NARDO' - La questione “scarico zero” appassiona ormai da anni la politica da avanspettacolo di Mellone e i suoi. Più volte sono intervenuto per riportare la verità dei fatti su un tema utilizzato lungamente come arma di lotta politica.
Mellone prima ha promesso di schierare i carri armati contro il collettamento della fogna di Porto Cesareo a quella di Nardò. Poi l'ha accettato, tradendo la fiducia dei 3.500 concittadini che firmarono una richiesta di referendum popolare che evitasse questo atto.
Da anni ascoltiamo le menzogne di Mellone, della sua maggioranza e di personaggi che si sono mascherati da sedicenti ambientalisti, finendo per occupare comode poltroncine con tanto di stipendio quinquennale. Persone che hanno sfruttato la buona fede dei neretini per un indegno tornaconto elettorale.
È necessario ripercorrere i fatti. Mellone ha vinto le elezioni del 2016 garantendo ai neretini l’eliminazione dello scarico a mare e l’impedimento del collettamento dei reflui fognari di Porto Cesareo. Un anno dopo, nel 2017, ha tradito i cittadini approvando il progetto di fattibilità per il collettamento della fogna di Porto Cesareo al depuratore di Nardò e ha mantenuto lo scarico a mare che ancora oggi sversa a Torre Inserraglio.
Votammo contro quel ridicolo progetto, sulla base dell’illogicità e dell’infondatezza normativa che lo distingueva. Qualche imbroglione tentò di convincere i cittadini che lo scarico a mare era stato eliminato, ma noi spiegammo chiaramente che lo scarico esisteva eccome. A confermarlo fu la Dirigente del dipartimento infrastrutture, mobilità e lavori pubblici della Regione, Ing. Barbara Valenzano, durante il Consiglio Comunale del 10/04/2017.
Ribadimmo che il progetto sarebbe dovuto essere in linea con la normativa vigente italiana ed europea, tenendo conto delle eventuali manifestazioni d’interesse di Arif e consorzio di bonifica per ciò che atteneva l’altrettanto fantomatico riutilizzo dei reflui in agricoltura.
Non si potevano bypassare la modifica del piano di tutela delle acque, la deroga del Ministero dell’ambiente, il decreto legislativo 152/06 e il decreto legge Sud, convertito in legge n. 18/2017, come in realtà avvenne. Sulla base di queste condizioni esprimemmo un voto convintamente contrario.
Ad agosto 2020 il Ministero dell’ambiente negò la deroga fantascientifica richiesta dalla Regione con un esito nefasto per il nostro mare, frutto dell’incompetenza e delle menzogne di Mellone: lo scarico a mare continuava ad esistere con l’aggravante dei reflui fognari di Porto Cesareo. La richiesta della deroga fu bollata dal Ministero come "priva di qualsiasi fondamento giuridico e normativo”.
Oggi la Giunta Regionale ha approvato una delibera che altro non è che il ricalco per alcuni aspetti e l’ennesima trovata per altri del progetto di fattibilità del 2016. Cosa significa? Che la fogna di Porto Cesareo resta collettata a Nardò, lo scarico a mare resta a Torre Inserraglio nel medesimo tratto in cui si trova, con relativo divieto di balneazione.
Non è dato sapere se, come e da quali enti verranno riutilizzati i reflui depurati considerato che non vi è stato ancora alcun accordo di programma con Arif e consorzio di bonifica.
L’unica “variante” riguarda le trincee drenanti utili allo smaltimento dei reflui fognari di circa 600 utenze del Comune di Porto Cesareo. Quando? Forse a Giugno 2022, così come affermato dall’assessore regionale Raffaele Piemontese durante l’ultimo consiglio regionale in risposta a un’interrogazione consiliare sul tema.
Grazie a Mellone e i suoi, per 7 anni, la fogna ha continuato e continuerà a sfociare in mare: lo dicono gli atti e i fatti, che smentiscono i toni trionfalistici di chi ha arrecato solo danni al nostro ambiente.
Il tempo ristabilisce la verità e rimette a posto i bugiardi. Peccato che a pagarne le spese siano l'ambiente e, purtroppo, la qualità del dibattito pubblico stordito da slogan, proclami e bugie.
Lorenzo Siciliano
















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