NARDO' - Caro direttore...
quello che segue non lo legga come un proclama rivoluzionario d'altri tempi, ma dopo la formazione del governo Draghi andiamo incontro ad una involuzione sociale e politica e credo sia urgente organizzare la mobilitazione sociale, esprimere un'opposizione politica nel rispetto della democrazia.
Chi ha a cuore le sorti di questa nazione, deve contribuire ad organizzare i lavoratori, i disoccupati, le classi sociali meno abbienti, gli strati delle popolazioni disagiate che stanno soffrendo la crisi pandemica.
Non si può sperare in un “messia” o uomo della provvidenza. Non si può pensare che gli uomini della banca d’Italia e della Bce possano salvarci e risanare le nostre economie familiari con vecchie ricette economiche neo-liberiste, già note, tragicamente esperimentate in questo paese.
In più, con l'entrata in scena di un personaggio come Draghi, ci saranno delle inevitabili ripercussioni anche a livello locale.
Caro direttore, devo fare una breve premessa.
Avevo provato simpatia, ed ammirazione, per il movimento 5 stelle perché parlavano e praticavano la lotta al sistema dei partiti, erano contro il vecchio ceto politico che aveva costituito una casta chiusa, distante dai problemi della gente.
Il pd, forza Italia, la lega gli ex dc, avevano costruito privilegi ed agiatezze ad hoc, come nelle dinastie monarchiche.
Con il movimento 5 stelle milioni di cittadini avevano riacquistato fiducia e speranza nella Politica, con la P maiuscola. La gente vedeva in loro un partito come è stato, per decenni, il Partito Comunista Italiano con i dovuti distinguo.
Un soggetto politico a cui affidarsi per grandi aspettative, per quello che proclamavano. Erano sulla giusta strada, lo si capiva da come erano odiati dai media padronali e i grandi gruppi industriali.
Grillo poteva rappresentare, anche se sui generis, un leader che avrebbe potuto traghettare questo paese verso una transizione democratica, di rinascita credibile per un vero governo del popolo. Così come è sancito nella nostra Costituzione Repubblicana.
Oggi, a distanza di quasi tre anni dalla vittoria alle elezioni politiche, i 5 stelle hanno sconfessato e abiurato tutto delle loro battaglie originarie.
Basta vedere la foto del ministro Di Maio, affianco a Gelmini, Brunetta e Carfagna.
Si sono integrati in modo compatibile con il sistema, sostituiti alla casta.
Usufruiscono anch’essi dei privilegi, che avevano denunciato in parlamento e nelle piazze.
Ricordo la Taverna, soprannominata la leonessa, Di Battista nel comizio davanti la casa di Berlusconi ad Arcore che legge la sentenza di condanna a dell’Utri.
Per di più, in questa legislatura, hanno governato con tutti i partiti che ripudiavano.
Del resto gli esponenti 5 stelle alla regione Puglia lo avevano già anticipato, qualche mese fa. Accettando la vice-presidenza e un assessorato offerti su un piatto d’argento da Michele Emiliano. Un presidente prima odiato e adesso amatissimo.
Tanto da fare scelte “in comune” sulle future candidature locali?
Ai 5 stelle gli rimaneva l'esperienza governativa con forza Italia.
La trattativa -farsa- che Grillo, in persona, ha condotto con Draghi è spudoratamente sotto i nostri occhi:
Grillo è andato in giro per il mondo a fare campagna, nei teatri e sul web, contro il sistema bancario corrotto. Dava addosso all’Europa dei banchieri e dell’alta finanza.
Denunciava i guasti di quel sistema e come le politiche di austerità, sostenute da Draghi, avessero impoverito, ancora di più, gli strati sociali più bisognosi della popolazione.
Grillo si è trovato di fronte Mario Draghi, l'esponente in auge della politica finanziaria e monetaria neo-liberista, a livello europeo, il premier incaricato di formare un nuovo governo (che non potrà che essere di chiara espressione confindustriale) e di colpo è stato ben disposto a governare anche con quest’ultimo. Ben sapendo chi è Draghi e che non gli avrebbe mai concesso nulla.
Con la scusa di un super ministero “green” di transizione ecologica, che in Francia ha fallito già da due anni, hanno cercato di far ingoiare di tutto. Voglio proprio vedere se Draghi riuscirà a chiudere l’ex Ilva, bloccare le industrie che da decenni inquinano e avvelenano la salute dei nostri figli e nipoti.
È stucchevole tutto questo, per coloro che avevano creduto in Grillo e nei 5 stelle.
Il voto degli iscritti sulla piattaforma Rousseau ha certificato la vittoria del Sì al governo Draghi. Un sì che è una cambiale in bianco ad un banchiere, per un programma che non sta ancora neanche sulla carta, perché nessuno ha visto e letto. Se non i manager della Banca d’Italia. Infatti è con loro che il premier, per primo, ha trattato sulla lista dei ministri del nuovo governo.
Un voto che i dirigenti 5 stelle in un primo tempo avevano cercato di rinviare, per paura di una vittoria dei No.
Poi hanno studiato lo stratagemma, con una formula capziosa di una domanda, posta agli iscritti su Rousseau, che era quasi scontato rispondere di Sì.
Il video di Grillo, sotto forma di “verbo”, in poche ore, ha fatto il giro del web ed è diventato virale.
Alla fine è prevalsa anche nei 5 stelle l’interesse ad “abbracciare” il vecchio liberismo padronale. Ingoiare anche quei forzitalioti indigeribili e partecipare così alla spartizione della grande torta. Come ai tempi dei governi pentapartito.
Vorrà dire che mi siederò, ancora una volta, “dalla parte del torto” come diceva Berthold Brecht e cercherò, a modo mio, di contribuire a costruire l'opposizione sociale e politica perché i lavoratori e i disoccupati in questo paese oggi non hanno rappresentanza parlamentare.
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente
















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