NARDO' - Dopo averci incantato con la possibilità di essere il candidato presidente, poi il candidato consigliere, infine il candidato del nulla, ecco la strategia che solo i suoi conoscono. Fino ad ora.
Il sindaco di Nardò, Pippi Mellone, ha fatto tutto da solo ma, invece di iniziare dalle fondamenta, ha costruito il suo castello dei sogni politici partendo dal tetto. E dai merli.
Per prima, infatti, è arrivata la sua autocandidatura a presidente della Regione Puglia per il centrodestra. Ma ai più è sembrata una barzelletta.
Poi è arrivata una, molto più plausibile, possibilità che si dimettesse da sindaco per candidarsi a consigliere regionale. Ci ha provato prima con Fratelli d’Italia e poi con Forza Italia, ricevendo risposte molto secche e decise: no grazie, stiamo a posto così.
Difficile per i moderati dimenticare, infatti, quanti sberleffi ha riservato loro Mellone quando era innamorato dei leader del centrosinistra, Emiliano, Stefanazzi e Minerva su tutti.
Rimaneva la Lega di Salvini dove, insomma, poteva anche infilarsi. Ma pare che Massimo Cassano, leader di Puglia Popolare da Bari, abbia contestato pure questo ingresso chiedendosi: e il nostro Mazzei che fine farà a Lecce?
Insomma, Pippi nostro è troppo forte per essere gradito come “ospite” nei partiti della sua area originaria di appartenenza e nei quali non gli perdonano la inesistente militanza e i troppi slogan “né con la destra e nemmeno con la sinistra” per andare, alla fine, sempre con chi gli conveniva.
Questa volta gli hanno detto “fatti l’inverno dove ti sei fatto l’estate” e lo hanno emarginato.
A questo punto è successo di tutto: i melloniani hanno pensato di candidare una assessora e poi, persino, un familiare del sindaco. Ma nessuna idea è passata: sempre i partiti avrebbero detto che Mellone avrebbe dovuto portare acqua per un po’ prima di essere riammesso alla corte.
Così, ecco la soluzione che siamo in grado di anticiparvi, maturata nel corso delle recenti riunioni tra i gruppi che compongono la sua coalizione: ogni gruppo dovrà votare un singolo candidato della lista della Lega.
Tanto per capirci: il gruppo di Giuranna dovrà votare, ad esempio, il primo candidato leghista, il gruppo di Capoti il secondo, quello di Lelè Manieri il terzo e via dicendo…
Così Mellone sarà in grado di “contarsi”, ancora una volta (nel 2020 lo fece candidando l’assessora Giulia Puglia in una lista di Michele Emiliano), e quadrare i conti della sua maggioranza in vista di future consultazioni.
C’è chi, però, proprio tra i suoi gli ha risposto che lui non può vincolare le persone ad un voto obbligato anche per le Regionali. Che, insomma, una cosa è il voto per la coalizione che governa Nardò e che altra cosa sono le elezioni sovracomunali. Non ha insegnato proprio lui, insomma, ad andare oltre?
Dai nostri calcoli ci sono almeno un consigliere uomo ed una donna a non gradire il diktat pippimelloniano. Ma, sottotraccia, ci sono anche altri che vorrebbero, per convenienza politica, sostenere altri candidati che non siano quelli della Lega.
Come finirà? Che, non appena i conti non torneranno, verrà fatto un rimpasto di giunta per sostituire assessori e mettere in riga quei gruppi che non avranno voluto, potuto, riuscito nello sforzo leghista richiesto dal Pippi. Un sindaco non più mondiale, nazionale, regionale ma sempre più, e soltanto, neritino.
















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