NARDO' - Caro direttore, con il crepuscolo dei valori etici, sociali e culturali, (impliciti quelli politici) può insegnare solo chi sa amare davvero.
Per alcuni giorni sono rimasto in casa ammalato, quasi obbligato a vestire i panni del “prigioniero” di quei programmi televisivi demenziali, come diceva Franco Battiato.
Quando sono sofferente non riesco, per mia sfortuna, a leggere e scrivere. E dunque sono stato costretto a guardare la Tv.
Una Tv, oggi più di ieri, intrisa di pure idiozie: palinsesti che ti propinano indagini giornalistiche, riprodotte fino alla nausea, di omicidi passionali; cronisti-inviati che fingono di essere interessati ai casi di persone e famiglie in difficoltà economica. E invece non sono altro che persone oltraggiate dalle istituzioni, che vengono manipolate, esibite di proposito sul piccolo schermo solo per fare grandi ascolti; o ancora, servizi su condizioni di decadenza urbana, presentati non per denunciare l’inefficienza di chi ci governa ed amministra, ma per spostare l’attenzione (addossare colpe) su altri contesti, come può essere un gruppo di poveri migranti. Ormai, con l’estrema destra imperante, i migrati sono accusati, di continuo, delle cose più immonde.
Se poi alla Tv scegli di guardare i social, lì sei spacciato: la rete ti propina video, tutti uguali, impregnati di odio, intolleranze razziali distribuite a piene mani; commenti, anzi sfoghi, volgari che provengono dalle pance di idioti (tanti, troppi purtroppo) che istigano al disprezzo, con giudizi categorici di condanna per tutto ciò che non appartiene alla sfera del pensiero dominante. Il tutto condito con particolare spregio verso le idee di progresso, di libertà, democrazia e di solidarietà umana.
E così ti chiedi, ma allora quello che oggi passa la Tv, per la maggior parte fruita da persone di una fascia d’età dai 50 in su, e a questo se sommi le brutalità dei social, tramite smartphone e tablet, che sono adoperati da ragazzini e giovani, “quante menti sta intontendo” (come scriveva decenni fa Pier Paolo Pasolini) e quanti danni incalcolabili sta procurando alla salute, allo stato psico-fisico, della gente?
Alla fine mi sono rifugiato in quello che chiamo la protezione della mia anima: se non riuscivo a leggere ho rivisto video e film di Pasolini. Le sue interviste. È una chicca l’intervista di Pasolini a Moravia. E poi il film di Marco Tullio Giordana, “Un delitto italiano”, che ricostruisce, in modo scrupoloso ed intelligente, l’uccisione del poeta. Ponendo grande interesse alle tante deviazioni nella conduzione delle indagini. Attraverso Pier Paolo Pasolini, scritti e video, riesci a capire quanto lo scrittore, poeta e regista, è stato di una saggezza infinita nell’anticipare proprio il ruolo che riveste la Tv.
“I nostri figli li possiamo definire “vittime” (e noi con loro) di una società consumistica, che ci tratta come merce. Oggi quella critica sembra risuonare fortemente: un “edonismo consumistico diffuso e incoraggiato nella società dai mass-media, dalla pubblicità, dai rapporti competitivi interpersonali. L’edonismo travolge e sostituisce ogni altro valore del passato…”. Per Pasolini è la televisione che “intontisce” le menti…allettandoli con programmi stupidi… e rende “i giovani nevrotici, infelici e appunto criminali…”. Pasolini sul Corriere della Sera nel 1975 scrive: “E’ stata la televisione che ha, praticamente (essa non è che un mezzo), concluso l’era della pietà, e iniziato l’era dell’edonè. Era in cui dei giovani insieme presuntuosi e frustrati a causa della stupidità e insieme dell’irraggiungibilità dei modelli proposti loro dalla scuola e dalla televisione, tendono inarrestabilmente ad essere o aggressivi fino alla delinquenza o passivi fino alla infelicità (che non è una colpa minore)”.
La scuola (non quella a cui vuole ispirarsi la destra al potere) è il luogo dove affidiamo i nostri figli e nipoti. Dove questi devono sentirsi accolti come in una comunità includente, che non può in nessun modo sostituire la famiglia, ma che è sua alleata. Cosa possono e devono fare quei docenti che sanno insegnare con amore? Cito sempre Pasolini:
“Il lavoro del maestro è come quello della massaia, bisogna ogni mattina ricominciare da capo (…) Lascio la sera i ragazzi in piena fase di ordine e volontà di sapere – partecipi, infervorati – e li trovo il giorno dopo ricaduti nella freddezza e nell’indifferenza (…) Bisogna tener conto in concreto delle contraddizioni, dell’irrazionale e del puro vivente che è in noi (…) Può educare solo chi sa cosa significa amare”
Sarà poi, anni dopo, anche il filosofo austriaco Karl Popper che criticherà la televisione per il suo ruolo educativo, la sua logica di profitto e la spettacolarizzazione. La televisione, dice Popper, in termini di “cattiva maestra” per la violenza vista nei vari programmi che influenza i comportamenti dei giovani e dei bambini.
La scuola (ribadisco non quella di Valditara) deve educare a saper dire la verità, ad essere uomini liberi, insegnare a sviluppare la capacità critica, a non lasciarsi imprigionare in ideologie… di qualsivoglia natura.
Pasolini ci insegna che attraverso l’esercizio della libertà e della capacità critica è possibile avere degli ideali, e solo così si possono sconfiggere, allora come oggi, atti vandalici e di criminalità o di violenze piccole e grandi da parte dei giovani.
Un pericolo per noi tutti, ma in particolare per le nostre giovani generazioni, è quello dell’alienazione dalla realtà. Pasolini era innamorato della vita ed era presente alla sua storia, dice di sé stesso, e qualcuno ha ipotizzato che proprio per questa poesia venne ucciso,
“Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace…” (nell’art. Io so sul Corriere della sera del 14 novembre 1974).
Ma c’è una strada che può aiutare i nostri studenti a recuperare e potenziare una maggiore consapevolezza del proprio sé e dell’ambiente in cui vivono, e questa strada è la poesia. Pasolini poeta ci insegna tutto ciò perché la poesia ci rende presenti, educa a saper guardare e dialogare con sé stessi e con la realtà.
La cultura “salva” le comunità. La storia ce lo insegna! Pensiamo – ahimè – alla cronaca degli ultimi tempi e agli appelli da parte del presidente Mattarella e di tutto il mondo intellettuale a promuovere la via della cultura per sconfiggere la violenza, che può essere anche quella dei programmi televisivi ingannevoli e di una Tv commerciale, o pubblica che sia, che fuorvia le menti e le rende violente.
Pasolini rivolto ad una ragazza dice: “Puoi leggere, leggere, leggere, che è la cosa più bella che si possa fare in gioventù: e piano piano ti sentirai arricchire dentro, sentirai formarsi dentro di te quell’esperienza speciale che è la cultura”.
Le armi della cultura combattono ogni fanatismo, educano alla meraviglia e alla bellezza. E Pasolini aggiunge che solo con la cultura è possibile la felicità.
Enzo Biagi definiva Pasolini: “un grande poeta, un grande artista che si batteva per rendere questo mondo più giusto, più libero, più aperto…”. E questo vuol essere anche un invito per tutti noi!
Come i poveri povero, mi attacco
come loro a umilianti speranze,
come loro per vivere mi batto
ogni giorno. Ma nella desolante
mia condizione di diseredato,
io possiedo: ed è il più esaltante
dei possessi borghesi, lo stato
più assoluto. Ma come io possiedo la
storia, essa mi possiede; ne sono illuminato:
ma a che serve la luce? [...]
Pier Paolo Pasolini
Con il crepuscolo dei valori etici, sociali e culturali, (impliciti quelli politici) può insegnare solo chi sa amare davvero.
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente















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