PDM - Il consueto racconto domenicale di Paolo Congedo.
MILANO
Era stata una giornata pesante, preceduta da un viaggio al limite della
sopportazione. Dieci ore di treno per giungere nella fredda milano da bere,
dieci ore di treno per concludere un affare e rientrare di tutta fretta. Per
compagni di viaggio, un paio di portoricani con gli auricolari costantemente
inseriti nelle orecchie. Nonostante tutto,la loro musica caraibica veniva fuori
con prepotenza e si diramava in tutte le direzioni, inevitabilmente venivano
alla mente le immagini del carnevale brasileiro e delle sue ballerine scosciate
e sculettanti. Musica e colori, allegria a gogò.
Giunto in stazione, procedette con la pacatezza che lo distingueva. Tutto
intorno vi era un trambusto troppo scontato per la grande città. La grande
umanità riversata come flusso di un vomito putrescente da cui stare alla larga.
Neri, bianchi, terroni e musi gialli. Di tutti portava rispetto, a patto che
stessero alla larga da lui, a patto che lo ignorassero. Non aveva voglia di
relazionarsi con nessuno, non aveva voglia di socializzare, di elaborare frasi
offensive, di vivere. Lui viveva da solo, era la sua specialità. Mai una parola
di più, mai un litigio di conseguenza, e neppure quella mattina trovò modo di
litigare. Una ragazzetta di colore portava in spalla il suo bambino come fosse
un fagotto, mentre un anziano bavoso provava, con formule palesi, ad
importunarla. Lei resisteva e rispondeva colpo su colpo alle provocazioni. La
fame era un conto, la dignità tutt’altro.
Ignorò la scena e prese l'autobus di fronte al piazzale. L'autista, sulla
quarantina e scorbutico, fingeva malamente di controllare il biglietto anche se
la sua ostentata indifferenza veniva tradita dagli sguardi viziosi rivolti alle
gambe della ragazza che attendeva l'apertura della porta.
Un forte tanfo precedette l'arrivo di una signora anziana che si fece spazio
fra quanti erano accalcati lungo il corridoio. Il viaggio si prospettava
pesante, specie per il fatto che l'autista aveva ben fissi gli occhi sulle
gambe della ragazza per cui gli riusciva a malapena di scansare le buche.
L'agonia dei passeggeri durò venti minuti, poi le gambe della ragazza
lasciarono posto ad una sagoma in plastica vuota.
Non senza difficoltà giunse all'indirizzo che cercava: un grande capannone
semi deserto gli diede il benvenuto e, ad accoglierlo, un signore sulla
sessantina che gli strinse la mano. Trattarono e giunsero ad un accordo: il
viaggio non era stato vano. Fu mentre chiudevano l'accordo che giunse lei,
donna e favola insieme. Ricoperta da una lunga pelliccia di visone a pelo corto
-lui la vede ancora nei suoi occhi come fosse il giorno prima-, bionda con i
capelli raccolti sulla testa e tenuti da una fascia arricchita da un pouff
della stessa pelliccia, pantaloni marroni e scarpe marroni tacco otto. Bella e
raggiante nonostante gli anni, si fece spazio, con forza inaudita, grazie ad un
sorriso discreto, trattenuto appena. Lui rimase a bocca aperta come non gli
succedeva da anni, e proprio come non gli succedeva da anni, il suo cuore
ritornò a battere forte. Era delicata e, nel contempo, forte. Di una bellezza
assoluta e di magnetismo come poche. Rimase spiazzato. Inevitabilmente la seguì
con gli occhi per tutto l'ufficio. Era tenera e amabile e aveva freddo. Accese
la stufa a pellet e si avvicinò per scaldarsi. Aprì la pelliccia per cercare il
calore sulla sua pelle e sotto aveva una trapuntina di un viola scuro.
Parlarono un po'. Lui sembrava un adolescente alle prime armi e come tale si
emozionava, come fosse un ragazzino iniziò ad amarla. Gli riuscì di scambiare
solo quattro parole -era imbarazzato e, nel contempo, sospeso-.
Si spostarono in banca per concludere la transazione e lei gli andò vicino,
per mera necessità commerciale, mica per altro, ma lui ne approfittò per
cibarsi di lei. La accarezzò con i suoi occhi e lei lo sentiva. Sarebbe stato
impossibile non accorgersi di quante dolcezze lui stesse vivendo.
Entrambi si resero conto fin da subito di quanta follia c’era in quell’
incontro e soffrirono in silenzio.
Mai si dichiararono apertamente, mai si amarono -seppur di nascosto-, solo il
cuore visse l’attimo.















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