NARDO' - Si ha l’impressione che il Sindaco Risi stia giocando questa partita seguendo solo formalmente le procedure che impongono il coinvolgimento dei gruppi di maggioranza per quanto attiene le programmate discussioni sul probabile nuovo riassetto degli equilibri di amministrazione e giunta.
Tuttavia, lo stesso Sindaco continua a confondere la sua figura di arbitro, “super partes”, con quella di giocatore e, aggiungerei, con la fascia di capitano.
Tutte le iniziative intraprese dal Primo Cittadino, anche se prima facie tese al confronto, nella realtànon garantiscono una effettiva e serena discussione in quando si contrappongono evidenti interessi di chi giàèrappresentato rispetto alle giuste aspettative di chi vorrebbe esserlo, anche in ragione di una consistente presenza in consiglio; nel contempo deve essere il Sindaco a indicare le varie rappresentanze di giunta chiedendo la disponibilitàai vari gruppi i quali solo successivamente daranno i nominativi o il nominativo che li rappresenteràin ragione della disponibilitàassegnata. In questo modo si arriverebbe sicuramente ad avere la persona giusta al posto giusto.
Diversamente, nulla cambierebbe sostanzialmente rispetto all’esistente perchénon si partirebbe da una condizione di parità, condizione che puòessere garantita solo dall'azzeramento richiesto.
In tutta onestànon ritengo corretto discutere con alcuni amici che stimo e che sono presenti sia in giunta che come rappresentanza politica, anche perchétutto ciòsarebbe solo propedeutico a favorire una esatta replica di quello che oggi si ha, per poi uscirsene con la ormai consolidata riflessione di chi tanto si èadoperato: “Non si sono messi d’accordo”.
e giùvia con le varie prese di posizione chiarificatrici a vario titolo dei tanti direttori sportivi della risi calcio.
Infatti riteniamo che il governo attuale non abbia la capacitàdi uscire da questa crisi identitaria che coinvolge a livello sanitario, sociale, ambientale e territoriale una intera comunitàin emergenza per quanto sta accadendo.
Oggi il tema che si pone èil dopo: questa cittàavràuna Amministrazione solida a tal punto da garantire le istanze che arrivano dal territorio in ragione di una crisi galoppante o serviràinvece esclusivamente e prevalentemente a garantire la sopravvivenza politica ai tanti che preferiscono anteporre i propri interessi a discapito di ciòche legittimamente spetta i cittadini di Nardò?
Come elaborare un punto di vista “politico”sulla realtà, tenendo a debita distanza, vacui bizantinismi, fanatismi ideologici e rigiditàdottrinarie?
In Italia ci sono milioni di poveri e questa Cittàne fa parte. Milioni di sogni spezzati; di vite a cui èstata tolta la speranza. Chi fa politica non dovrebbe pensare che a questo. Tagliare gli sprechi, ideare e riformare, spingere lo sviluppo. E invece che accade? Milioni di Italiani ridotti alla fame aspettano.
E se solo qualcuno fuori dal coro fa notare che non èpiùtempo di promesse che non si potranno realizzare mai, subito dal Palazzo arriva il siluro (a salve!) con l’accusa di essere insofferenti e, pertanto, da lucidare con le prerogative - giacchéle abbiano - di altri. Come se porre le questioni, fare una politica seria improntata alla verità, alla trasparenza e al bene comune sia sconveniente.
In questo modo si dimostra di non aver capito nulla del disagio dei cittadini, della loro rabbia che invece altri movimenti e associazioni stanno incanalando in modo positivo e propositivo. Da questa politica tanto miope, dunque, non ci si puòaspettare molto di più.
Consigliere
Salvatore Antonazzo
















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