anche valori?
“Certamente. I cattolici, ad esempio, devono tornare ad impegnarsi in politica. Papa Francesco lo dice chiaramente: onestà e trasparenza al servizio degli altri”.
Parliamo della clamorosa rinuncia del 2006.
“Non condivisi come Raffaele Fitto aveva approntato la lista con la quale, per la prima volta, venivano stabiliti a priori i potenziali eletti. Io avevo fatto la mia battaglia nel 2001 all’uninominale e decisi di restare fuori dopo cinque anni di grande lavoro. Ancora oggi si stanno realizzando opere che io ho voluto o fatto finanziare. Penso alla Nardò-Galatone e alla tangenziale”.
La nuova avventura con un nuovo simbolo, quello di Civica Popolare del ministro alla Salute, Beatrice Lorenzin.
”Ha svolto un buon lavoro con la revisione dei parametri di assegnazione delle risorse statali alle regioni, riconoscendo alla Puglia quanto dovuto in funzione del numero di abitanti. Resta un nodo non risolto che dovrà essere affrontato nella prossima legislatura: la sanità dev’essere distinta dall’assistenza in maniera che le strutture ospedaliere svolgano attività proprie ed esclusive per aumentare l’efficienza. Inoltre la Regione Puglia, che è competente in materia, dovrà assicurare ai cittadini pugliesi lo stesso accesso ai servizi sanitari così come avviene in altre regioni d’Italia. Infine bisogna dotare il territorio di strutture efficienti per la diagnosi e la terapia, creare ospedali che rispondano a requisiti di modernità e dare risposte ai cittadini in tempi ragionevoli. Il Salento, in tal senso, è stato massacrato e la Regione deve, in maniera indifferibile, farsi carico di un piano ospedaliero razionale; quando non si riesce con risorse pubbliche si deve consentire ai privati di investire nella sanità e di dare servizi convenzionati ai cittadini. In questo modo si avranno due risultati: investimenti che daranno lavoro, abbattimento dei costi dei servizi con tempi di attesa delle prestazioni rispondenti alle esigenze di urgenza”.
Dell’Anna è insegnante di Fisica e Matematica. Come se la passa la scuola?
“E’ indispensabile riconoscere alla funzione docente la dignità professionale che merita, così come avviene negli altri Paesi europei, un obiettivo che non può essere raggiunto attraverso il bonus che ha ingenerato una guerra tra poveri. La legge di riforma del sistema scolastico 107/2015 meglio nota come Buona Scuola, presenta tanti errori da matita blu. L’organico dell’autonomia, elemento qualificante dell’intera legge, deve essere rafforzato trasformando anche l’organico potenziato in organico funzionale all’offerta formativa d’istituto. Inoltre devono essere adottate nuove modalità di finanziamento delle scuole per dotare gli istituti delle risorse economiche necessarie per realizzare una autonomia vera”.
















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