NARDO' - Cinque inchieste sono in corso da parte del Corpo forestale dello Stato e riguardano altrettante situazioni fortemente sospette: campi di fotovoltaico realizzati lì dove, fino a poco prima, c'erano coltivazioni di pregio.
Da tempo, del resto, i contadini più attenti stanno assistendo ad un singolare fenomeno: quello della completa scomparsa di uliveti, alcuni dei quali secolari. Dopo pochi mesi dal misterioso incendio degli alberi – e dalla completa estirpazione dei ceppi e del legname rimasto – i terreni sarebbero stati volturati e riqualificati come “seminativo”.
In poche settimane, poi, sarebbero state istruite le pratiche per realizzare, su quelle aree, le distese di specchi con ettari ed ettari destinati a campi di fotovoltaico.
Cinque sono le zone oggetto di indagine da parte dei militari del Corpo forestale. Cinque casi specifici che sono stati individuati lungo il percorso che va da Nardò verso Porto Cesareo. Uno si troverebbe a poche centinaia di metri da una masseria monumentale non lontana dal centro abitato.
Gli incendi “strani” di uliveti, del resto, sono all'ordine del giorno e si verificano come se fossero poltergeist che bruciano gli alberi in maniera selettiva. L'ultimo, in ordine di tempo, si sta verificando in contrada Arene-Serrazze dove, in uno splendido uliveto secolare che si trova in mezzo a proprietà della Curia vescovile di Nardò sta bruciando in maniera scientifica: a ritmo di un albero sì e uno no. A pochi metri da lì, su una ex zona di macchia, sta sorgendo un enorme parco fotovoltaico.
La legge, del resto, è lacunosa per quel che riguarda la protezione degli uliveti dagli incendi dolosi ed è assurdo in una regione come la Puglia. Quando qualche anno fa andò bruciata una parte dello splendido uliveto della Sarparea (appena comprato per diversi milioni di euro da una società internazionale) la senatrice Adriana Poli Bortone propose una interrogazione per sapere se un incendio in un uliveto rientra nel catasto degli incendi che non consente di cambiare destinazione urbanistica alle aree percorse dal fuoco. La norma serve per salvaguardare le aree boschive da speculazioni edilizie.
In quel caso specifico il Corpo forestale rispose al prefetto di Lecce che un uliveto “percorso” dal fuoco non rientra nel catasto degli incendi. Ed è evidente il motivo: nessun pazzo, fino a qualche anno fa, poteva pensare di incendiare un prezioso uliveto che resta comunque un bene produttivo. Fino a quando non è arrivato l'eldorado del fotovoltaico: ancora più produttivo.
Ultimo indizio riguarda l'attenzione di un gruppo malavitoso organizzato che, operando anche a Nardò, “procacciava” affari legati allo sviluppo di fotovoltaico. L'impressione, quindi, è che l'indagine del Corpo forestale sia suscettibile di riscontri clamorosi.
















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