Un dibattito che interessa tanto Nardò. Non solo per i legami che l'ex sindaco di Bari ha con molti neritini, in primis il consigliere comunale del PD, Lorenzo Siciliano, ma anche perché pure il sindaco Pippi Mellone sta alla finestra per scoprire le proprie carte. Se Decaro non si candida a presidente il centrosinistra sarà molto indebolito e le chance dell'avversario di centrodestra saliranno alle stelle.
DA ANTONIO DECARO
Sono rimasto in silenzio finora, per rispetto della nostra comunità.
Ma oggi sento il dovere di parlare ai cittadini pugliesi, ai sindaci, ai militanti e agli amici che mi chiedono: “Antonio, che hai deciso?”. Io non devo decidere nulla.
Io sono pronto a candidarmi alla presidenza della Regione Puglia.
Credo di avere l’esperienza necessaria e un grande amore per questa terra e la sua gente.
Ma non basta.
Ho detto da subito che per candidarmi devo sapere di poter guidare la Regione davvero, con piena libertà, guardando avanti e non indietro.
Con il coraggio e la responsabilità di scrivere una pagina nuova.
A Michele Emiliano e a Nichi Vendola mi legano stima e affetto sinceri, oltre che una storia comune di cui sono orgoglioso e che non rinnego.
Ma io voglio essere un presidente libero, capace di assumermi fino in fondo la responsabilità delle scelte. Non voglio essere ostaggio delle decisioni di chi mi ha preceduto. La Puglia non ha bisogno di un presidente a metà.
Non è una questione personale. È una questione politica, nel segno del rinnovamento.
Questo ho chiesto.
Non sono abituato a litigare, a protestare, a sgomitare per un posto al sole. Sono abituato a lavorare. Per questo fino a oggi ho scelto la strada del silenzio e del rispetto, nei confronti dei partiti, e dei pugliesi. Che oggi, però, meritano parole chiare.
So bene che nessuno è indispensabile a cominciare da me. Il lavoro in Europa che sto facendo è importante, prestigioso e impegnativo.
Se non ci saranno le condizioni per tornare in Puglia, continuerò a lavorare lì, per la mia terra, sostenendo lealmente il candidato progressista alla guida della Regione.
Perché nessuna ambizione personale può venire prima del bene più prezioso: il futuro dei pugliesi.
















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