Un lungo ed articolato intervento del ministro che pubblichiamo integralmente. Per far luce su una questione nevralgica per la Puglia.
Ho letto con grande attenzione, in questi giorni, le numerose dichiarazioni, per la verità quasi tutte simili da sembrare in fotocopia, di vari esponenti politici ed istituzionali in merito all’impugnativa della legge regionale n. 14 e ritengo che sia utile sollecitare la memoria di tutti e, in modo particolare, di chi si appresta a pochi giorni dal voto a organizzare una ‘mobilitazione generale’ o peggio a dichiarare guerre in una stagione nella quale il peso delle parole ha il suo valore.
“I fatti:
- a maggio del 1999, il governo D'Alema con il decreto legislativo 141/1999 decise la trasformazione dell'Acquedotto Pugliese in Società per Azioni;
- il 9 marzo 2000, con un decreto lo stesso governo stabilì che l’Acquedotto fosse venduto ad Enel mediante “trattativa diretta”, avviando così a privatizzazione il più grande acquedotto d'Europa. Allora in qualità di Presidente della Regione Puglia e Commissario straordinario per l’emergenza idrica, ingaggiai un vero e proprio braccio di ferro con l'allora Governo, al termine del quale l’AQP non solo restò in mano pubblica, ma divenne, con legge statale, proprietà per l’87,1% alla Regione Puglia e per il resto alla Regione Basilicata. Un grandissimo risultato senza il quale oggi non esisterebbe il motivo del contendere;
- l’affidamento del Servizio idrico integrato per l’A.T.O. Puglia ad AQP spa trova titolo direttamente nella legge statale. Il d. lgs. 141/1999, all’art. 2 comma 1, ha, infatti, affidato il servizio ad AQP spa sino al 31 dicembre 2018 (termine più volte prorogato sino alla scadenza attualmente fissata al 31.12.2025);
- negli ultimi 20 anni, invece, l’attività della Regione Puglia in materia si è caratterizzata per l’assenza di qualsiasi scelta. L’unica iniziativa è stata l’approvazione, il 20 giugno 2011, della legge n. 11 che prevedeva l’affidamento diretto del Servizio Idrico Integrato in favore di una nuova azienda pubblica regionale contestualmente istituita, in sostituzione dell’AQP. Anche in quella occasione si scatenò un caos con conseguente mobilitazione generale contro il governo ‘a difesa dall’acqua pubblica’… stesso schema di queste ore! Infatti, la legge il 21 marzo 2012 venne dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale, con la sentenza n. 62, in quanto “…la disciplina dell’affidamento della gestione del SII attiene, come più volte affermato da questa Corte, alle materie tutela della concorrenza e tutela dell’ambiente, riservate alla competenza legislativa esclusiva dello Stato”.
Dal 2011 in, poi, nessuna ulteriore azione da parte della Regione, governata sempre dal centrosinistra, è stata messa in campo per migliorare la gestione del Servizio Idrico Integrato in Puglia. Eppure le date di scadenza erano note a tutti. E veniamo ai giorni nostri: con il decreto-legge 152/2021 - Disposizioni urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) - si è resa necessaria l’adozione di una norma nazionale (art. 16 – bis) per prorogare l’affidamento ad AQP fino al 31 dicembre 2025 al fine di evitare, come si legge in detta norma, che gli effetti dell'emergenza del COVID-19 possano inficiare l'efficacia delle procedure da avviare per l'affidamento del servizio idrico integrato nella regione Puglia. Con il decreto legislativo n. 201/2022, nel provvedere al riordino della disciplina dei servizi pubblici locali di rilevanza economica in attuazione della legge 5 agosto 2022, n. 118 (c.d. legge concorrenza per l’anno 2021), sono state introdotte le regole che devono essere rispettare ai fini dell’affidamento dei predetti servizi.
L’impugnativa del Governo, inoltre, ha tenuto conto delle osservazioni dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che in sei pagine, inviate per conoscenza al presidente della Regione Puglia, sostiene che la legge regionale presenta ‘presenti profili di incostituzionalità’ perché:
o rappresenta un’inammissibile ‘intrusione’ del legislatore regionale nell’ambito delle materie dell’ordinamento civile, della tutela della concorrenza e della tutela dell’ambiente, tutte riservate alla competenza legislativa esclusiva dello Stato. Con la legge regionale, infatti, si realizza una sostanziale modifica del soggetto cui la legge statale ha affidato la gestione del servizio idrico integrato. Si tratta, in sostanza, dello stesso vizio di legittimità costituzionale accertato dalla Corte nella precedente sentenza;
o non è possibile configurare l’AQP s.p.a., quale risulterebbe all’esito delle operazioni societarie delineate dalla legge regionale, come una società in house dei Comuni, alla quale affidare direttamente il servizio idrico integrato secondo le modalità definite dal d.lgs. n. 201/2022 e dall’art. 149 – bis, comma 1, del d.lgs. n. 152/2016. Difetta, infatti, la sussistenza del requisito del controllo analogo congiunto sulla società, dal momento che la legge regionale in esame prevede che tale controllo sia esercitato anche dai Comuni non titolari di quote del capitale sociale attraverso la c.d. società veicolo e che la Regione resti titolare di una partecipazione societaria maggioritaria e molto rilevante (80% del capitale);
o non è possibile per la Regione continuare a partecipare al capitale sociale della società AQP s.p.a., in qualità di gestore del servizio idrico integrato, dal momento che la Regione non è il soggetto competente all’organizzazione e alla gestione del servizio idrico integrato e la normativa statale in materia di società pubbliche (d.lgs. n. 175/2016) consente alle pubbliche amministrazioni di costituire, acquisire o mantenere partecipazioni esclusivamente in società che abbiano per oggetto la produzione di beni o servizi strettamente necessari per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali;
o la Regione ha, in definitiva, delineato una modalità di affidamento in house del servizio idrico integrato difforme da quella prevista dal legislatore statale, al quale compete in via esclusiva la potestà legislativa in materia.
Tutto ciò dimostra che l’attuale Governo non è affatto contrario alla gestione pubblica delle reti idriche, anzi sfido chiunque a individuare qualche indizio che porti a ritenere il contrario, ma è evidente che la regolazione della materia e le modalità di affidamento del Sistema idrico integrato – anche in Puglia come nel resto d’Italia – debbano avvenire nel pieno rispetto della disciplina europea e nazionale, normative alle quali devono sottostare anche le leggi regionali.
Ribadiamo a tal fine che l’affidamento del servizio idrico secondo le disposizioni nazionali ed Europee è un obiettivo PNRR rendicontato a dicembre 2022. Pertanto, ogni atto dovrà essere adottato in aderenza a tale disciplina per evitare il reversal al nostro paese e il blocco del pagamento delle rate PNRR. Chi ha fissato questo obiettivo? Il governo Draghi, con il voto ed il sostegno anche di quelle forze politiche, PD e Movimento 5 Stelle, che in queste ore dichiarano in direzione opposta …un piccolo capolavoro!
Capisco che è più facile dimenticare tutto, non leggere nulla ed organizzare con uno slogan la mobilitazione generale… ma i fatti sono chiari ed oggettivi! A questo punto la domanda è semplice: ma tutti coloro che in queste ore stanno organizzando ‘la rivoluzione’ sono ignoranti nel senso che ignorano i fatti oggettivi sopra elencati o sono in malafede?
Spero vivamente che siano in malafede‼️
















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