NARDO' - Caro direttore, sportello Cup: mi prenota una visita specialistica (o una Risonanza, una Tac o un Rx)? No, siamo spiacenti, ripassi tra qualche giorno, adesso le agende sono chiuse. Almeno che non vuole farla a pagamento, e gliela prenoto per oggi stesso!
Questo è, grossomodo, ciò che si sentono rispondere, da anni ormai, i cittadini della nostra provincia. Nonostante sia stato varato un “Piano REGIONALE LISTE D’ATTESA REGIONE PUGLIA ANNO 2023”, che prevede quanto segue:
“… distinzioni Prime Visite e prestazioni di primo accesso ambulatoriale dalle altre visite di follow – up o previste nei PDTA”,
“…la prima visita specialistica/prestazione è quella che rappresenta il primo accesso dell’assistito al Sistema Sanitario Regionale relativamente ad un problema di salute che viene clinicamente affrontato per la prima volta La visita di controllo, o di follow up, è quella successiva ad un inquadramento diagnostico concluso, in cui un problema già noto viene rivalutato dal punto di vista clinico e la documentazione sanitaria esistente viene aggiornata. Le Aziende ed Enti del Servizio Sanitario Regionale dovranno farsi carico di garantire la prenotazione e la conseguente tempestiva erogazione anche ai controlli imprevisti dovuti a riacutizzazione di patologie croniche. La prenotazione andrà fatta nel rispetto della tempistica indicata in ricetta dal medico prescrivente e dal punto di vista amministrativo tali visite e/o prestazioni saranno considerate di controllo”.
La domanda è, quanto viene preso con attenta valutazione questo regolamento regionale?
Stando a ciò che raccontano i cittadini, nauseati e stanchi da questo modo di organizzare la sanità, queste norme sono sistematicamente ignorate per carenza di medici, di strutture e di mezzi.
Ma al grave danno, a carico delle famiglie, di non riuscire ad effettuare una visita o una prestazione sanitaria, in regime garantito e in convenzione con il servizio sanitario ragionale pubblico, si aggiunge la beffa, direi la burla, di “offrire” alla gente di eseguire quell’esame o quella visita in Attività Libero-Professionale Intramuraria (Alpi) e di eseguirlo il giorno dopo, anzi che dico quel giorno stesso.
Disponibilità che “concede” (si fa per dire) un medico. sanitario che oltre a lavorare in ospedale presta la sua attività all’interno delle stesse strutture pubbliche, con lauto compenso ovvio, verso quel cittadino che dal Cup si è sentito rispondere che quell’esame poteva farlo (se li andava bene) fra due anni o nientemeno che le agende degli ambulatori erano chiuse e di ripassare.
Il dramma è che stiamo trattando della salute della gente, della sorte delle nostre vite. E si sfiora la dramma, perché sono in tanti coloro che per mancanza di prevenzione non riescono a fare in tempo un esame, e vanno incontro ad un destino infausto. E la cosa che più mette inquietudine, che i nostri governanti ignorano tutto questo. Gli stessi politici sono “distratti” verso i problemi delle persone che soffrono. Costantemente impegnati a varare leggi sulle autonomie, egoistiche, differenziate, su base regionale (la famosa secessione per intenderci) a tramare dietro una montagna di scandali, ma soprattutto a destinare fior di miliardi alle spese miliari per sostenere, come prescrive l’Ue e la Nato, la guerra in Ucraina per i prossimi dieci anni.
Dunque, se hai la possibilità economica di sborsare (che in tanti non hanno) di tasca propria almeno 100, 150 euro riuscirai a fare, rapidamente, un esame o una visita, altrimenti crepi. Come se fosse un prezzario da bancarelle del pesce, come se si trattasse di vendere mele, pere o capi d’abbigliamento.
Tenendo in considerazione che di cliniche, centri e laboratori privati, convenzionate che praticano esami strumentali, nella nostra provincia, negli ultimi anni sono spuntati come funghi. Probabilmente perché si stavano già organizzando a subentrare al sistema sanitario pubblico, o meglio dire sono stati proprio loro che hanno contribuito a farlo collassare e metterlo in crisi. Agevolando la chiusura di ospedali e strutture sanitarie pubbliche. E l’opera camaleontica non si fermerà di certo, finché non porteranno a termine la devastazione.
Qualche giorno fa, lo cito per resoconto di cronaca, mi sono recato a chiedere presso il Cup di effettuare una visita ortopedica, e una ecografia muscolo tendinea della spalla. La risposta del dipendente è stata di ripassare, perché le agende erano chiuse.
Presso gli altri sportelli ho visto persone in ansia, ritornati per l’ennesima volta, che chiedevano (non voglio romanzare ma qualcuno, letteralmente, implorava) se si era liberato un posto. Domandavano se per caso nel sistema di prenotazioni online, della Asl, qualcuno avesse rinunciato e potevano inserirsi e ottenere di fare una visita specialistica.
Dio mio, siamo arrivati che la gente deve affidarsi alla sorte? O peggio al “che dio ce la mandi buona?” ovvero al terribile “speriamo che qualcuno rinunci ad una visita o che (mi ripugna dirlo) perisca per infilarci?” Siamo davvero alla “tragedia dell’assurdo”.
Come possiamo più affermare che questo sistema di fare sanità è garanzia di diritti?
Qualche giorno fa c’è stato un appello di alcuni scienziati ed intellettuali perché il governo destini molti più fondi alla sanità pubblica. Hanno Pubblicato una lettera che diceva così,
«Se non interveniamo il rischio è una sanità a pagamento, come negli Usa». L’espressione forte, ma largamente condivisa da chi ogni giorno ha a che fare con la sanità pubblica, è dell’oncologo e ricercatore Silvio Garattini, presidente e fondatore. Il dibattito, o forse bisognerebbe ammettere, la presa di coscienza di una realtà che è sotto gli occhi di tutti, ha preso di nuovo vigore in questi giorni– tra i firmatari proprio Silvio Garattini – hanno scritto per chiedere maggiori investimenti in favore della sanità pubblica.
La sanità pubblica - lo rammento per i giovani e per i politici smemorati, - è stata conquistata nel 1978, dopo decenni di lotte, da un vasto movimento di massa.
Oggi, tutte e tutti, abbiamo il dovere, civile e morale, di difenderla con le unghie e con i denti. Per eliminare le lunghe, e snervanti, liste d’attesa e ridare dignità e diritti alle famiglie, è necessario un forte investimento sulla sanità pubblica, come dicono gli scienziati, a partire dalla formazione di nuovi medici.
Eliminare il numero chiuso nelle facoltà di medicina; rilanciare la nazionalizzazione e ripubblicizzazione delle strutture private e il divieto per i medici di operare sia nel pubblico che nel privato, abolendo così l’attività libero-professionale intramuraria (Alpi), che tanti danni e disagi sta provocando alle famiglie.
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente















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