NARDO' - "Le varie sinistre ovvero l’essere di destra a propria insaputa oppure coscientemente di destra?" Domande che non sono peregrine in questo intervento inedito di una persona che ha deciso di diffondere il proprio pensiero polutco ai neritini. Riflessioni che danno spessore al dibattito politico e ad una sinistra che si sta progressivamente smarrendo.
Le varie sinistre ovvero l’essere di destra a propria insaputa oppure coscientemente di destra?
Giusto per tentare di descrivere il ruolo politico di ognuno in questa città, la sinistra nel suo complesso è inesistente opppure è diventata di destra?
Forse si può evocare il romanzo di Italo Calvino “Il cavaliere inesistente”: un’allegoria su come si possa pensare di essere qualcuno solo grazie alla funzione sociale che si svolge; quando se ne viene privati ci si trasforma in una figura frutto dell’immaginazione, vuota, proprio come l’armatura del cavaliere Agilulfo.
Tutti quelli (nessuno escluso) che prima delle elezioni comunali, si ritenevano espressione della storia e dei valori democratici e progressisti, in realtà non parlano più. Primo fra tutti il
Partito democratico, nato dall’incontro tra grande parte dell’antico ceto politico di ceppo comunista e quello della cosidetta “sinistra” democristiana, in questa città non riesce piu a pubblicare neanche un articolo su un giornale qualunque.
Una “sinistra” delle élites, in grado solo di recitare ipocritamente come un disco rotto una sorta di mantra sgangherato, il ritornello dei diritti civili ma di fatto latitante. Una sinistra, nel suo complesso, assente, clamorosamente assente anche dalle battaglie sociali... in primo luogo da quella per il lavoro.
Il conflitto sociale, tratto distintivo della sinistra novecentesca per rivendicare libertà ed uguaglianza, è stato espunto dalla strategia e dal lessico della sinistra .Eppure c’è una possibile sinistra che senza scivolare nelle scorciatoie nazionalpopuliste, riscopra le antiche radici, adattandole al mondo che cambia in continuazione. Per esempio, bene farebbe a consegnare, presso le scuole, ai ragazzi la Costituzione se non altro per due motivi molto validi. Il primo perché si dovrebbe sentire forte il dovere, come
rappresentanti delle istituzioni, di fornirgli uno strumento in più da inserire nella loro cassetta degli attrezzi nel momento in cui, conclusi gli studi superiori, si apprestano a entrare in una nuova fase della propria vita. Per questi nuovi cittadini neritini sarebbe utile avere un vademecum dei propri diritti e doveri.
Il secondo dovrebbe essere quello di mostrargli la vicinanza delle istituzioni e non di un singolo consigliere qualsiasi, peraltro dopo un periodo per loro molto complicato rappresentato dall’isolamento necessario per la pandemia e aprirsi sempre di più a loro per ascoltarli, cercare di capirli e soprattutto produrre le risposte necessarie a garantirgli un futuro in cui possano fare emergere tutte le loro energie, tutte le loro intelligenze, tutte le loro passioni”. Ritenendo doveroso che la Costituzione non resti un codice appannaggio di storici, giuristi e accademici, ma che torni a rinfrescare le menti di tutti, per un confronto libero, democratico ed egualitario.
Lo studio delle leggi fondamentali del nostro ordinamento dovrebbe essere reintrodotto in ogni scuola durante l’ora di educazione civica. Ne va del bene comunitario, della formazione dei ragazzi e del futuro del nostro Paese.La consegna della Costituzione sarebbe, sicuramente, un gesto emozionante e denso di speranza verso il futuro e quanto sia importante, nel percorso di studi, così come nella vita di ogni giorno, il rispetto delle regole, la solidarietà, la condivisione degli obiettivi: la difesa dei valori e dei diritti che la nostra Carta Costituzionale racchiude, perché i valori in essi contenuti sono lettera viva e dovrebbero viaggiare con le gambe e nelle menti, che rappresentano il futuro di un intero Paese. La Costituzione ci ricorda ogni giorno i valori sui quali ha deciso di fondarsi l’Italia dopo il drammatico secondo conflitto mondiale.
Una Carta nata dalla comunione di intenti per una rinascita equa e solidale di tutti i cittadini.Ricordo che La Carta va alimentata con rinnovato impegno ogni giorno, da ciascuno di noi, la alimentiamo nell’esercizio del nostro lavoro, nelle aule di scuola e delle università, nelle attività di solidarietà sociale, nell’esercizio della politica e dell’amministrazione, nella libertà con la quale grazie anche a questa Carta ci viene permesso di esprimerci liberamente in tutte le forme della vita privata e sociale, sempre riconoscendo agli altri gli stessi identici diritti e doveri, senza fare una becera propaganda.
Ricordo, altresi, che a 76 anni dal 2 giugno 1946 è opportuno lavorare sulla conoscenza di aspetti centrali della vita della Repubblica, che oggi vengono dati per scontati, ma che sono frutto del sacrificio e dell'impegno di una intera generazione di italiane e italiani. Entrare nelle scuole assume un significato del tutto particolare: la prima comunità in cui si esercitano i diritti ed i doveri, si condividono valori e si sperimenta l’essere cittadini attivi e consapevoli. Insomma, tanto per ricordare quanto affermava Norberto Bobbio, allorquando ammoniva la sinistra a non perdere la stella polare dell’uguaglianza.
(Mino Mazzeo)
















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