NARDO' - “Ci vuole molto coraggio a votare Lega in qualunque caso” dice una canzone. E ancora una volta, ancora in ambito elettorale, i neritini hanno dimostrato di averne moltissimo. Il partito di Matteo Salvini si ferma a 4024 preferenze (il 34,58 %). Seguono a distanza Movimento Cinque Stelle e il Partito Democratico. Ancora più staccati Forza Italia e Fratelli d’Italia, poi tutti gli altri. Ecco il riepilogo con tutti i numeri e alcuni retroscena.
Su 26.616 aventi diritto, hanno votato solo 11.987 cittadini, ovvero il 45,04 per cento. E su 11.636 preferenze valide ha stravinto la Lega di Matteo Salvini. Oltre 14mila persone sono rimaste a casa.
Amnesia collettiva per decenni di insulti rivolti ai meridionali?
Pare proprio di sì considerato che nel 1999, la Lega Nord si fermò a 21 voti. Nel 2004, arrivò a 23 voti. Nel 2009 a 31 preferenze. Nel 2014, invece, raggiunse i 44 voti. Al di là delle politiche attuate dal ministro Salvini negli ultimi mesi, è bene ricordare che ancora oggi, nel 2019, lo statuto della Lega prevede al primo punto: [LINK] "che ha per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici".
Il flop di Pippi Mellone. Anche il sindaco di Nardò ha cambiato idea sulla Lega Nord. [LINK] In una intervista del 2017 dichiarava: "non ci sentiamo rappresentati dagli slogan e dal modo di fare politica dei Salvini né tantomeno ci siamo mai sentiti rappresentati dai Berlusconi negli anni passati. […] il nostro modo di fare politica sul territorio indubbiamente ci mette agli antipodi della Lega Nord che, peraltro, oggi ha l’ambizione politica di diventare movimento nazionale ma rimane per statuto territoriale e razzista anche nei confronti dei meridionali. Questo noi non lo dimentichiamo".
E invece lo ha dimenticato in fretta grazie all’amicizia sempre più stretta con il senatore Roberto Marti. Il primo flirt alla luce del sole lo abbiamo registrato l'anno scorso. [LINK] Mellone era riuscito a infilare la sua fedelissima assessore Maria Grazia Sodero al secondo posto nel listino plurinominale. Qualcosa, però, non è andata nel verso giusto e dopo decine di manifesti affissi in città la candidatura è stata ritirata.
Per le Europee Pippi Mellone ha schierato la sua maggioranza a sostegno del candidato Massimo Casanova. Solo due consiglieri comunali hanno scelto altri candidati. Giuseppe Alemanno ha sostenuto Andrea Caroppo (sempre della Lega) mentre Antonio Vaglio ha sostenuto Raffaele Fitto di Fratelli d’Italia.
Perché Mellone ha fatto fiasco? Basta fare due conti: tutta la sua maggioranza ha sostenuto Massimo Casanova, riuscendo a ottenere 1552 preferenze. Tutta la maggioranza di Mellone si è spesa per la Lega. Basti pensare che anche Paolo Maccagnano (che, si dice, insieme a Mino Natalizio siano ancora nell'orbita dei partiti del centrosinistra!) ha caldeggiato il voto per la Lega. Pro-Casanova, però, c'erano anche Cesare Dell'Angelo Custode ed il suo numerosissimo gruppo. Se poi si pensa che Casapound ha preso davvero una miseria, significa che Mellone ha chiesto i voti per Casanova anche al suo storico amico Pierpaolo Giuri.
In due soltanto, inoltre, ovvero Giuseppe Alemanno e Michele Muci, ex-consigliere comunale e da sempre in ottimi rapporti con Andrea Caroppo, sono riusciti a guadagnare ben 505 voti per il consigliere regionale salentino-leghista. Persino il gruppo vicino all'assessore Gianpiero Lupo, accreditato del voto alla Antelmi, riesce a portare all'incasso quasi 500 voti.
Allora, in definitiva, quanto valgono davvero Pippi Mellone e la sua sconfinata maggioranza quando chiedono il voto?

















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