NARDO' - Il voto dello scorso 4 marzo è stato dettato da un chiaro bisogno di cambiamento, esprime ribellione, malcontento, rabbia ed è contro i personalismi. Del resto bastava solo ascoltare le tante persone nella nostra città che guardavano come ultima loro speranza la scelta nel Movimento 5 Stelle e manifestavano evidenti segnali di sfiducia nel PD e nei partiti tradizionali.
Le urne ci hanno consegnato una Italia fortemente divisa tra un Nord a trazione leghista e un Sud pentastellato.
Abbiamo assistito a una campagna elettorale fatta per lo più di slogan e di denigrazione delle reciproche posizioni.
Adesso non sarà facile trovare le giuste alleanze e soprattutto immaginare azioni concretamente autosostenibili. La legge elettorale, come tutti già prevedevano, non facilita la governabilità fattore indispensabile per fare le dovute riforme e uscire dalla crisi.
Chi ha preso più voti deve governare e avere la capacità di tradurre le parole in fatti, chi sarà all’opposizione deve mettere da parte l’orgoglio, l’egoismo e pensare anche al bene comune.
Le questioni più importanti ancora da affrontare sono: Quale tipo di welfare attuare? Come ripensare il sistema socio-sanitario?
Come sostenere le fasce deboli senza scadere in logiche assistenzialistiche?
Quale futuro per la ricerca, la scuola e l’educazione? Quali azioni per un Italia più ecologica e attenta a salvaguardare e rendere più bello l’ambiente e le sue risorse?
Come migliorare le infrastrutture? Quale sinergia con l’U.E.? Come fare fronte al cambiamento demografico di un paese che invecchia e genera pochi bimbi?
Non meno importate è affrontare e risolvere una latente crisi di rappresentanza e di leadership democratica caratterizzata dalla discrepanza sempre più forte tra una elite politica e tecnocratica che prende autonomamente decisioni e la popolazione che le subisce.
Prende sempre più forma una disconnessione profonda tra felicità e consumismo poiché appare sempre più evidente che, superata una certa soglia, più consumo non implica affatto maggiore felicità né per i singoli, né per le famiglie e né per la collettività.
Da cittadino mi pongo il problema del che fare.
Ci sono due fattori decisivi su cui lavorare da subito.
Il primo fattore è la partecipazione attiva e la formazione socio-politica per mantenere vivo il gusto del protagonismo dei cittadini a processi di costruzione della polis. Servono luoghi comuni dove le persone possono informarsi su quello che accade e poter esprimere il proprio contributo e pensare anche politicamente. Sarebbe opportuno abbandonare i luoghi comuni che ci hanno portato a questa situazione e aiutarci reciprocamente a leggere le questioni che ci permettono di dare un contributo al fine di superare i nostri problemi e i tanti che presenta l’agenda politica: lavoro, economia, ambiente, giustizia, scuola sono solo alcune delle priorità.
Il secondo fattore su cui lavorare è una seria formazione socio-politica che guardi e lavori con umiltà e generosità verso i giovani per dare loro strumenti reali per leggere il presente e farli guardare con speranza verso il futuro. La società ha il compito di formarli e accompagnarli per farli acquisire una solida coscienza del bene comune mettendo al centro valori come la famiglia, la bellezza, la democrazia, la partecipazione, la professionalità, ecc.
Conosco tanti giovani che mettono questi valori al primo posto nella loro vita e sono convinto che oltre a questi ce ne sono tantissimi che stanno lavorando su queste tracce. Il pensare insieme e imparare a rispettare le pluralità delle visioni è un altro valore aggiunto che passa dalla difficile arte dell’ascolto.
La cosa più importante è guardare con estrema fiducia ai segni evidenti di una creatività operante che sta minando i vecchi modelli ormai stantii e farraginosi ed è purtroppo ostacolata da una forte tendenza a guardare solo indietro e ad usare soluzioni ed idee ormai obsolete e non idonee per affrontare epocali problemi sistemici.
Il futuro lo abbiamo dentro di noi.
Dobbiamo solo avere la volontà di farlo emergere e guardare attentamente dentro noi stessi e con umiltà e generosità verso i giovani che sono trattenuti da meno lacci di noi e che mi auguro pensino al futuro con le braccia, la mente e il cuore.
Pantaleone Pagliula
















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