NARDO' - Nell’anno della pandemia, l’intero settore della Giustizia ha sofferto e manifestato ancor più i limiti di un’organizzazione che necessita di profonde riforme strutturali. L’avvocatura, in particolare nel settore civile, è stata messa alla prova con la nuova modalità della trattazione scritta e con i relativi nuovi protocolli.
Sì è forse trattato di fare di necessità virtù, ma lo strumento processuale della trattazione scritta, in alcuni casi abusato, non solo ha moltiplicato gli adempimenti formali ed i termini decadenziali nel processo civile (con ulteriore burocratizzazione del contraddittorio), ma di fatto ha limitato ogni confronto immediato ed orale con parte avversaria e confronto immediato col giudicante. Ci si augura che si possa presto tornare in aula in modo compiuto per discutere, in presenza del Giudice, di eccezioni, di ammissibilità delle richieste o discutere il giudizio oralmente. In particolar modo si auspica che l’avvocatura possa ritornare ad essere al centro del processo, in modo immediato, presente, determinato per rappresentare le istanze del cittadino ed esercitare il diritto di difesa nel modo più lineare possibile.
L’anno appena trascorso è stato segnato da eventi che hanno fatto perdere la fiducia nella Giustizia da parte del cittadino. Il “caso Palamara”, ma anche altri fatti di cronaca giudiziaria in Puglia che hanno visto coinvolti magistrati ed avvocati, devono necessariamente condurre ad una seria riflessione. Ci si deve interrogare se il mondo della Giustizia possa permettersi ancora questi coinvolgimenti nelle pagine della cronaca giudiziaria. Possiamo interrogarci sui rimedi di sistema, per prevenire alcuni spettacoli indegni. Non vi è dubbio che la maggioranza dei Magistrati e degli Avvocati è costituita da egregi professionisti corretti, preparati ed onesti, ma proprio questa maggioranza deve interrogarsi sui possibili rimedi alla sempre più crescente sfiducia del cittadino nella Giustizia. La mancanza di fiducia non è solo un sentimento negativo, ma spesso si tramuta in giustizia negata. Quanti cittadini evitano di accedere al sistema Giustizia soffocando il proprio diritto ed in alcuni casi i propri diritti fondamentali?
A tal proposito non si può nemmeno sottacere l’elevato costo di accesso alla Giustizia civile, nè si possono sottacere ancora i lunghi tempi per ottenere una sentenza. Ancora oggi è un’illusione la riduzione dei tempi del processo civile grazie al processo civile telematico. Occorre recuperare in fretta tanta credibilità, occorre recuperare la certezza che il Giudice non possa essere mai sospettato di non essere distaccato direttamente o indirettamente dalle parti in causa. Non si può sottacere il duraturo fermento che c’è nella magistratura onoraria, che da tempo rivendica diritti a tutela del proprio lavoro.
Occorre finalmente una seria riforma che ponga fine ad un ambiguità di ruoli e di diritti o diritti negati, perché questo stato di cose oltre a ledere le giuste rivendicazioni del magistrati onorari, mina l’immagine della credibilità della Giustizia agli occhi di colui che accede al servizio Giustizia. Terzierà ed indipendenza del Giudice ed indipendenza dell’Avvocatura siano i cardini delle riforme che verranno, ma non si dimentichi mai che il sistema Giustizia è preordinato alla tutela dei diritti del cittadino e non può permettersi di essere autoreferenziale.
















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