NARDO' - L'intervista al vicepresidente del Consiglio comunale, ormai in corsa per un seggio nel Consiglio regionale.
Lei ha deciso di candidarsi alla Regione, si tratta di una competizione estremamente complessa, ma chi glielo fa fare?
La spinta è più di una, l’amore per la nostra Nardò, le promesse disattese da parte di chi dovrebbe difendere a spada tratta il nostro territorio e invece sverna alla Regione nell’indifferenza. La necessità che Nardò venga rappresentata da un neritino e non certo da chi viene a cercare i voti nella nostra città e poi saluta caramente e si va a fare rigorosamente “solo” i fatti suoi. Parlo di ciò che ho visto, e sulla scorta dell’esperienza, le mie non sono certo chiacchiere.
A Bari non voterei e non manderei nessuno che non sia della mia città. Ma le motivazioni sono anche altre. Le tante persone che ogni giorno mi incoraggiano e manifestano il loro sostegno. E chiedono che le cose cambino, d’altra parte le modalità della mia azione politica sono sempre le stesse: all’insegna della concretezza, e della solidarietà.
Che soluzioni pensa di adottare per la nostra Nardò, viste anche le difficoltà del sistema sanitario pugliese?
Il sistema sanitario pugliese assorbe gran parte del Bilancio regionale eppure i viaggi della speranza per andare ad operarsi o a farsi curare altrove, le liste d’attesa e ancora le tante distorsioni che avvelenano il comparto rendono la sanità sempre più lontana dai bisogni degli utenti.
Il caso più emblematico è rappresentato dalla nostra città: declassare l’ospedale San Giuseppe Sambiasi a poliambulatorio come se nulla fosse, eliminando dal nostro nosocomio addirittura il pronto soccorso significa non avere compreso il valore indispensabile di un servizio che nella città più popolosa del territorio dopo Lecce non può assolutamente venir meno. E’ stata una scelta sbagliata e incomprensibile.
E non è un problema di campanilismo, si vadano a vedere le strutture in cui sono stati allocati i pronto soccorso. L’ospedale di Nardò è stato chiuso dopo una costosa ristrutturazione che ne aveva fatto una struttura perfettamente a norma. Il pronto soccorso deve essere riattivato, costi quel che costi. Il diritto alla salute è per tutti e deve essere garantito e non ha nessun colore politico, mentre, purtroppo, si fa strada sempre più una sanità legata alle cifre ed ai risultati che guarda quasi esclusivamente agli equilibri di bilancio ma si scorda delle esigenze della comunità.
Lei è sempre stato molto critico rispetto alla mancata bonifica della discarica di Castellino. Ritiene che la Regione possa intervenire per risolvere definitivamente la faccenda? Se sì in che modo?
Io penso che la discarica di Castellino sia una vera e propria bomba ecologica, ma penso che ad oggi non via sia neppure la “minima” volontà di risolvere il problema. Al di là della inutile propaganda ritengo indispensabile l’esproprio del terreno su cui sorge la discarica dei veleni e l’avvio urgente dei lavori di bonifica. La gente è seriamente preoccupata e assiste sgomenta alle lentezze ed all’inerzia della classe politica che straparla ma non risolve i problemi. Assistiamo alla “caratterizzazione” annunciata ed infinita. L’esproprio potrebbe invece far convogliare su Castellino fondi di provenienza comunitaria e risolvere un annoso problema, scrivendo per davvero la parola fine su questa orrenda faccenda. Questa è la vera priorità. La difesa dell’Ambiente. Che manca.
L’Ambiente presuppone anche degli investimenti, è soddisfatto della gestione del Parco di Porto Selvaggio?
I parchi e le aree marine protette del nostro territorio rappresentano un patrimonio straordinario, che racchiude e custodisce i paesaggi, ed un prezioso ecosistema. A Nardò in 20 anni hanno fatto la loro comparsa “solo” i parcheggi a pagamento, lo scempio di migliaia di inutili paletti di plastica, e lavori rigorosamente di ordinaria manutenzione naturalmente e vistosamente inadeguati.
La gran parte degli alberi sono secchi, ci vorrebbe qualcuno che si occupasse di un puntuale rimboschimento ed i controlli dovrebbero essere garantiti tutto l’anno. Invece l’area protetta resta un tesoro di straordinaria bellezza che non produce alcun ritorno e che necessiterebbe di attenzione e cura ed in attesa perenne di rivalutazione. Perché la sfida di oggi, non è solo nella conservazione della natura, ma anche nella sua valorizzazione. Qual è oggi il valore economico e occupazionale di Porto Selvaggio?
Le politiche di marketing sono assenti, non ho mai visto ad esempio una bando inclusivo rivolto ad operatori in grado di offrire servizi davvero adeguati. Pensiamo che chi vende bibite e gelati li trasporta giù con un rudimentale sistema di carrelli. Siamo nel 2019, ma di che stiamo parlando?
Ci sono altri temi che ha particolarmente a cuore e sui quali si adopererà in consiglio regionale qualora dovesse essere eletto?
I temi sono tutti strettamente legati: lavoro, ambiente, salute, e la tutela del territorio. Occorre mettere su una task force per creare occupazione, le risorse non mancano e la formazione potrebbe essere una leva straordinaria.
La nostra Regione ogni anno registra il saldo negativo dei cervelli in fuga. Ecco, vorrei che le menti migliori restassero in Puglia per dare il loro formidabile contributo di sviluppo. Ritengo indispensabile migliorare il sistema di formazione pubblico e la Regione gestisce risorse importanti. Ma occorre trasparenza e meritocrazia, bisogna premiare il merito ed anche tra gli operatori della formazione occorre chiarezza evidenziando i percorsi virtuosi slegati dalle vecchie logiche clientelari e dalle beghe di palazzo.
Se non si investe con urgenza in ricerca, sviluppo e buona formazione non si metterà mai fine a questa “emorragia”. Negare ai nostri giovani il diritto di trovare lavoro nella loro terra significa pregiudicarne il futuro.
















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