NARDO' - Perché uscire da un movimento che era già metamorfizzato?
Non ritorno più sull’argomento, affrontato più volte, del perché ho provato “simpatia” qualche anno fa per il movimento di Grillo. Dico solo che era sufficiente ascoltare le affermazioni dei leaders 5 stelle, sembrano di un secolo fa, che parlavano di “lotta al sistema dei partiti, contro il vecchio ceto politico, che aveva costituito una casta chiusa e distante dai problemi della gente”, perché un “vecchio” comunista, come me, prestasse attenzione ad un programma di tale fatta. E ahimè, così è stato.
Il pd, forza Italia, la lega, la destra fascista, gli ex dc, i Renzi, Calenda e ciurma cantando, avevano costruito, nei secoli, privilegi ed agiatezze ad hoc, come nelle dinastie monarchiche. E lo sono ancora oggi, perché la condizione non è mutata.
Con i 5 stelle milioni di cittadini avevano, ahinoi, riacquistato fiducia e speranza nella Politica. La gente vedeva in loro un “partito” come era stato, per decenni, il Partito Comunista Italiano, con i dovuti distinguo.
Un soggetto politico in cui gli italiani riponevano aspettativa per le idee innovative e per una “rivoluzione” gentile che annunciavano.
Erano sulla giusta strada, anche perché disprezzati dai media padronali e dai grandi gruppi industriali, e questo molto significativo.
Grillo rappresentava, anche se sui generis, un leader che avrebbe potuto traghettare ampi strati della popolazione, che si riconoscevano, verso una transizione democratica, ecologica, di rinascita credibile attraverso l’azione di un governo del popolo.
Far riscattare quegli strati sociali, di lavoratori e disoccupati, da decenni di sacrifici e tormenti.
Dopo che i pentastellati accettano di entrare a far parte del governo Draghi, rinnegano e abiurano tutto delle loro battaglie originarie.
L’abbandono di Di Maio, e dei suoi - operazione quasi inutile vista la mutazione genetica già in atto da tempo nel M5S- non fa altro che suggellare una metamorfosi giunta a compimento.
Si erano già integrati in modo compatibile con questo sistema, erano subentrati alla casta. Basta vedere sui social cosa postano, alcune deputate. Selfie davanti ai negozi delle grandi firme. Usufruiscono anch’essi dei privilegi, agiatezze, che anni prima avevano denunciato in parlamento e, prima ancora, nelle piazze.
Per di più, in questa legislatura avrebbero dovuto essere determinati su tutto, e invece si sono ritrovati benissimo a governare con tutti quegli eletti che rappresentano i ceti sociali abbienti, e che un tempo i 5 stelle ripudiavano.
Del resto gli esponenti 5 stelle alla regione Puglia lo avevano già anticipato, qualche mese fa. Accettando la vice-presidenza e un assessorato, offerto da
Tanto da fare scelte di palazzo, “in comune col Pd e liste civiche destrorse”, sulle candidature locali.
Ai pentastellati gli rimaneva di esperimentare l’alleanza,
Dunque perché Di Maio aveva bisogno di uscire, cambiare nome e indirizzo politico? Operazione sterile. Se sei destinato, come lo sarai, a perdere lo farai con i 5 stelle o con un partitello dello zero virgola. Forse l’unica spiegazione plausibile, che dietro tutto questo ci possa essere l’opera di Mario Draghi?
Pensate, Grillo era andato in giro per il mondo a fare campagna, nei teatri e sul web, contro il sistema bancario corrotto. Dava addosso all’Europa dei banchieri e dell’alta finanza.
Denunciava i guasti di quel sistema e le politiche di austerità, sostenute proprio da Draghi. Politiche economiche che hanno impoverito, ulteriormente, gli strati sociali più bisognosi della popolazione. Le mamme greche ne sanno qualcosa. Dunque, la sua analisi era perfetta, tipica della sinistra radicale.
Ma quando Grillo si trova di fronte Mario Draghi, l'esponente in auge della politica finanziaria e monetaria neo-liberista a livello europeo (e non solo) il premier incaricato di formare questo governo (di chiara espressione confindustriale ed americana) di colpo è ben disposto a dare credito e a governarci.
Dunque, fino ad oggi se quella politica non è stata interrotta, perché i dimaiani escono? Con la scusa del super ministero “green” di transizione ecologica, che in Francia ha fallito già da due anni, hanno fatto finta di farci ingoiare di tutto, e i 5 stelle non si sono mai opposti a nulla.
Ad oggi il governo Draghi non ha chiuso l’ex Ilva; non ha bloccato le industrie che da decenni inquinano e avvelenano la salute dei nostri figli e nipoti; ci ha trascinati in una fottuta guerra; continuiamo ad inviare e a produrre armi, come vuole Biden; un governo che ha fatto risalire l’inflazione; ha portato la benzina alle stelle; un esecutivo prono davanti agli Usa, che ci sta portando sull’orlo del baratro economico e sociale. Cosa attenderci altro, l’arrivo delle cavallette? In Sardegna ci sono già.
È stucchevole tutto questo. E i giudizi severi della gente, sui social, esprimono rabbia, sdegno per l’ennesimo politico fellone (Di Maio) ed opportunista che compie un’operazione di una mediocrità spaventosa. Tanto che già da tempo la stampa padronale lo adulava.
Nei 5 stelle è prevalsa la vocazione ad “abbracciare” il vecchio liberismo confindustriale.
Ripeto, ma perché uscire da un movimento che era già metamorfizzato?
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente
















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