NARDO' - L'analisi di chi, pur non avendo condiviso alcune scelte, non ha rinunciato a candidarsi e a dare il proprio contributo in funzione di una ricostruzione del Partito Democratico e del centrosinistra.
Penso che chi ama la politica e il proprio paese non debba impegnarsi solo quando è sicuro di vincere, ma anche (e forse soprattutto) quando c’è il pericolo di perdere. Ma se la sconfitta era nell’aria, cercare di capire le ragioni di un risultato così pesante, mi sembra doveroso.
Credo che i cinque anni di opposizione inseguendo l’agenda di Mellone, peraltro personalizzando spesso l’azione politica alla ricerca di visibilità sui social, sia stato un errore. A mio parere un’opposizione credibile avrebbe dovuto differenziarsi per metodi e contenuti, incalzando in maniera propositiva l’amm.ne su temi importanti sui quali è stata completamente assente, come vivibilità e controllo del territorio, PUG e attuazione del PCC, turismo, cultura, centro storico. E credo anche che la totale autonomia di azione dei consiglieri rispetto ai loro partiti/liste di appartenenza abbia impedito il rafforzarsi di un’intesa tra le forze di opposizione, e quindi di arrivare in maniera naturale e per tempo ad una coalizione già coesa.
Come pure il comportamento di alcuni, che sul “tavolo politico pre elezioni” hanno preteso di imporre metodi superati (ma direi meglio animati solo da personali interessi elettorali), gestire tempi (o meglio colpevoli ritardi), alleanze e scelta del candidato sindaco, ha di fatto determinato un fuggi-fuggi generale verso candidature identitarie delle rispettive aree politiche (inizialmente ben 5), ma tutte basate su liste e consenso elettorale insufficienti o addirittura inesistenti.
I dati fanno riflettere: Progressisti e 5 stelle (509 voti in totale), che hanno proposto il loro candidato pur non avendo la forza per sostenerlo (ricordo infatti che Antico e Maccagnano 253 preferenze si sono aggregati alla fine, come pure il PD 1.132 voti, e Marinaci 234 preferenze); Frasca, che non ha inteso rinunciare a rappresentare i moderati del centro destra, pur contando su un consenso incerto (1.058 voti di lista finali); NBC, con una lista ancora da formare e quindi in ritardo, che ha comunque scelto (con un po’ di supponenza) la corsa solitaria (ma che coi suoi 755 voti di lista finali si è però ritagliata il suo spazio nella realtà politica cittadina). Scelte, quindi, tutte azzardate, degli ultimi mesi, quando gli avversari avevano già rastrellato voti e candidati “per amore o per forza”.
E allora come possiamo pensare che la vittoria così schiacciante di Mellone sia venuta per castigo divino?
A nessuno sfiora l’idea che proprio certi nostri comportamenti e scelte incomprensibili, abbiano portato una larga fetta di elettorato indeciso, persino a noi vicino, a fidarsi più del sindaco uscente che delle alternative proposte?
Ci sarà mai un’assunzione di responsabilità da parte di chi ha determinato ritardi, percorsi sbagliati, e insistito su candidature per le quali non vi era una sufficiente convergenza?
Altrimenti come pensiamo in futuro di poter essere credibili nel sottoporre ai cittadini una nuova proposta politica?
Davvero pensiamo che basti un post auto assolutorio per convincerci che tutto sia avvenuto per la sola libera scelta dell’elettorato?
Maurizio Leuzzi
















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