NARDO' - Ci siamo. In questi minuti il Partito Democratico decide le modalità per aderire al progetto politico del Movimento 5 Stelle.
Quello che non si aspettava nessuno sta avvenendo. Il Pd abbandona la ventilata ipotesi di una scelta "interna ed identitaria" caldeggiata qualche giorno fa a favore di una candidatura di Maurizio Leuzzi o Gianni Pellegrino. E "sposa" una scelta altrui, di quel partito che a livello nazionale fa tandem con i Dem: i pentastellati del vicepresidente regionale Cristian Casili.
Nella sede del Pd di corso Galliano, in questo momento, urla e litigi che si sentono fino in strada. La presenza del segretario provinciale Ippazio Morciano ha, evidentemente, incendiato le polveri. Pare che il delegato nazionale Gianni Pellegrino abbia lasciato molto polemicamente la seduta alla quale ci sarebbero anche la commssaria Anna Rita Perrone e il sub commissario Pinuccio Felline.
Ciò significa una cosa sola: entro poche ore il partito esprimerà la sua preferenza per affiancare la candidatura a sindaco di Carlo Falangone.
Che cosa può succedere immediatamente dopo?
Due le strade: o il Pd, fortemente frammentato, non sarà in grado di fare la lista. Anche perché a formarla (e non ci pensano proprio, per non perdere voti) dovrebbero essere i consiglieri comunali Lorenzo Siciliano e Daniele Piccione. In tale ipotesi i due troverebbero ospitalità nelle liste di Falangone. Forse Siciliano in quella dei giovani e Piccione nei progressisti. Ma i musi, tra i "falangoniani", sono lunghi.
Ma proprio il candidato sindaco potrebbe "ingoiare" il rospo. Siciliano Sr., infatti, potrebbe garantire a Falangone il suo appoggio e quello di parte del Pd in vista delle prossime elezioni per il Consiglio regionale. A quel punto Falangone potrebbe dimettersi da consigliere comunale come ha già fatto Marcello Risi (il sindaco, anche perdente, viene eletto) e lasciare spazio al primo dei non eletti. Una promessa che terrebbe "placida" la coalizione.
La seconda ipotesi è che il Pd, seppure falcidiato dalle defezioni ed in forte ritardo, riesca a fare la lista. In tal caso si candiderebbe nella stessa il solo Lorenzo Siciliano mentre per Piccione si dovrebbe cercare una sistemazione adeguata. Insomma, la coalizione di Falangone vista come "autobus" per garantire la protezione e la rielezione, se tutto va bene ed in caso di sconfitta, solo agli uscenti. Con l'effetto di frammentare ancora un immenso patrimonio di consensi.
Resta da chiedersi: che faranno i delusi? Come si comporterà la frangia che esce con le ossa rotte da questo frangente? Si parla di un immediato intervento del presidente del partito Stefano Minerva e del segretario regionale Marco Lacarra. Se le posizioni saranno ricomposte, e la commissaria Perrone troverà finalmente la forza per comunicare ufficialmente la posizione del partito in questa pazzesca campagna elettorale, potrà arrivare la sorpresa che non farà piacere a qualcuno: l'obbligo di presentare la lista, il simbolo e metterci dentro tutti gli uomini migliori per una lotta all'ultimo voto. Siciliano e Piccione compresi. Una "soluzione" che potrebbe escludere, alla fine dei conti, dall'elezione uno dei due. Ecco che, anche in questo caso, la rinuncia al seggio da parte di Falangone potrebbe rivelarsi come la panacea di tutti i mali.
In tutto ciò ci si interroga su che cosa stia succedendo la politica, sostituita dai conti della serva.
















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