NARDO'/GALLIPOLI - Chi di pignoramento ferisce, di pignoramento perisce dice il giornalista Giuseppe Albahari. Ed ha ragione mentre racconta "l'impresa" di un avvocato di Nardò che, per un suo cliente, pignora una somma ad Equitalia. Ben gli sta!
È difficile evitare una citazione del genere, in qualche modo approssimativa, ma sicuramente appropriata al caso: un creditore ha pignorato 4mila euro «ad» Equitalia. Proprio così: la «regina » delle esazioni di imposte, tasse, affini, annessi e connessi, è diventata destinataria della visita dell’ufficiale giudiziario. Può suonare come un «risarcimento morale» per i contribuenti che hanno sovente lamentato riscossioni troppo «minacciose»? Chissà.
Certo è che risulta difficile guardare alla vicenda senza un pizzico (almeno) di sarcasmo. Il credito che ha originato la vicenda – unica o rara, chissà? – è conseguente un incarico di consulente tecnico d’ufficio affidato dal Tribunale di Lecce ad un professionista di Surano, relativo alla stima d’un immobile e ai successivi adempimenti di vendita dello stesso.
Espletato l’incarico, il magistrato – era il 10 ottobre dello scorso anno – ha liquidato in 1.500 euro il compenso per il professionista, mettendo importo e relative spese accessorie, dall’Iva alla cassa professionale, a carico di Equitalia. Se si fosse in presenza d’un privato, si potrebbe dire che «fece orecchio da mercante», ma, definizioni a parte, la sostanza non cambia: pur essendo a conoscenza del provvedimento, Equitalia Lecce non pagò. Il professionista pensò bene – e si era ormai allo scorso gennaio – di notificare all’agenzia la fattura, corredata dalle «carte» da cui discendeva il suo buon diritto alla «riscossione».
Equitalia Lecce, che in un qualche momento della vicenda diventava intanto Equitalia Sud con sede a Roma, non pagò. Il professionista, indispettito (si può ben ipotizzare) per tanto disinteresse verso il suo buon diritto, a maggio si rivolse allo studio legale dell’avvocato Antonio Palumbo di Nardò e della dottoressa Lea Margarito, che notificò un atto di precetto ad Equitalia Sud; che (per la terza volta) non pagò. Trascorsi i 10 giorni che il Codice civile assegna ai debitori per pagare, l’avvocato Palumbo ha proceduto al pignoramento, per la somma lievitata a 4mila euro, come detto, in forza delle maggiorazioni previste dalla normativa vigente.
Per tale adempimento, nei giorni scorsi ha scelto lo sportello Equitalia di Gallipoli, considerato che poteva essere eseguito presso qualsiasi sede in cui vi fosse disponibilità di cassa di Equitalia, la «debitrice».
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Contanti per circa 4mila euro sono stati pignorati ad Equitalia. C’è un errore nel testo, magari in quella piccola preposizione che può fare la differenza? C’è stata un’i nversione tra lettera e vocale? Niente affatto: questa volta, sì, il tesoretto non è stato pignorato «da» Equitalia, bensì da un suo creditore.
Si tratta di un ingegnere con studio tecnico a Surano, a suo tempo incaricato di una consulenza tecnica d’ufficio in relazione alla stima d’un immobile e successivamente degli adempimenti legati alla vendita dello stesso. A prestazione conclusa - era il 10 ottobre dello scorso anno - il magistrato ha posto a carico di Equitalia Lecce il pagamento del compenso professionale pari a 1.500 euro, oltre Iva e accessori.
La società di riscossione era pertanto consapevole del debito, ma nei giorni e nei mesi successivi non è successo nulla, così che in gennaio il professionista ha presentato documentazione e fattura, confidando di potere finalmente archiviare la pratica «in sofferenza». Però di nuovo, nei giorni e nei mesi successivi non è successo nulla: infine a maggio l’ingegnere si è rivolto allo studio legale dell’avvocato o Antonio Palumbo e della dottoressa Lea Margarito, che ha notificato un atto di precetto ad Equitalia Sud, con sede nella capitale; e ciò perché, nel frattempo, la società aveva cambiato il proprio assetto organizzativo.
Il termine di dieci giorni previsto dall’intimazione di pagamento è trascorso invano anch’esso, e a quel punto è scattato il pignoramento, per il quale è stato scelto lo sportello di Gallipoli, atteso che poteva essere eseguito presso una delle sedi della «debitrice», alias Equitalia, avente disponibilità di cassa. La somma, considerate le maggiorazioni previste dalla normativa vigente, è ascesa, come detto, a circa 4mila euro.
Equitalia, alla fine, sicuramente pagherà, ma ricordando le polemiche delle scorse settimane incentrate sul presupposto che occorre conciliare il dovere dei contribuenti di pagare le tasse, con procedure di riscossione meno «minacciose », è difficile che tale vicenda non sia letta in chiave di sarcastico, dantesco « contrappasso».















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