NARDO' - Il mio impegno in politica è stato sempre improntato nell’ottica di una passione finalizzata al bene collettivo. Nelle due competizioni elettorali a cui ho partecipato, non mi sono mai accodato a poteri forti, scegliendo di appoggiare un candidato sindaco favorito, ma ho cercato di sostenere il candidato sindaco che desse maggiori garanzie per la città di Nardò.
Anche per l’attuale amministrazione sono rimasto colpito da questo giovane avvocato che, dall’opposizione, sembrava battersi politicamente con entusiasmo e passione. Si proponeva agli elettori, come cambiamento di una politica legata a logiche lottizzatorie di poltrone e di potere, spinta, quindi, verso una valorizzazione di una città, come Nardò, ricca di potenziale inespresso. E’ per questo che, con lealtà e fiducia, ho appoggiato, incondizionatamente, le scelte fatte, senza neanche protestare quando l’unico assessore indicato dalla mia lista civica, Grande Nardò, è stato sostituito per cercare di cooptare gruppi che, in campagna elettorale, avevano scelto schieramenti opposti.
Ma essere leali non significa essere ciechi e, quindi, trascorsi quasi quattro anni dall’inizio del mandato elettorale non si può non tirare un bilancio dell’attività finora svolta. Da tecnico posso dire che i risultati sono scarsi ed insoddisfacenti. All’attivo abbiamo solo una serie di interventi urbanistici, rotatorie e piste ciclabili, che non hanno migliorato la viabilità e, quindi, la qualità della vita dei cittadini. Poi poco altro. Ci si aspettava un cambio di marcia, un vento di innovazione che spingesse Nardò verso traguardi più consoni alle qualità socio-culturali della città, verso la valorizzazione delle risorse turistiche e locali che permettesse il miglioramento dei servizi e la creazione di posti di lavoro. Invece, quasi il nulla. Abbiamo, soltanto, assistito alla gestione monocratica del potere utilizzato ai soli fini di creare consenso e nuovo potere, attraverso proclami e manifesti. Non c’è mai stata una riunione collegiale della maggioranza, un coinvolgimento nelle scelte e nelle strategie da perseguire. Tutto è stato gestito ad imitazione del più bieco totalitarismo.
Ma come ho detto essere leali non significa essere ciechi o dover perdere la propria indipendenza e, quindi, non ragionare più con la propria testa. E’ per questo che ho cominciato a manifestare il mio disagio e la mia insoddisfazione riguardo ad un modo di gestione del bene comune che disattendeva le aspettative riposte. Qualcuno ha pensato che associarmi alla presidenza dell’ASI mi avrebbe tenuto tranquillo. Qualcuno ha pensato che ipotizzando questa possibilità di nomina io mi sarei allineato buono e tranquillo, aspettando fiducioso di diventare presidente dell’ASI, tanto, poi, al momento della concretizzazione avrebbe scoperto l’altra carta e cioè quella dell’incompatibilità ai sensi della legge Severino. Peccato, però, che io quell’incarico non l’ho mai chiesto.
Peccato, che io conosca la legge Severino, per cui qualcuno dovrebbe spiegarmi perché, per il nostro sindaco, sia ostativa nei confronti della mia persona, ma non lo era nei confronti del precedente Presidente ASI che oltre a tale carica rivestiva, come me, il ruolo di consigliere comunale in un altro comune. Poiché, però, non sono stato io a chiedere la presidenza dell’ASI, non sono rimasto sorpreso nel momento in cui è stata nominata una persona particolarmente vicina all’entourage del sindaco, facente parte del suo staff e, come tale, poco suscettibile a deviazioni da percorsi già tracciati e poco incline a sollevare eventuali critiche.
Se avessi voluto consumare una qualche vendetta, non avrei votato due variazioni di bilancio e un bilancio consolidato nei due consigli comunali successivi alla nomina del nuovo Presidente Asi, mentre ho continuato e continuo ad appoggiare l’attuale giunta, sperando che il sindaco si interessi maggiormente ai bisogni della città piuttosto che a consolidare il proprio potere personale.
Per questo, infine, mi amareggia sentire commenti denigratori che criticano, in maniera molto simile allo sciacallaggio, la mia partecipazione alla commissione consiliare controllo e garanzia proprio il giorno del decesso di un dipendente comunale. Fermo restando che i lavori della commissione sono finalizzati proprio al controllo delle attività della gestione pubblica, io trovo che il modo migliore per onorare la memoria di un dipendente comunale, che ha svolto i compiti affidatigli con elevato spirito di servizio, sia quello di lavorare ancora più alacremente e non quello di fare una giornata di vacanza rimandando i propri doveri.
Ora, chi ha avuto la bontà di leggere queste mie considerazioni, potrà pensare, queste sono solo parole. Potrebbe essere vero, se non fosse che, in linea di massima, gli stessi concetti sono stati espressi anche dal consigliere comunale di Galatina, Alessio Prastano che in questi giorni ha lasciato il movimento Andare Oltre. Un indizio è un indizio, ma due indizi sono quasi una prova.
Paolo Arturo Maccagnano
















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