NARDO' - Mario Nanni, illustre concittadino e notista politico di livello internazionale, regala i lettori della portella del cuore le sue riflessioni su Draghi, Letta, il 5Stelle, Renzi e... la Dad.
Taccuino politico, di Mario Nanni – Draghi, Letta, i 5 Stelle, Renzi, la Dad
I miei ‘’venticinque lettori’’ si fanno varie domande: Draghi ce la fa? Il Pd a guida Letta si salva? I 5 stelle usciranno dal loro letargo con una linea e con un nuovo capo? Renzi ‘’ il guastafeste’’ si riposa? E la didattica a distanza? E i bambini chiusi in casa a cimentarsi con strumenti nuovi per poter dialogare con la maestra? E così continuando.
Non sono certo la sibilla cumana, cerco soltanto di capirci qualcosa in questo guazzabuglio che è la politica italiana, la situazione del Paese, i sentimenti di una opinione pubblica disorientata e smarrita, come si deduce dai sondaggi, dalle lettere ai giornali, e dagli stessi comportamenti, talora oscillanti tra una prudenza forse eccessiva e lo sbracamento del fine settimana, quando a frotte la gente si accalca nelle marine, davanti ai bar, ai pub. Nonostante anche la zona rossa, declinata nelle sue varie tonalità di colore, rosso scuro, rosso rafforzato ecc.
Draghi è al lavoro da poco più di un mese
Ma già spuntano i delusi, gli scontenti, gli incontentabili. Sarà anche supermario, un drago, nomen omen, ma non vorrei che lo si fosse scambiato per taumaturgo: è vero che, come il campo attorno alla torre di Pisa, l’Italia è un paese di miracoli, nel senso che per andare avanti ogni tanto necessita di prodigi, di salvatori della patria, di cincinnati che ritornano. E già questa è una anomalia che denuncia la debolezza strutturale, storica dell’Italia. Un paese di cui, secondo una frase attribuita al ‘’duce’’, si dovrebbe dire in certi momenti di sconforto che governarlo non è impossibile, non è difficile: è inutile.
E tuttavia, Draghi non può fare miracoli. Ma ha già mostrato un cambio di marcia, un nuovo metodo di semina, non promette pesce da mangiare ma canne da pesca per pescare. Ha già detto frasi inequivoche: il 2021 è un anno in cui i soldi non si chiedono ( ai cittadini NdR) ma si danno. Ha già dato alla politica e al modo di governare uno stile, una sobrietà, una misura, tipica di chi chiacchiera poco e cerca di fare. Una sobrietà che peraltro, in un Paese a cui andrebbe applicata a pennello la filosofia di un apologo cinese ‘’ il padre il figlio e l’asino’’ ( in due parole: come la fai la sbagli),è stata già rimproverata.
Anche sulle vaccinazioni cominciano le prime critiche da parte di chi lo mette in raffronto con Conte e conclude che non è cambiato granché. Eppure il presidente del Consiglio, che si è dovuto muovere in una situazione europea confusa, dove Macron pensa alle prossime presidenziali e Merkel alla sua imminente uscita di scena, ha mostrato anche la faccia feroce, con buona pace dei sovranisti: ‘’Se l’Europa non ce la fa, ( a risolvere il rebus dei rifornimenti dei vaccini) l’Italia farà da sola’’. E non è stato un gesto da poco l’annuncio di Draghi di volersi vaccinare con Astrazeneca, finita nel tiro incrociato di una campagna denigratoria e allarmistica, su cui aleggia anche il sospetto che tutto ciò sia dovuto anche al basso costo di questo vaccino. Si è vaccinato anche mio figlio, ha detto, con ciò gettando molta acqua per spegnere le fiamme di un incendio che si stava propagando fino a indurre pericolosamente i cittadini a temere di farsi vaccinare ( con qualunque vaccino).
IL PD del Cincinnato Letta
Strano destino quello del Pd, i cui segretari – non è la prima volta – abbandonano di colpo la nave neanche fossero il comandante Schettino. L’ultimo abbandono, quello di Zingaretti, ha avuto anche una motivazione clamorosa e in fondo autolesionistica: Mi vergogno di un partito che, mentre infuria la pandemia, pensa alle poltrone. Frase tormentata, da rispettare, non c’è dubbio, ma anche pericolosa perché esponeva Zingaretti all’accusa di essersene accorto troppo tardi e di aver avallato certe pratiche di partito e di governo. E consegnava di fatto su un piatto d’argento questa invettiva all’opposizione che avrà lo spunto per le prossime elezioni politiche di farne un manifesto con la citazione della frase zingarettiana. Frase comunque inusuale, e di nuovo pericolosa, perché lo espone all’accusa di chi potrebbe invitarlo a vergognarsi anzitutto di se stesso. E non sarebbe generoso verso il segretario del Pd.
L’arrivo di Letta, il Cincinnato di Parigi, è apparso come una carta disperata che i maggiorenti del Pd hanno forse subito, ma alla fine accettato, pensando di imbrigliare il nuovo segretario. Ma Enrico Letta non è lo stesso di sette anni fa. Nel 2014 Renzi ebbe facile gioco a sbarazzarsene perché il governo lettiano non brillava di spirito di iniziativa, e nelle parole dei malevoli Enrico Letta sembrava quello che a Roma chiamano un ‘’morto di sonno’’ , senza grinta e attributi. Invece li mostrò durante la ormai famosa cerimonia della consegna, a Palazzo Chigi, della campanella: il giovane Letta la passò nelle mani del successore (il Renzi dell’’’Enrico stai sereno’’)senza guardarlo in faccia.
E’ un Letta cambiato quello che ha varcato la soglia del Nazareno ( sede del Pd). Come tutti i reduci, hanno già in partenza un certo alone carismatico di provenienza, è stato accolto con una larga messe di suffragi. Non voglio l’unanimità, aveva detto, consapevole che il voto unanime spesso è una mistica mascheratura dei serpenti sotto le foglie.
Grinta, idee chiare e slogan: questo il cocktail con cui Letta spera di rianimare un partito obiettivamente inerte, che la politica di Zingaretti aveva portato ad assumere un ruolo quasi ancillare rispetto al movimento 5 stelle, in barba alla diversità del Pd rispetto ai grillini, e dicendo addio alla linea della cosiddetta vocazione maggioritaria del partito, cioè la linea di puntare a essere la forza politica trainante del Paese.
Letta ha preso in mano il Pd quando i sondaggi certificavano una discesa del partito agli inferi ( 14 per cento) nel caso che Conte avesse preso la guida dei Cinque stelle. Ora i sondaggi sembrano registrare un recupero. Ma non è questione di un punto –due in più o in meno. Non è chiaro come Letta intenda rianimare, riformare, rifondare – vanno bene tutti i verbi che cominciano con ri- - un partito senz’anima. Lasciando da parte la definizione impietosa che ne diede D’Alema – un ‘’amalgama mal riuscito’’ tra la sinistra dc e gli ex comunisti – è sotto gli occhi di tutti che il Pd è allo stato delle cose un partito sbilanciato sulla prevalenza della componente ex dc che ne ha preso il sopravvento oscurando ed emarginando l’anima socialista dell’altra componente politica. Mentre invece in Italia c’è la necessità, politica e storica, di un forte partito socialista, libertario, e del lavoro.
Letta ha davanti a sé una impresa titanica, che è quella di trasformare una federazione di correnti legate al potere in una formazione politica che elabori un progetto di società, ispirato alle riforme, al lavoro, ai giovani, alle donne, a un ceto medio stremato e impoverito dalle conseguenze del cambio lira/euro, alle nuove fasce di povertà. Ha lanciato uno slogan suggestivo: l’anima e il cacciavite. Servono tutte e due, ha detto; da sola l’anima non basta; l’anima soltanto, aggiungiamo noi, ce l’hanno profeti disarmati; e come ci ricorda Machiavelli, ‘’ i profeti disarmati ruinorno’’ ( fecero una brutta fine); ma anche il cacciavite da solo non è sufficiente, se non si sa che cosa dovrebbe aggiustare.
Ma, appunto, mentre l’anima fa pensare a spinte ideali, grandi progetti, il cacciavite dà l’idea, molto più modesta, della manutenzione, degli aggiustamenti. Mentre l’Italia è un Paese che ha bisogno non di riparazioni ma di riforme di struttura di lungo respiro.
Aggiungiamo sul nuovo corso del nuovo Letta due osservazioni. La volontà espressa di voler dialogare con tutti. Anche con l’arcinemico Renzi? Sissignore, anche con Renzi. Con ciò ha mostrato un apprezzabile realismo politico: la politica non si fa con i sentimenti, ammoniva Pietro Nenni, figuriamoci con i risentimenti. E d’altra parte un Fanfani che nel 1958 fu disarcionato in un solo colpo da tre poltrone ( presidente del Consiglio, ministro degli Esteri e segretario della Dc), e tornò ‘’ai suoi libri e ai suoi quadri’’, dopo pochi mesi ricominciò dialogare con tutti nel partito, con Moro e anche con i dorotei che l’avevano fatto fuori.
Letta è tornato come un nuovo Conte di Montecristo camuffato, pronto a ripagare i suoi avversari di un tempo?. La grinta e la durezza, notate da chi l’ha incontrato al suo ritorno da Parigi, lo farebbero ipotizzare. Ma non si possono fare processi alle intenzioni.. Di certo, hanno fatto alzare un po’ il sopracciglio certe priorità che ha indicato, o perlomeno certe battaglie che ha annunciato per prime: la legge sullo jus soli, e il voto ai sedicenni. Con tutto il rispetto, in questo Paese ora le urgenze sono altre.
I cinque stelle alla ricerca di una linea. Il movimento di Grillo è in pieno travaglio ( non è una battuta allusiva al direttore del ‘’Fatto quotidiano’’). Questa ricerca di linea politica ma soprattutto di un leader va rispettata e seguita con attenzione. Si tratta di un movimento che, per alcune sue caratteristiche, non ha uguali nel panorama politico europeo: ha una guida morale che fa l’attore, non sta in Parlamento, ogni tanto si eclissa, e come i pompieri accorre in caso di incendio. Ma la guida politica qual è? Sempre la guida morale, che lanciò lo slogan ‘’ uno vale uno’’, ma forse alludeva a se stesso, che dall’inizio è stato il ‘’numero uno ‘’ e tale è rimasto. In questa ambiguità si annida anche la debolezza politica di un movimento che, anche per il suo ruolo di primo partito in Parlamento, avrebbe bisogno di una guida più certa, più continua e riconosciuta all’esterno. L’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte sembra il leader designato a portare il movimento verso la terra promessa di una politica stabile e innovativa. Lo lasceranno fare? Oppure la pentola a pressione quale sembra spesso i Cinque stelle bollirà fino a invocare ancora una volta l’intervento di Grillo, mentre la guida è Conte?
Renzi e la ‘’primavera delle idee’’
Mentre Letta annuncia di voler parlare con tutti, anche con Renzi, il leader di ‘’Italia viva’’ cerca di incalzare il Pd, sfidandolo a scegliere: siete con i Cinque stelle o con le altre forze di centro sinistra? Il senatore fiorentino, all’assemblea di fine settimana, ha lanciato uno slogan, esercizio in cui mostra molta fantasia: ‘’la primavera delle idee’’. Un appello a formulare idee e progetti, dal 21 marzo al 21 giugno, quando comincerà l’estate. Un satirico impietoso ha commentato: ha lanciato la primavera delle idee’’ dopo ‘’ l’inverno delle cazzate’’ ( allusione alla mossa di abbattere il governo Conte). Ma Renzi va avanti per la sua strada, non gli difetta certo la perseveranza, che , come si sa, è una virtù neutra: è il tipo di causa per cui si persevera che dà il giudizio di valore.
Didattica a distanza
Dopo la perdita della vita, del lavoro, della libertà di movimento, è la perdita di frequenza della scuola, soprattutto da parte dei bambini della scuola elementare, la cosa più grave di questa pandemia. Di colpo bambini di 6-10 anni sono dovuti crescere e adeguarsi in modo anche innaturale ( ma natura non facit saltus), con il fenomeno della didattica a distanza. Ho domandato a una mia nipotina di sei anni, dispiaciuta, come tanti bambini, perché non può andare dalla sua maestra: Come fai con la didattica a distanza? Mamma mi ha comprato un tablet. E poi? Lo accendo, la maestra mi manda un link (testuale! NdR), poi clicco, e se voglio fare una domanda alla maestra premo il tasto: alza la mano. Ma io preferisco alzare la mano davvero, così sono sicura che mi vede.
Fa riflettere questo episodio: c’è l’aspetto positivo di una crescita tecnologica delle menti di bambini così piccoli. Ma anche la pena di vederli abituarsi a modalità che sono l’opposto di un rapporto affettivo reale.
















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