NARDO' - Occhio che è lungo, pensateci prima di entrare.
Il Pd di Nardò non riesce a svincolarsi da logiche suicide anche se, ad onor del vero, è l'unico grande partito della città che celebra periodicamente un regolare congresso. Questa premessa è fondamentale perché non ricordiamo, a memoria d'uomo, un congresso celebrato da un partito del centrodestra e del Pdl in particolare da sempre preda di raid pirateschi o di gestioni personalistiche e imposte dall'alto. Anche l'Udc non dà notizie di una struttura stabile da tempo (si fa fatica a ricordare anche un solo personaggio che abbia, oggi, ruoli e poteri di rappresentanza) e men che meno le potenti civiche che imperversano da un ventennio.
Ma che cosa abbiamo imparato da questo nuovo congresso del Partito democratico neritino?
Innanzitutto che di democratico non c'è stato un accidente di niente perché la partita si è giocata tra i potentati che hanno accumulato un montepremi di tessere d'iscrizione. Uno immagina che un partito debba essere composto da persone che, spontaneamente, si iscrivono e disegnano un colorato, composito e plurale quadro d'insieme nel quale il “comune sentire” traccia la linea condivisa e politica.
Il segretario e il coordinamento sono l'obbligato terminale di questo percorso, un “elisir” di idee e sentimenti ideali, distillato che fa sintesi delle istanze della base che l'ha espresso. Manco per un cazzo: qui c'è chi s'è comprato cinquanta, cento, centocinquanta tessere in pochi giorni pagandole di tasca propria ed intestandole ad altrettanti amici, parenti o simpatizzanti. Così da poi poter determinare la scelta del segretario e del gruppo dirigente.
Ovviamente non tutti fanno in questo modo ma è impossibile smentire che questo partito abbia 1200 iscritti un anno, un altro 115 e quest'anno 710 con una impennata pazzesca di tessere nelle ultime ore. La gente aderisce ma solo... “spintaneamente”, diciamo.
E' evidente che se il diavolo non ci mette la coda tutto viene deciso in questo modo: a livello locale, e quindi anche a tutti i livelli superiori, ci sono quelli che si comprano, letteralmente, il partito.
Ovviamente a Nardò l'adorato diavolo, come vuole la severa e giusta legge di Murphy, lo zampino ce lo ha messo. Vediamo come.
Il dramma si è consumato ieri quando – dopo le rinunce a concorrere per la segreteria di almeno tre candidati, tra i quali due giovanissimi – la parte preponderante del partito (che può fare riferimento al sindaco Marcello Risi e a molti consiglieri ed assessori) ha trovato un accordo per candidare alla segreteria l'avvocato Salvatore Falconieri, vicino alla Cgil. Ma, al momento della presentazione della candidatura, la garante provinciale Paola Povero ha dovuto constatare, regolamento alla mano, che mancavano le firme dei presentatori. Si erano dimenticati di un requisito essenziale.
Perché? Perché il sindaco, che ha lavorato fino alle tre di notte per organizzare a tavolino la vittoria, ha avuto un coccolone per la stanchezza e lo stress. E siccome non è un uomo in grado di delegare alcunché – e lo sta dimostrando nella gestione politico-amministrativa della città – non ha mai pensato che possa esistere un mondo senza se stesso, un'evenienza nella quale egli possa essere sostituito, anche in un adempimento banale come è quello della raccolta delle firme per la presentazione di una candidatura altrettanto banale e di routine.
Insomma, la candidatura del “segretario-in-pectore-ma-senza-firme” Falconieri – faticosamente raggiunta e sostenuta a botta di tessere – non c'era più. Puff, dissolta, con il sorrisino sardonico chi avrebbe dovuto ingoiarla e che l'aveva appresa grazie ad un sms notturno del sindaco mandato alle tre di notte.
A quel punto avrebbe vinto “a tavolino” il candidato dell'area che fa riferimento a Costruire Insieme e Noi x Nardò, il professor Giuseppe De Maglio, ma solo nel caso in cui si fosse poi raggiunta, tra i votanti, la metà più uno degli iscritti aventi diritto al voto. Così l'area che si può considerare la “vincitrice morale” - perlomeno perché non ha fatto marchiani errori di forma - ha avanzato una proposta unitaria agli altri: a De Maglio la segreteria, a Falconieri la presidenza e la divisione, 12 e 18, dei membri del coordinamento cittadino. Mentre Risi e gli altri in apparenza parevano convinti dell'accordo (anche perché venivano “ripescati” e prendevano pure 18 delegati) la ferma opposizione di Daniele Parisi, a nome dei Giovani Democratici, ha fatto saltare tutto.
Parisi, infatti, avrebbe gradito una competizione franca, aperta, sportiva con la Povero che avrebbe dovuto “sanare” la questione formale delle firme, ammettendo comunque la mozione con relativa candidatura.
Giusto, in teoria. Ma ci sono regole che non possono essere bypassate soprattutto nel momento in cui la garante, appunto, ha questo ruolo e questo nome. E che pubblicamente evidenzia il ”difetto” che mai come in questo caso oltre ad essere forma è anche sostanza.
Ma perché, perché, perché in verità accade tutto questo?
Beh, il “partito”, anche questo partito, si chiama così proprio per questo motivo: è ripartito, infatti, in gruppi e correnti che procedono come rette parallele che, a differenza di quelle teorizzate da Aldo Moro, non solo non convergono mai ma, se possono, volentieri divergono. E si odiano pure, non si sopportano, hanno posizioni inconciliabili, sono incompatibili. Sono due partiti diversi per idee, età, pensieri, azioni, comportamenti, comunicazione.
De Maglio, dunque, è stato dipinto da tutti come persona stimatissima, pacata e in grado di sostenere il peso di una segreteria cittadina. Ma il cui nome è stato “bruciato” perché la componente di Costruire Insieme risulta molto antipatica agli altri. Men che meno, poi, sarebbe stato accettabile il trionfo di una segreteria sostenuta da Noi X Nardò (Mino Natalizio e Paolo Maccagnano) che in Consiglio comunale è la componente che pratica una opposizione intelligente, costante e ficcante.
Così si è andati al voto con l'unica lista ammessa, quella di De Maglio, che si è protratto fino alle 21 con questi risultati: su 710 tessere 565 votanti di cui 401 esprimono il “no” a De Maglio, 153 “sì”, 8 “bianche” e 2 “nulle”.
Che cosa è successo? Una cosa bruttina.
Tutti, meno quelli che “portavano” De Maglio, hanno votato “no” preferendo, evidentemente, un periodo di commissariamento il cui tempo di durata sarà al vaglio degli organi superiori che avranno due strade: lasciare decantare una situazione esplosiva o rimestare ora la cacca fresca. Che, tanto, più puzza di quanta ne emani ora non ne può sprigionare.
La cosa brutta, a parere dell'ex sindaco di Galatina Sandra Antonica, è che i 410 (Risiani ma anche almeno un centianio di persone di riferimento per Antonio Tiene e Lorenzo Siciliano) non abbiano votato scheda bianca: De Maglio avrebbe preso atto di non avere un amaggioranza e si sarebbe subito dimesso. Invece no: si è preferita l'umiliazione, lo scontro, la demolizione dell'avversario per la frustrazione di non essere stati nemmeno in grado di mantenere lucidità e serenità necessarie per raccogliere quattro firme. Brutta cosa: sembrano due partiti diversi e opposti l'uno all'altro.
L'impressione è che conflitti ormai incancreniti (Giovani Dem contro Costruire Insieme, ad esempio) stiano paralizzando da anni tutte le dinamiche del partito nonostante l'impegno in prima persona del sindaco della città.
L'impressione è che il Pd porti male, molto male da almeno un decennio, a questo sindaco che per il secondo anno tenta l'assalto alla segreteria (caldeggiato dai suoi amici piddini di ogni dove e sostenuto da un ventaglio spettacolare di assessori, consiglieri e fiancheggiatori) e se ne esce con le ossa e lo stomaco frantumati. Oltretutto due persone, due risorse “nuove” del partito, appaiono sacrificate sull'altare delle beghe e delle imperizie.
E c'è un particolare da non trascurare: Risi s'è trovato pure obbligato ad avallare “l'esecuzione” della candidatura De Maglio perché domani mattina il sindaco del Pd non avrebbe potuto sostenere – sia pure per poche ore – l'onta di una sconfitta, di essere arrivato al congresso nella sua città con un esercito, con una occhiettiana “gioiosa macchina da guerra”, e di non essere riuscito ad uscirne vittorioso.
Muoia Sansone, vabbè Sansonetto, con tutti i filistei, allora. Ma il problema vero è che molti ricominceranno a camminare da zombi.
Beninteso, la vittoria e la conquista della segreteria arriveranno, prima o poi. Ma sarà più rampante o solo dimezzata se non, addirittura, inesistente?
VOTI PER IL COMUNALE
Tesserati 710
Votanti 566
Unico candidato segretario Giuseppe De Maglio per esclusione causa irregolarità nella presentazione della lista (mancavano le firme per la presentazione) con candidato segretario Salvatore Falconieri.
Quorum necessario per l'elezione a segretario di De Maglio 284 voti
Risultati:
NO 411
SI 156
Nulle 2
Bianche 9
Si deve rifare il Congresso (intanto il Circolo di Nardò verrà commissariato).
VOTI PER IL SEGRETARIO PROVINCIALE
PICONESE (Sindaco + assessori Falangone e Marinaci + Giovani Democratici) 260 voti
RAMPINO (Antonio Tiene + Lorenzo Siciliano) 104 voti
SANTORO (assessore Leuzzi) 26 voti
TOMA (Noi x Nardò + Costruire Insieme) 167 voti
Schede nulle 3
Bianche 7
PICONESE ottiene 2 delegati all'assemblea provinciale del PD (in aggiornamento)
TOMA 1 (Mino Natalizio)
RAMPINO 1 (Giorgio De Vincenzo)
SANTORO 0
















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