NARDO' - Pippi Mellone, infatti, non si è dimesso adesso per far cadere l'Amministrazione comunale ed andare al voto a maggio. Mentre lui, se si fosse dimesso entro i primi di febbraio, si sarebbe candidato per il rinnovo del Consiglio regionale per il quale si vota nell'autunno 2025. Ora, se fosse passata la norma "anti-sindaci", Mellone si sarebbe dovuto dimettere sei mesi prima del voto per le Regionali, quindi nel marzo-aprile prossimi, lasciando la città commissariata per circa un anno. A Nardò, infatti, si sarebbe votato nella primavera 2026. Ora che la norma "anti-sindaci" è stata bocciata Mellone potrà programmare le proprie, eventuali, dimissioni con più calma. Secondo le norme attuali ed anostro modo di vedere, potrebbe dimettersi due mesi prima delle Regionali. Quindi in piena estate e lasciando la città commissariata "solo" per nove mesi. Lo farà o andrà a scadenza naturale di mandato, nel 2027? Non lo sappiamo. Intanto questa nota dell'Anci, che pubblichiamo, svela che gran furbata era stata messa in atto dagli attuali consiglieri regionali per "bloccare" eventuali candidature dei sindaci, pericolosi concorrenti della casta che si sta consolidando in Consiglio regionale. Non va dimenticato, infatti, che sempre i consiglieri regionali della Puglia stanno tentando di portare a 48 il numero degli eletti. Ora, a causa della diminuzione della popolazione, sono 40.
Il Ministero dell’Interno conferma l’incostituzionalità della norma: violato il diritto all’elettorato passivo dei Sindaci. Anci Puglia: si corregga subito questa ingiustizia.
Avevamo espresso sin da subito tutte le nostre perplessità e il nostro rammarico per l’approvazione, notte tempo e a votazione segreta, di un emendamento palesemente discriminatorio ed ingiustificato nei confronti dei Sindaci pugliesi, con cui il Consiglio Regionale della Puglia aveva imposto ai primi cittadini intenzionati a candidarsi a quell’assise, di dimettersi sei mesi prima delle elezioni regionali. Una norma che comprime ingiustificatamente il diritto all’elettorato passivo di un’intera categoria, quella dei Sindaci, peraltro già oggetto di apposita previsione normativa del TUEL.
E i Sindaci, nelle ultime settimane, hanno fatto pervenire all’Anci Puglia il loro pieno dissenso e le proprie istanze per annullare quell’emendamento. Sindaci di tutti gli schieramenti politici e di Comuni di ogni dimensione demografica, dal più grande al più piccolo.
Oggi, apprendiamo che anche il Viminale ci dà ragione: la norma è stata definita incostituzionale e irragionevole dal Ministero dell'Interno, che ha espresso perplessità sull'introduzione di una limitazione del diritto di elettorato passivo dei primi cittadini. Con una nota inviata al Governo nell’ambito del controllo sulla legge di bilancio 2025, il Viminale ha evidenziato le criticità dell’articolo 219, ritenendolo non in linea con le norme generali stabilite dalla legge 165/2014. Questo articolo introduce un ostacolo significativo alla partecipazione democratica dei sindaci, impedendo loro di portare a termine il mandato amministrativo senza alcuna certezza di essere effettivamente candidati alle elezioni regionali.
Ora la decisione spetta al Consiglio regionale della Puglia: tornare sui propri passi e cancellare una brutta pagina di legiferazione antidemocratica o attendere che sia il Governo a impugnare.
Bari, 11 febbraio 2025
















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