NARDO' - I 24 consiglieri comunali neritini potranno essere determinanti per l'elezione del presidente della Provincia. E il sindaco Mellone, ripudiato dal centrodestra (che non l'ha considerato adeguato ad una candidatura unitaria) lo sa. Ecco perché, in queste ore "calde" potrebbe tentare ogni mossa per portare tutti i suoi al voto. Magari per Stefano Minerva, il pupillo di Michele Emiliano, a cui vorrebbe anche "certificare" il suo apporto. Per Pippi, o qualche suo fedelissimo, potrebbe arrivare, infatti, una importante gratificazione politica: un assessorato regionale.
Al sindaco di Nardò, infatti, nel centrodesta è rimasto pochissimo spazio d'azione dopo l'umiliazione subìta al tavolo della concertazione dove Pippi non è stato considerato idoneo a rappresentare il centrodestra. Ed i suoi alleati più affini, i leghisti, sono ormai dilaniati nella dicotomia che si sta consumando tra Roberto Marti, ormai in caduta libera, e Andrea Caroppo. Mentre il primo sembra più avvezzo ad alleanze fantasiose, infatti, il secondo è più ortodosso. E non gradirebbe sicuramente veder vincere la cordata Emiliano/Minerva con i voti della Lega che a Nardò conta Cesare Dell'Angelo Custode, Antonio Vaglio e Giuseppe Alemanno.
Il primo cittadino neritino, però, ormai si è bruciato tutte le carte: col centrodestra non può più parlare troppo, i grillini in provincia non esistono... non gli rimane che il Michele di Bari, che non ha mai disdegnato la real politik, le alleanze estremamente trasversali e l'amicizia del sindaco di Nardò.
Quali le conseguenze di un voto "forte" di Nardò a favore di Minerva? Beh, paradossalmente il voto dei melloniani a Minerva e la vittoria di quest'ultimo andrebbero a favorire proprio l'odiato Daniele Piccione, capogruppo Pd e fiero avversario del fronte melloniano. A ben vedere è lui l'uomo di riferimento del Pd a Nardò ed in caso di vittoria di Minerva sarà lui ad entrare, trionfale, in maggioranza. I consiglieri melloniani hanno preso in considerazione questa evenienza?
Di converso una vittoria dell'altro candidato, Gianni Marra, del centrodestra, porterebbe sugli scudi chi, nella maggioranza melloniana, proprio non ce la fa a votare a sinistra per meri calcoli di convenienza.
Pensiamo a Paola Mita, capogruppo di Forza Italia, che della campagna elettorale a favore di Marra è una pasionaria.
In conclusione, Pippi nostro resta di uscire sconfitto chiunque vinca. A meno che non spunti davvero l'assessorato regionale. In conclusione estrema, invece, appare triste che il calcolo possa portare a rinnegare totalmente il proprio credo politico. Ma non c'è da meravigliarsi: le truppe melloniane, sempre per contarsi e fare una cortesia ad Emiliano, erano pronte a votare in massa alle primarie del Pd. Non lo si può dimenticare.
















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