Finalmente. Dopo più di tre mesi dalle elezioni, abbiamo un Governo. La nuova squadra, dopo tante vicissitudini, si avvia alla conduzione della governabilità.
Ai nuovi governanti che vogliono dirigere e gestire la cosa pubblica sicuramente con buona volontà ed entusiasmo, va posta una riflessione profonda sugli insuccessi delle politiche implementate negli ultimi venti anni e più il cui paradigma di riferimento è stato esattamente quel laisser faire sottoposto oggi a forti critiche da parte non solo dei suoi oppositori ma anche della grande stampa finanziaria anglosassone che l’aveva promosso grandemente nel mondo, per indurre ad una retrospettiva critica sulle azioni del Governo centrale e locale alla luce dei terremoti finanziari, economici e politici in atto a livello interplanetario. Ci troviamo al cospetto di una sequenza di previsioni e proposte tutte centrate su un impianto concettuale liberista e tutte più o meno disattese e deludenti.
Si pensi alla continua esaltazione degli effetti benefici per il Mezzogiorno della tanto declamata unificazione monetaria e dell’apertura dei mercati. E’ ormai evidente che non si è stati capaci di mettere in atto politiche di “vantaggi comparati” e, anziché aiutare il rilancio del Mezzogiorno, si registra, al contrario, un inasprimento degli squilibri regionali sull’intera scala europea. Le politiche di deregolamentazione del mercato del lavoro che avrebbero dovuto favorire i lavoratori meridionali hanno avuto, invece, effetti analiticamente indeterminati sull’occupazione, che non hanno minimamente arrestato le emigrazioni verso il Nord e hanno generato una grave depressione salariale. Ed esaminando le politiche di privatizzazione e liberalizzazione nel settore bancario ci si accorge che hanno fatto del Mezzogiorno l’unica grande regione d’Europa priva di un proprio sistema bancario, senza che il ricarico che ogni banca decide di aggiungere al tasso di base, tra i tassi praticati agli imprenditori meridionali, si riducesse.
Ed ancora, pensiamo più in generale alle privatizzazioni, sulle quali oggi – con i paesi propugnatori del liberismo che rispondono alle crisi a furia di nazionalizzazioni – bisognerà mettere in atto qualche seria considerazione. Politiche sostenute dalla retorica del “piccolo è bello” e delle “vocazioni locali” che in realtà hanno fatto del Mezzogiorno un’area sussidiata ed assistita come da sempre è stata. E per finire una attenta analisi sulle questioni in atto riguardanti il federalismo fiscale che potrebbe provocare conseguenze per il Mezzogiorno degne di gravissime preoccupazioni.
In definitiva, una visione strategica di nuove proposte di politica economica, dopo i tanti fallimenti di scelte per il Mezzogiorno, s’impone per un ripensamento delle decisioni delle amministrazioni locali nel rapporto con gli esecutivi centrali ed europei. I comportamenti, gli atteggiamenti, i metodi di lavoro, le relazioni personali e tutto il sistema sociale inoltre dipendono dall’applicazione o meno della moralità. Per salvaguardare i diritti è necessario rispettare i doveri e quindi le “regole” con una formazione che deve basarsi sull’educazione a comportamenti responsabili e sulla corretta informazione.
Una presa di coscienza collettiva della seria necessità di inventare e sperimentare nuovi modelli progettuali e di utilizzare nuovi strumenti volti a favorire una crescita evolutiva delle giovani generazioni, si impone, in quanto esse dovranno affrontare problemi sempre più pressanti che colpiscono l’intero pianeta. (G. D’Oria)
















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