NARDO' - Si sente ancora l'ago della bilancia, come ai tempi d'oro. Ma solo con l'intervento di diversi consiglieri regionali e pesi massimi del partito a livello provinciale (cosa che si sta verificando) può riprendere un ruolo di leader che sembra perduto. Ecco una ricostruzione fatta per step.
1. DUE SETTIMANE FA CIRCA: Si svolge un summit importante alla presenza di Michele Emiliano, il suo capo di gabinetto, il vicepresidente Cristian Casili. All'incontro sarebbero presenti anche il consigliere regionale Donato Metallo, che ultimamente dimostra un grande interesse politico su Nardò, e una quinta persona che vede di buon occhio, anzi ottimo, la candidatura di Carlo Falangone in città. La riunione verte proprio sulle prossime elezioni neritine e ben presto, però, prende una piega strana perché pare più un tavolo organizzativo per far vincere nuovamente Pippi Mellone. Qualcuno, infatti, si alza e se ne va.
2. CONCLUSIONE INTERMEDIA: A livello di presidenza regionale la strategia, fino a quel momento, è sicuramente quella di far vincere Mellone ed Emiliano (e il suo capo di gabinetto) non ha mai fatto mistero di avere una predilezione per il sindaco neritino di estrema destra.
Fino al punto 1., dunque, lo schema sembra quello classico già utilizzato a Copertino: un candidato rivoluzionario simil-Mellone (De Giorgi) ed un candidato dall'immagine molto spendibile (Sangiorgi), sostenuto da Michele Emiliano e in grado di spaccare il fronte progressista rappresentato da Sandrina Schito. Secondo i vertici regionale, infatti, questo schema consente di far eleggere comunque un sindaco gradito. Peccato che a Copertino la strategia non abbia funzionato con un ballottaggio che ha premiato la Schito. Ma questa è un'altra storia.
Torniamo a Nardò dove le cose, al momento, vanno sicuramente meglio: Mellone galoppa su almeno un agile 60%, il candidato progressista non c'è (il simil-Schito è stato devastato da anime ondivaghe interne al Pd che hanno preso il comando delle trattative per colpa di una segreteria molto debole), il ruolo di Sangiorgi lo avrebbe assunto Falangone. Ma la presenza nella sua cabina di regia di Casili ci fa propendere per una strategia "emilianista" finalizzata solo a non disturbare Mellone.
3. EVOLUZIONE INATTESA: Da qualche giorno diversi esponenti del Pd e del campo progressista si stanno dedicando molto alla causa neritina. Si parla dell'assessore regionale Sebastiano Leo, del sindaco di Trepuzzi Giuseppe Taurino, di Ernesto Abaterusso e, soprattutto, di Donato Metallo. Per tutti è diventato imperativo portare il Pd in dote a Falangone.
La candidatura in solitaria di Stefania Ronzino di Nbc pare aver accelerato questo processo che potrebbe concludersi in quste ore.
Metallo, solo pochi giorni fa, si è incontrato nuovamente con Lorenzo Siciliano con un unico obiettivo: la candidatura del giovane consigliere comunale in una lista di Falangone. Attenzione: abbiamo scritto "in una lista", non necessariamente nel Pd. O, meglio: Metallo vorrebbe ricostruire il Pd sin dalle sue fondamenta e partendo dai giovani. Ma non appare impresa facile.
4. LE SPINE... SPINOSE: Uno dei grandi registi della campagna elettorale, Giovanni Siciliano, sa che in questo scenario sarebbe pericolosissimo far candidare il giovane Lorenzo in una lista Pd nella quale ritrovare il fortissimo consigliere provinciale Daniele Piccione. Siciliano jr. potrebbe capitolare. Ecco perché la lista del Pd, al momento, esiste solo sulla carta e l'adesione al progetto di Falangone sarebbe, al momento, un'operazione di facciata. Siciliano e Piccione, infatti, potrebbero non essere compatibili nella stessa lista ed uno dei due dovrebbe prendere la strada di una civica.
Ma i più giovani esponenti della coalizione di Falangone si sono già scartati chiari: "da noi si fanno accordi politici. Se si chiude non si chiude con le singole persone ma con la Lista del Pd che deve schierare i suoi uomini migliori". Uno scenario che, come già spiegato, sta preoccupando i pesi massimi che non vorrebbero ritrovarsi entrambi nella stessa lista e in una coalizione (quella di Falangone) che si dovrà giocare l'accesso al ballottaggio, se ci sarà, con Mino Frasca. Il rischio, insomma, è che uno tra Siciliano jr. e Piccione resti a casa.
5. CONCLUSIONE: A livello regionale, dunque, ora in molti spingono per spostare l'asse del centrosinistra su Falangone. Persino Riccardo Leuzzi, saggio componente d'area, sarebbe stato interpellato nel tentativo di incardinare Falangone quale alfiere del centrosinistra.
Ma, c'è da chiedersi, perché tutta questa foga improvvisa? Si tratta sempre di Emiliano che gestisce i giochi perché la posizione di Mellone (coinvolto in alcuni procedimenti giudiziari) potrebbe improvvisamente collassare? Si tratta di un tentativo di cambiare cavallo e portare sulla poltrona di primo cittadino Carlo Falangone che resterebbe "amico" della giunta regionale ma sarebbe più gradito di Mellone ad una moltitudine di consiglieri regionali desiderosi, per altro, di crearsi il proprio giardinetto di consenso a Nardò?
Non lo sappiamo ancora. Ma sarà possibile scoprirlo presto dalle mosse del pentastellato Casili che potrebbe non gradire di annacquare la propria posizione di "padrino" della coalizione di Falangone con l'ingresso ufficiale del Pd.
LE SCHEGGE IMPAZZITE. CHE POI TANTO PAZZE NON SEMBRANO: Anche nel Pd c'è chi si è accorto dei tentativi di demolire il partito per scopi leciti ma troppo personali.
Gianni Pellegrino, vox clamantis in deserto, continua a spiegare che servirebbe una candidatura interna ed identitaria per ritrovare deignità. Un altro componente dem, Giovanni Portorico, sta girando Nardò nel tentativo di spiegare che una candidatura "unificante" potrebbe sortire l'effetto di far ritirare contemporaneamente Falangone, Ronzino e creare problemi anche a qualche altro candidato già in campo. Il nome di Portorico è quello dell'ex sindaco Marcello Risi.
Insomma, carne a cuocere ce n'è veramente tanta e la soluzione del "problema Pd" non pare essere dietro l'angolo. Ma questa impasse viene da lontano, attenzione. Non è una situazione che si sta verificando nelle ultime ore. I numerosi tentativi di individuare un candidato sindaco sono sembrate, fino ad ora, solo strategie strumentali a perdere tempo. Tanto tempo.
Fateci caso: Barbetta, Falangone I, Petraroli, Donadei. Su ogni step si è perso almeno uin mese. E poi c'è la storia, che nessuno conosce, della dirigente scolastica.
Era una candidatura molto promettente. La persona, scomodata ed interpellata, aveva già detto di sì ad una ristretta rapprentanza politica che era andata a trovarla. Poteva candidarsi.
Ma poi non è stata più chiamata, convocata, incontrata. Semplicemente è stata lasciata "cadere la cosa".
Tutti indizi che l'area che "si presenta come Pd" non ha, al momento, una leadership che vuole il bene del partito e dell'area ma tende a salvaguardare un interesse ed un risultato personale.
Un meccanismo perverso che va smontato e disinnescato, anche in nome di grandi sacrifici, se si vuole ricostruire il campo progressista dalle fondamenta.
















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