NARDO' - Troppe semplificazioni sono in atto sul problema che sta riguardando gli ulivi del Salento.
Ciò può comportare un rischio molto alto di speculazione da parte di chi con faciloneria e forse ad arte vuol trattare e non risolvere le criticità dell’agroecosistema ulivo in primis, ma dell’agricoltura in generale. Giustamente si parla di "complesso" disseccamento dell’ulivo a rimarcare il fatto che i danni visionati sugli alberi non sono imputabili ad un unico agente, come si vuol far credere, in questo caso al batterio Xylella Fastidiosa, al quale sono stati attribuiti gli appellativi più nefasti.
L’evento epidemico in atto sugli ulivi salentini è sicuramente causato da diverse problematiche concatenate, dove una visione di insieme è sicuramente fondamentale per capirne l’origine finalizzata ad una più proficua cura nel presente e nel futuro. Il batterio in questione in realtà era già conosciuto nel 2010, tant’è che lo IAMB – Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari ne aveva "
illo tempore" parlato cercando di sensibilizzare tecnici e operatori sui danni causati da questo batterio. Oggi l’area del focolaio è perimetrata su una fascia che comprende gli agri di Galatone-Sannicola-Melissano-Casarano, parliamo di circa 8 mila ettari di territorio. Occorre certamente porre particolare attenzione su tutti gli strumenti di raccolta (abbacchiatore, pettini, etc) e di taglio affinché non lavorino su ulivi infetti e poi su piante sane, poiché il batterio si trasmette principalmente proprio così. E visto che siamo ormai in piena raccolta delle olive bisogna porre attenzione verso contoterzisti e contadini che provengono dalla raccolta intorno alle fasce contaminate spostandosi in quelle sane. Detto ciò, riteniamo che l’allarmismo messo in atto è lontano da una oggettiva comprensione del problema.
Negli ultimi anni diversi sono stati i fattori che hanno mortificato e svilito la nostra olivicoltura, in primis l’utilizzo di varietà che nulla avevano a che vedere con i nostri ulivi; ma si sa la voglia di avere dei contributi è così alta che poco importava dell’introduzione di varietà ad uso "industriale", per poi impegnarsi a promuovere vie dell’olio come le varie DOP, mistificando la vera qualità del nostro olio extravergine di oliva. Queste discrasie oggi hanno creato confusione verso i consumatori locali e nazionali e hanno indebolito un agroecosistema che in passato si è dimostrato molto più forte. A ciò va a sommarsi un utilizzo indiscriminato di diserbanti (GLIFOSATE) e una cattiva conduzione degli oliveti, in spregio alle NORME DI CONDIZIONALITA’ e alle BUONE PRATICHE AGRICOLE che la comunità europea ha imposto come misure agroambientali alle aziende che percepiscono premi ed aiuti comunitari, praticamente quasi tutte.
Nella profilassi è stato ammesso l’abbattimento
tout cour delle piante contaminate, senza valutarne la suscettibilità di queste alla ripresa vegetativa.
Una volta l'ulivo veniva trattato con il temperino. Grazie all'arte della slupatura (antica pratica agronomica di fondamentale importanza nella lotta contro funghi del legno) oggi abbiamo esemplari dalle forme più strane, antropomorfe, animate dallo spirito di quei contadini che vedevano il legno di questa pianta come il pittore vede la sua tela. E' allucinante quello che si sta per perpetrare: l'ennesima forma di speculazione ai danni di una coltura trattata come suini da industria. Nessuno mette in dubbio la necessità di una profilassi contro il patogeno in questione, ma bisogna agire con cautela preservando il paesaggio dei nostri ulivi, l’unico a conferire l’identità dei nostri delicati territori, perché non è l'ulivo in se ad essere in pericolo ma tutto il suo agroecosistema. Quando la finiremo di svilire con inutili elucubrazioni tecniche problemi legati ad una più olistica visione dell'ambiente? Lo stato ambientale del salento è sotto gli occhi di tutti, con un incidenza dei tumori che ci vede primeggiare sulle statistiche nazionali, una situazione pedologica allarmante dei nostri terreni, alla luce anche degli ultimi fatti di cronaca. Noi che siamo cresciuti sotto la luce ammaliante di queste splendide piante, oggi abbiamo bisogno di scienziati californiani per risolvere il problema, come se ci fosse una specificità scienziato-patogeno. Non sarebbe forse più opportuno guardarsi in faccia e chiedersi come negli ultimi anni abbiamo martoriato e svilito la foresta ulivo? In questi casi dovremmo essere multati dalla comunità europea per cattiva gestione e mancata osservazione delle norme di condizionalità piuttosto che essere premiati con inutili aiuti in denaro, che serviranno solo ad acuire il danno a tutto l'agroecosistema ulivo. L'ulivo rappresenta la nostra storia, il nostro carattere, il nostro presente e futuro.
L'unico killer che dobbiamo senz'altro temere è l'allarmismo e l'incompetenza.
Nardò, 05/11/2013
MoVimento Cinque Stelle Nardò
















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