TERRE EMERSE - Non si dovrebbe dire nulla, per scaramanzia, più che altro, ma pare sia arrivata la resa dei conti. Il destino del voto sulla decadenza di Berlusconi da senatore, e forse dell'intero governo Letta, sembra passare da una resa dei conti interna al PDL, indice che anche i partiti (apparentemente, a questo punto) personalisti e a carattere totalitario possono andare in crisi.
Spartaco ha spezzato le catene? Può darsi.
Per capirlo dovremo aspettare l'esito del voto sulla decadenza di Silvio Berlusconi, le cui modalità di esecuzione sono state decise giusto ieri dalla giunta per il regolameno di Palazzo Madama con una maggioranza risicata: 7 voti farevoli contro 6 contrari al voto palese.
Al lettore la libera interpretazione e personificazione dello "Spartaco" che apre questo post; potete vederci Cicchitto, stoico e quasi eroico nello scontro televisivo con Alessandro Sallusti a Ballarò, dove è riuscito a dire più cose di sinistra in una sera di quante ne abbia dette un esponente qualsiasi del Partito Democratico dall'inizio della legislatura (e non solo). Potreste vederci anche il segretario del PDL Angelino Alfano che, dopo gli scontri nel suo partito e la possibile crisi dell'esecutivo, va assumendo un ruolo sempre più importante nel panorama politico italiano di fine 2013.
Certo è che l'ipotetica fine di una fase politica e l'inizio di una possibile nuova passano da una resa dei conti interna al Popolo delle Libertà.
La nostalgica corrente democristiana interna al PDL potrebbe spuntarla sui fedelissimi del Cavaliere, "tornando a casa" insieme alla frangia più moderata del Partito Democratico, identificabile in una buona parte del gruppo dirigente del partito, e mandando avanti il governo Letta con un assetto nuovo: un'ammucchiata al centro che farebbe capire anche all'osservatore più distratto quanto questa configurazione parlamentare rispecchi il risultato delle elezioni politiche di febbraio.
Resta da vedere se le colombe del PDL opteranno per il "fedeli alla linea" o per un più conveniente "fedeli alla poltrona". L'impressione, comunque vada, è che la politica italiana proprio non ce la faccia: fino a quando un Paese che ha toccato il fondo da un po', ma a cui piace scavare, continuerà a scegliere tra peggio e meno peggio?
















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