NARDO’ – Emiliano vince ovunque. Anche e soprattutto dove non c’è Pippi Mellone, che doveva essere il “valore aggiunto”. Invece ci sono paesi che hanno la metà degli abitanti di Nardò, dove i votanti sono quasi quanto quelli neritini: a Nardò circa 1200, a Galatone circa 1030. Lì a Galatone la percentuale dei voti ottenuti da Emiliano è schiacciante: il 95%. A Nardò, con tutti i melloniani andati al voto in massa a votare, siamo al 91,5%. Qualcosa non torna. A partire da questa partecipazione ai minimi storici.
Il centrosinistra di Nardò riesce nell’intento di far misurare Mellone. Sembra una strategia curata nei particolari. Nessuno, infatti, ha sospeso le operazioni di voto come accadde nel 2017.
Inoltre non sono andati al voto elettori storici del Pd ma nemmeno i consiglieri comunali, alcuni dei quali non si sono spostati da casa insieme con le proprie famiglie e i propri sostenitori.
Una decisione in parte obbligata dall’elettorato che ha sbarrato le porte alla richiesta di recarsi a votare per queste primarie-farsa, utili solo a legittimare la candidatura di Emiliano.
Mellone, dunque, quanto vale realmente? Su quale forza elettorale sosterrà Giulia Puglia, in predicato d’essere la candidata alla Regione con una lista di Emiliano?
Nella migliore delle ipotesi un migliaio di voti. E, ovviamente, non è così: mica a Galatone sono andati a votare tantissimi elettori di centrodestra come a Nardò.
A Nardò, inoltre, sono sicuramente andati al voto anche i fedelissimi di Emiliano, i suoi estimatori che appartengono al Pd. Ai quali vanno aggiunti quanti hanno espresso un voto per convincimento ideologico. La storica “mozione Emiliano” di Ciccio Russo e di altri esponenti Dem. Che non li contiamo? Non sono almeno 300? Allora i melloniani – che hanno portato al voto anche i moribondi con due euro in mano: famiglie intere di consiglieri, stakeholders e amici degli amici – quanto valgono realmente? Settecento? E con questi numeri Emiliano si mette dentro una lista la Puglia o chi per lei? Meglio un galatonese. Ma non è questo il tema principale del discorso.
Concludiamo: nel 2017, quando Diego Marchese chiuse il seggio delle primarie Pd “inquinate” dal voto della destra, lo stesso Mellone affermò che dalla sua area erano arrivati 1300 voti. Fino a quel momento avevano votato in tutto 1500 persone e si pensava di arrivare a oltre 2500. Ecco che i conti non tornano.
E non tornano soprattutto per Emiliano che dovrebbe iniziare a preoccuparsi seriamente se – come sta sostenendo Mellone nei post fatti in questi momenti ai suoi sostenitori – questi voti per lui provengono veramente quasi tutti dall'area di Mellone.
Dovrebbe chiedersi, invece, dove sono finiti quelli del Pd tradizionale, i voti degli elettori veri del centrosinistra, quelli che hanno sempre votato a sinistra. Se non ci sono ora è certo, Emiliano, di trovarli quando si voterà veramente?
E, in ultimo, gli è convenuto barattare il consenso del “suo” popolo con questi voti “portoghesi”, presi in prestito tanto al chilo, dall’estrema destra e dalla destra? E’ un consenso forzato, innaturale. Che oggi c’è e domani non sappiamo.
Il rischio che corre il presidente? Di perdere questi voti della destra, che non sono suoi per natura, e anche quelli della sinistra, ormai disamorata e sconcertata da questa politica.
Cosa che, del resto, è successa durante queste primarie: la scomparsa, apparente, della sinistra. Che sta solo attendendo il momento giusto per dare una lezione a qualcuno.
















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