NARDO' - Avete "tempo e spazio" anche per noi? Perché le solite “mosche cocchiere”, immancabili del distrarci, chiedono insistentemente una analisi del voto.
Come se ci fosse davvero la possibilità di analizzare il capolavoro suicida dell’alleanza giallo-rossa. Del quale, ci siete testimoni, avevamo ampiamente preconizzato l’epilogo.
Una cosa nata morta. Finalizzata, al massimo, a confermare i consiglieri comunali uscenti. Non rianimata nemmeno dalla pletora di personaggi di caratura nazionale ed internazionale arrivati a Nardò per sponsorizzare la duplice alleanza.
E così è stato – il pandispagna si è sgonfiato già nel forno - anche se nemmeno gli stessi artefici del capolavoro pensavano, sicuramente, ad una simile disfatta.
Quello che si può scrivere è estremamente semplice.
Il voto disgiunto è una amena leggenda.
Viene difficilmente praticato e quando si verifica è per penalizzare, blandamente, chi ha liste fortissime o per premiare chi ha liste deboli rispetto al carisma del candidato sindaco. Ormai è statistica consolidata: se i contendenti non si giocano la partita sul filo del 50% il disgiunto non esiste.
Detto questo l’uscente Pippi Mellone ha lavorato bene sulle liste convincendo, ad esempio, fior di professionisti a candidarsi. Poi è “entrato” in gruppi familiari di diverse estrazioni sociali e politiche estranee al suo background. Ha coperto tutto lo “spazio” disponibile e i candidati delle sue liste hanno quasi toccato l’80%.
Poi il fattore “tempo”, seconda variabile importantissima.
Il suo lavoro è stato fatto in grande anticipo, quando gli avversari battibeccavano.
Lavorando con almeno due anni di vantaggio ha saturato spazio e tempo.
La campagna elettorale non è romanticismo. Ma un buon mix dove, oltre a passione e sentimento prevalgano scienza, calcolo e metodo. E interessi.
Il concime di questo scenario è la scomparsa delle “fattispecie” politiche.
Che vuol dire?
Che un tempo, anche all’ultimo momento, la “destra”, la “sinistra” ed il “centro” erano in grado di allestire una lista con i soli iscritti. E le persone, persino ignoranti o non informate, votavano per… partito preso. Per credo politico o ideologico, chiamatelo come volete. Il tesoretto di voti si trovava sempre, nell’urna.
Tutto ciò è scomparso e Mellone l’ha persino detto, ridetto ed affermato portando all’incasso la sua strategia con il massimo del profitto.
Tutti gli altri sono arrivati in forte ritardo, allestendo liste deboli che non hanno ancorato il consenso al candidato sindaco e qualificandosi, persino, come “centrodestra” e “centrosinistra”.
Un bluff. Un pentabluff. Un frascabluff. Un parabluff.
Paradigmatico quello che si è verificato con la lista del Movimento 5 Stelle che già soffre molto quando, alle elezioni amministrative comunali, il voto “di opinione” lascia spazio alle logiche dei clan e delle tribù.
Poco più di 300 voti con un gruppo che ha avuto, alle sue spalle, una onorevole, il vicepresidente della regione, la presenza del presidente Conte in città. Pare, per altro, che in città i percettori di reddito di cittadinanza (l’azione politica, sic!, più qualificante dei pentastellati al sud) siano diverse centinaia.
Singoli candidati di Mellone hanno preso tre e quattro volte i voti dell’intera lista. C’è materia in abbondanza per chiedersi che strategia si stia sbagliando. O per non uscire da casa.
Ma anche il Pd presenta una situazione inquietante: tre uomini hanno fatto le veci del battaglione. Il resto della truppa non c’era proprio, con diversi zero in pagella. Non è una cosa normale per un partito “di base”.
Il Pd, senza i tre campioni, si sarebbe attestato sui valori dei 5 Stelle.
Mi direte: anche nel calcio quando il portiere para tutto va encomiata la squadra perché il portiere gioca e fa parte di quel team. E va bene. Ma come si è visto i giocatori cambiano spesso casacca e non sembra normale che un partito così prestigioso possa restare “ostaggio”, mia sia consentito il termine, di sole tre persone che vanno a punti mentre gli altri fanno da spettatori.
Sui giovani e sulle speranze non parleremmo troppo e per diversi motivi. Per primo perché, al momento, non hanno inciso e non hanno portato consiglieri a Palazzo. Tra cinque anni i giovani non saranno più tali e le speranze dovranno perseverare svolgendo ancora la faticosissima attività di opposizione extraconsiliare.
Dovranno, entrambi i gruppi, e seminare consenso. Con il raddoppio dei risultati a portata di mano. Così come ha fatto Mellone, occupando “tempo e spazio”, ma iniziando fin da ora.
Senza stare a favoleggiare sui presunti “tradimenti” di questo o quel personaggio, che appaiono assolutamente ininfluenti in questo scenario (per quale motivo Mellone dovrebbe “caricarsi” qualche avversario in una maggioranza già congestionata e difficilmente gestibile) va riconosciuta l’abilità del fronte melloniano per aver lavorato con determinazione e metodo. Anche quello anticonvenzionale che è consistito nello spaventare avversari e semplici osservatori.
Né sarà difficile trovare la quadratura tra i tanti appetiti che si stanno scatenando tra i suoi colonnelli, tra i quali qualcuno sta facendo pure “la mossa”, nel dire in giro di potersi spostare in minoranza finché i conti non quadreranno. Ma figuriamoci!
Le postazioni sono tante, “ottime e abbondanti”. Tutti troveranno “tempo e spazio” per sé stessi e per i propri amici e amici degli amici. Saranno anni di bagordi, politicamente parlando.
Una virgola, però, andrebbe sprecata soprattutto per chi conquisterà la agognata poltrona di vicesindaco. Lupo, Capoti, Giuranna, una sorpresa che sia donna? Lupo ha preso più voti come lista, i Liberi Popolari; Capoti ha superato quota 800 con un successo personale impressionante. Entrambi reclameranno. Entrambi hanno una storia politica e personale che non “nasce” nell’incubatore di Mellone ma, addirittura, da coalizioni che in origine, nel 2016, gli erano contrapposte. Salvo poi confluire in due diversi momenti.
Mellone dovrà fare i conti con chi ha velleità di crescita preso tanti consensi, e va bene, ma non dovrebbe lasciare cadere la mela troppo lontano dall’albero.
Che vuol dire? Che motivi endogeni del suo percorso politico (presidenza della Provincia in primis. Ma poi e soprattutto una possibile candidatura alla Camera dei deputati, con la vittoria a portata di mano, o l’accesso possibilissimo al Consiglio regionale pugliese) o esogeni, dei quali per ora è molto meglio non parlare, Mellone potrebbe essere distratto e pensare ad altro.
Ecco che il vice diventa, necessariamente, un alter-ego. E non può essere troppo dissimile dal capo, anzi dovrebbe essere in grado di “sintonizzarsi” con lui e duplicarne le mosse quando il “titolare” viene distratto o pensa ad altro.
Ecco perché le legittime ambizioni di due cavalli rampanti, in carriera e forte ascesa ma molto indipendenti come Lupo e Capoti, potrebbero venir frustrate a favore di una scelta “morbida”, come quella di una donna o di un uomo più rispondenti all’identikit del “melloniano” d’origine controllata.
Concludo in prima persona, facendo autocritica. Non ne ho azzeccate molte. A partire dalla percentuale con cui Mellone ha stravinto le elezioni. Non ho nemmeno percepito quanto il radicamento dell’elettorato sia forte e consolidato a favore della figura del sindaco riconfermato.
Per altro non troverei nemmeno il proverbiale dito, così grande per potermici nascondere dietro. Nemmeno il candidato!
Anche se mi chiedo che cosa pensino, e quanto non si sentano rappresentati, quei quasi 9mila neritini che non vanno più a votare.
Chi sono? Come la pensano? Dove stanno?
La cosa sbalorditiva è che, questa volta, se anche tutti insieme avessero votato per uno dei candidati in lizza, Mellone sarebbe arrivato comunque primo.
Vincendo anche contro il partito degli astenuti.
Statemi bene.
















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