NARDO' - Una riunione con i suoi, nelle scorse ore, avrebbe sancito la decisione del sindaco neritino di fare il grande salto e provare la "promozione" come consigliere regionale. Mellone, dunque, si sente pronto a candidarsi per la Regione Puglia ma per farlo si deve dimettere alcuni mesi prima, magari dopo la celebrazione dei festeggiamenti per San Gregorio, il patrono della città. Fino ad ora c'erano stati solo messaggi subliminali, come quello qui sotto. Ma ora la scelta appare "obbligata", perché se Mellone perde questo treno poi è difficile che ne possano passare altri. Soprattutto quando si scopriranno le condizioni del bilancio comunale. Per altro la scelta politica vergognosa allo studio a Roma dove si sta cercando (con l'escamotage dei "consiglieri supplenti") di regalare alla Puglia altri dieci consiglieri regionali da eleggere e da pagare con denaro pubblico. Una opzione che favorirebbe molto le ambizioni del sindaco neritino che vedrebbe di molto aumentate le proprie chance di elezione.
Ma con chi si potrà candidare l'ambizioso primo cittadino di Nardò? Sicuramente nel centrodestra (con De Caro candidato nel centrosinistra non ha nessuna chiave d'ingresso) e non con la Lega che rischia un magro risultato. Così Mellone dovrebbe necessariamente trovarsi posto in un partito dal sicuro successo, in Puglia. Anche se il suo candidato presidente dovesse perdere le elezioni.
Restano Fratelli d'Italia dove, però, i fittiani neritini monterebbero insormontabili barricate e, sorpresa, Forza Italia. Partito nel quale il segretario regionale D'Attis non vedrebbe male il rampante Mellone portare in dote, sicuramente, diverse migliaia di voti. Ma Raone, Mazzotta, l'enfant prodige De Giorgi che cosa ne penserebbero? Insomma, qualcuno che è stato negli anni fedelissimo agli azzurri rischierebbe di perdere faccia e poltrona a favore del nuovo arrivato che, in passato, proprio dei partiti di centrodestra ha detto mazze e corne, almeno finché è rimasto amico di Emiliano e Stefanazzi.
Forse, però, la porta d'ingresso Mellone l'ha trovata: la sindaca di Lecce, Adriana Poli Bortone, starebbe allestendo una lista propria, molto salentina. Ecco, Mellone con i suoi voti potrebbe "uscire" ed essere eletto anche in una lista minore ed anche se il "suo" presidente perdesse. Sempre che in FI non prevarrà la linea di cooptarlo per la "causa".
Insomma, a Nardò si voterà quando Mellone deciderà di dimettersi e la data, segnatevelo, potrebbe essere quella del 21 febbraio prossimo (trascorsi, dunque, i venti giorni necessari perché le dimissioni siano irrevocabili) sotto l'ala protettrice del Santo Patrono che di bene gliene ha voluto e pure tanto. Quindi, ragionevolmente, già a fine gennaio Mellone dovrebbe presentare le dimissioni sempre che le leggi, che in questo periodo storico sono particolarmente fluide, non cambino.
La norma in vigore attualmente prevede che le condizioni che rendono necessario il rinnovo dei Consigli comunali devono verificarsi entro il 24 febbraio.
La sua successione, del resto, è segnata da tanto tempo nonostante gli sforzi di tanti assessori che ritenevano di essere degni di continuare nel suo solco: che sarà nel segno della destra perchè a prendere il testimone di Mellone è sicuramente uno tra la sua vice, Mariagrazia Sodero, e il consigliere Pierpaolo Giuri. Con una chiara preferenza per la prima che già è apparsa in tutta la campagna elettorale "propedeutica" di questi ultimi mesi.
Allora scriviamoci le date: se Mellone si dimetterà da sindaco tra gennaio e febbraio (ad esempio il 31 gennaio rassegna le dimissioni e poi non le ritira entro venti giorni), a Nardò si voterà per le elezioni amministrative nella primavera del 2025 e per la Regione nell'autunno 2025.
Sarà una lunghissima, infinita campagna elettorale con un problema per il candidato sindaco antagonista o i candidati sindaci antagonisti: la decisione di Mellone, che è solo sua, potrebbe spiazzarli e potrebbero non essere pronti a sfidare la Sodero (o Giuri) in questi pochi mesi che rimangono.
C'è da dire altro, in pillole: Sodero non è Mellone; Mellone dovrà chiedere i voti per sé e non troverebbe facilissimo chiedere il "combo", per sé e per la sua candidata sindaca; in questi anni ha perso pezzi; i suoi potrebbero non essere del tutto convinti della bontà di una successione "obbligata" e imposta; gli avversari difficilmente potrebbero fare peggio del 2021, quando vennero confinati in un triste 25% complessivo.
Per cui la sfida resta interessante. Forse non ancora aperta, perchè Mellone parte sempre dal quasi 75% del 2021, ma sicuramente da seguire con attenzione.
















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