NARDO' - La storia è avvicente ed ha contribuito ad offuscare la popolarità di Risi e della sua maggioranza. Ma ecco com'è finita. E bisogna meditare su epiloghi come questo perché il tempo si sta rivelando troppo spesso galantuomo.
Il 17 maggio scorso è diventata definitiva una sentenza della Corte dei Conti di Bari (presidente Francesco Paolo Romanelli) perché non impugnata nei termini di legge. Si è dunque arresa l’Amministrazione comunale di Nardò, rappresentata dal sindaco pro tempore Pippi Mellone. Era stato proprio l’attuale primo cittadino, all’epoca all’opposizione insieme al suo odierno vicesindaco Oronzo Capoti, a denunciare in toto la maggioranza del sindaco dell’epoca Marcello Risi per diverse illegittimità, tra le quali lo sforamento del patto di stabilità del 2012.
Ora, però, dopo una battaglia legale durata sei anni, sarà l’Amministrazione di Mellone a dover pagare il conto perché Risi l’ha spuntata: il suo operato e quello dell’apparto burocratico furono corretti. Ed ora l’ex presenta il conto delle spese legali che ammontano, per ora, a quasi 14mila euro.
Riavvolgiamo il nastro: tutto inizia quando Mellone e Capoti, nel 2014 all’opposizione, denunciano le presunte irregolarità nel bilancio.
Le proposte di sanzione nei confronti di Risi e dei suoi consiglieri diventarono oggetto di un aspro attacco politico quando, sui manifesti del gruppo politico “Andare Oltre”, i vecchi amministratori vennero messi alla gogna (con conseguente linciaggio mediatico) perché avrebbero dovuto rimborsare 80mila euro così divisi: Risi circa 24mila euro; i consiglieri Pierpaolo Losavio, Salvatore Calabrese, Antonio Tiene, Rocco Luci, Daniele Piccione, Gianni Gaballo, Daniele Parisi, Antonio Cavallo, Daniele Parisi, Antonio Cavallo, Roberto My, Sergio Vaglio, Andrea Frassanito, Michele Muci e Maria Antonietta Coppola somme oscillanti da 750 a 2700 euro; i dirigenti Maria Josè Castrignanò 8200 euro e Giuseppe Leopizzi 17mila euro.
Un primo pronunciamento arriva il 26 aprile 2018 ed esclude le responsabilità per gli ex amministratori e condanna pure l’ente, a causa dell’esposto di Mellone e Capoti, a pagare i danni.
Dopo la sentenza di primo grado sempre l’Amministrazione guidata da Mellone, ormai diventato sindaco, persevera e avvia il giudizio di appello innanzi alla Corte dei Conti sezione giurisdizionale della Puglia.
Ma i magistrati contabili della sezione giurisdizionale per la Regione Puglia con la sentenza oggi diventata definitiva assolvono Risi ed i suoi con formula piena per mancanza dell’elemento oggettivo, il “presunto” (per gli accusatori) sforamento del patto di stabilità 2012. Il Comune di Nardò (tutti i cittadini, purtoppo) dovranno pagare le spese legali per oltre 13mila e 500 euro.
Non siamo in grado di dire, al momento, quanto è costata la costituzione in primo grado ed in appello da parte del Comune.
Tutto denaro pubblico che, a questo punto, poteva essere tranquillamente risparmiato. Ma nulla di nuovo sotto il sole perché non è la prima volta che la gestione Mellone mette in piedi cause... spericolate.
Risi ringrazia i legali che, “con grande dedizione” hanno lavorato al caso: la professoressa Gabriella De Giorgi, gli avvocati Germano Scarafiocca, Giuseppe Bonsegna, Andrea Frassanito. «Non ho mai avuto alcun dubbio perché la verità viene sempre a galla. E sommerge le bugie e le cattiverie. Oggi raccogliamo una grande soddisfazione – commenta Marcello Risi - che mette ancora una volta a nudo le falsità raccontate da Mellone e Capoti quando, dall’opposizione, cercavano consensi in questo modo».
















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