NARDÒ SEMPRE PIÙ INDIETRO.
Tasse comunali ancora al massimo, servizi ai cittadini ridotti, opere che nutrono piccoli interessi personalistici e indebitamento del Comune che cresce: questo il rendiconto di bilancio che oggi è stato esaminato in consiglio comunale e che abbiamo respinto con un “NO” convinto.
La fotografia del quadro economico-finanziario che il documento contabile di stasera in Consiglio Comunale ci ha posto di fronte ha tante zone d’ombra ed è l’esatto opposto di ciò che serve ad una comunità come la nostra.
Abbiamo fatto emergere l’arretramento della città sulla cultura, sullo sviluppo economico, sul turismo, sullo spettacolo, dove si continua a comprare qualche pacchetto preconfezionato di eventi costosissimi che nascono e muoiono in una sera lasciando quasi il nulla in termini di ricadute economiche per il territorio e di tratto distintivo che faccia scegliere e ricordare Nardò per una propria identità.
Abbiamo inoltre evidenziato come il debito del Comune di Nardò sia salito a 18 MILIONI e 990.773,95 euro, con un peso di 612,58 euro per ogni cittadino neretino. Un MACIGNO che dimostra come l’indebitamento dell’ente continui a crescere, scaricando sulle future generazioni il costo delle scelte politiche di oggi.
Non sono provvedimenti sporadici e poco organici che contribuiscono alla crescita di questa Città. È giunto il momento di dire basta alle opere pubbliche che sono rivolte solo alla creazione del consenso, dalle milionarie e continue rotonde agli inutili rifacimenti di piazze che versavano in buone condizioni o alla deplorevole demolizione di una scuola integra e a servizio di un intero quartiere della città.
Durante il mio intervento - a proposito dei fondi del PNRR - ho affermato con estrema chiarezza come quei fondi vadano intercettati ed utilizzati con estrema attenzione e massima responsabilità. Perché il PNRR non è il pozzo di San Patrizio, non sono soldi che non dovremo restituire come afferma, falsamente, l’attuale sindaco. Sono soldi che la comunità europea ci ha PRESTATO per metterci al passo di altri Paesi europei su fronti come l’energia verde, il welfare, la cultura. Tutti settori di cui questa amministrazione se ne frega categoricamente, per fare spazio all’unico totem che conoscono: il cemento.
Oggi è necessaria una visione chiara di sviluppo, di riduzione delle tasse alle famiglie e alle imprese neretine, di opportunità di crescita concrete. Una visione che abbia come primo impegno quello di guardare al futuro. E questa amministrazione non ce l’ha.
In ultimo, ma non per ordine di importanza: fa sorridere sentire il sindaco continuare a richiamare le proprie presunte origini popolari come giustificazione di ogni nefandezza politica compiuta. Dopo dieci anni di governo i fatti raccontano tutt'altra storia. Non siamo di fronte ai "figli del popolo", ma ad un sistema di potere che rappresenta pienamente l'establishment cittadino, costruito sulla gestione del consenso, sulle relazioni consolidate con i portatori di voti e sulla conservazione degli equilibri esistenti.
Chi governa da un decennio tutte le leve amministrative della città, tentando di controllarle capillarmente, non può più presentarsi come alternativa al potere: il potere è lui. E non quello che nasce dal merito, dalla competenza o dalla capacità di costruire opportunità per tutti, ma quello più vecchio e logoro: il potere delle clientele, delle fedeltà personali e della gestione del consenso. Quel sistema che per anni hanno finto di combattere e che rappresentano oggi pienamente.
Lorenzo Siciliano
Consigliere Comunale
Capogruppo Partito Democratico
















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