NARDO' - Nel consiglio comunale del 15 marzo scorso c’è stata un’evidenza che non può essere sottaciuta.
Per mancanza del numero legale si è sfiorata la crisi, che in verità serpeggia da tempo all’interno del consiglio e la cui origine va ricercata nelle modalità minimaliste scelte a suo tempo per la composizione della giunta, incentrate su personali ambizioni e fuori da ogni logica di competenza, da cui “Costruire Insieme”, sin da subito, ha preso le distanze. E non per desiderio che qualcuno dei suoi avesse un “posto al sole”, ma perché quelle modalità non erano supportate né da un progetto forte con una visione organica di sviluppo della città, né da una compagine che offrisse garanzie di qualità ed efficienza, come i fatti stanno dimostrando.
La mutata geografia politica dei gruppi consiliari, che sembra rendere tutto più precario, e la gestione solitaria degli assessorati, l’ incapacità, nei fatti, a fare squadra, ad operare di concerto al proprio interno e in stretto rapporto con i consiglieri comunali, fornisce un concreto esempio di cattiva politica.
Da ciò discendono i veti incrociati, le ripicche personali, le assenze strategiche in consiglio comunale, le promesse programmatiche disattese, come la totale chiusura al traffico del centro storico e il suo contestuale rilancio, la viabilità sostenibile e la differenziata portata al 70% , l’abbattimento dell’ecomostro in cemento dell’Incoronata, a favore di un grande parco verde ecc. ecc...
Per non parlare dell’accaparramento di posti di sottogoverno a persone che fanno capo a questo o a quel gruppo, aldilà dell’effettivo possesso di competenze e capacità o la continua richiesta, anche di tipo ricattatorio nei confronti del Sindaco, di incarichi e assunzioni, fuori dalle regole della trasparenza, da parte di esponenti della maggioranza. Ciò certamente non è nell’interesse della città. E dunque nessuna meraviglia se i cittadini, stufi di politica preconfezionata a senso unico, si sentono sempre più distanti dagli amministratori.
“Costruire Insieme” non può restare in silenzio dinanzi a tutto ciò, anzi ha il dovere di ricordare che altri e del tutto differenti erano i propositi del Sindaco Risi quando chiese il suo appoggio elettorale. Proprio perché siamo a questo punto abbiamo il dovere di ricordarglieli quei propositi, tanto propugnati allora, quanto disattesi poi.
Intanto si lascia cader nel vuoto il reiterato “grido di dolore” rivolto all’amministrazione dalla Società Operaia, a cui probabilmente, superando le rigidità dell’organizzazione degli uffici, si sarebbe potuto rispondere, nell’immediato, con uno sportello ad hoc che facesse incontrare domanda ed offerta.
Vorremmo un’Amministrazione che razionalizzasse in profondità le scelte di spesa a tutti i livelli per organizzare e incanalare gli interventi sull’emergenza vera che è quella del variegato mondo della povertà a Nardò, onde fornire servizi a chi ne ha reale bisogno e diritto.
A questo punto che fare? Un rimpasto redistributivo è rimedio peggiore del male. Serve il coraggio di scelte radicali che ribaltino gli attuali assetti. Per far questo non ha alcun senso attendere una data prestabilita. Ai problemi si risponde affrontandoli quando sorgono, qui ed ora, pena il loro incancrenirsi. Se il Sindaco ha la forza e la capacità di farlo, lo faccia subito, senza indugio, nell’interesse della città. E’ puramente illusorio, infatti, adottare pannicelli caldi, inclusa la vecchissima logica politica di darsi da fare nell’ultimo scorcio del mandato per ottenere il consenso.
L’informazione e la voglia di partecipazione, per fortuna, è sempre più cresciuta e, soprattutto a sinistra, l’elettorato si dimostra sempre più esigente.
















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