NARDO' - Caro direttore, lui è un pugliese con origini neretine paterne. Un nostro conterraneo.
L’altra sera ho assistito alla pièce di Marcello Colopi, al Teatro Comunale di Nardò, su Giuseppe Di Vittorio. Una bellissima rappresentazione teatrale, con musiche di Antonio Piacentino, dove l’autore ha dato il meglio di sé.
Il monologo di Colopi nasce da un manoscritto inedito (fino al 2007) di Giuseppe Di Vittorio. Una lettera in cui si dice costretto, a difesa della sua dignità politica, a rifiutare un omaggio natalizio inviatogli dal conte Giuseppe Pavoncelli.
Ma prima di raccontare della rappresentazione teatrale dell’altra sera, è doveroso soffermarmi sulla personalità, l’impegno costante e il lavoro professionale di Marcello Colopi.
Lui è di padre neretino, ha vissuto e risiede a Cerignola ma è nato a Milano. Racconta la sua Cerignola con una dolce inflessione cerignolana.
Marcello Colopi si occupa dal 1989 di terzo settore e cooperazione collettiva con progetti di teatro sociale e civile. Ha studiato presso la scuola teatrale di Napoli Pigrecoemme. È specializzato in teatro sociale e civile, a Roma presso la Federazione del teatro sociale e il teatro Accento. Ha dunque scritto per il teatro civile.
Ha scritto tre libri:
1) Là dove spunta il sole. Storie e vita di ragazzi di strada Ed. Il castello;
2) Nel Blu- Sulla malattia psichiatrica;
3) Dalla socialità allo sviluppo- edizioni il castello.
Non poteva sfuggirmi l’occasione di contattarlo, telefonicamente, e fare con lui una cordiale chiacchierata. Intanto mi sono complimentato con lui, e i suoi collaboratori, per essere riuscito a mettere in scena un’esibizione di grande rilievo artistico e culturale.
Se l’intento del prof. Colopi era quello di incidere nel profondo la sensibilità, suscitando emozioni o le corde emotive, delle persone in quel Teatro, provocando una reazione forte, quello scopo è stato pienamente raggiunto.
Molti amici e compagni, nonostante conoscessero la storia politica e personale di Di Vittorio, nell’ascoltare la lettura delle parole genuine (studiate come dice lo stesso Colopi in modo etimologico) non hanno potuto trattenere le lacrime.
Una esibizione di rilievo artistico, storico e culturale. Visto che trattava di una figura storica del Movimento Operaio, a livello Internazionale, quello dell’altra sera è stato un evento in grado di valorizzare un patrimonio che è proprio delle vicende del Movimento, socialista e comunista, sindacale e dei Lavoratori.
Al Prof. Colopi ho rivolto alcune domande, ad es. quanto si sente neretino; da chi è nata la scelta di mettere in scena la lettera di Peppino Di Vittorio; Per passare poi a trattare questioni politiche più ampie, nonché locali e anche nazionali.
Marcello Colopi dice che suo padre Carlo, un neretino doc, in famiglia parlava sempre il dialetto neretino. Lui si sente al cinquanta percento di Nardò, e poi essendo il figlio grande della famiglia, ogni estate, e tutte le volte che lo chiedeva suo padre, è venuto a Nardò a casa delle zie. Dunque lui con Nardò ha un rapporto di “innamoramento romantico”.
Ecco perché quando la Flai (la federazione della Cgil, i lavoratori agrari dell’industria) ha proposto di tenere a Nardò la pièce su Di Vittorio, per lui è stato più “coinvolgente”.
Insomma, si è sentito a casa. Alla mia provocazione di quante rappresentazioni teatrali ci vorrebbero, perché Nardò possa ritornare ad essere democratica, amante della cultura e dell’arte, per scrollarsi di dosso il torpore di questi ultimi dieci anni di amministrazione Mellone? Lui mi ha detto che purtroppo non è solo Nardò ad essere in questa brutta condizione. Riprendendo la sua opera teatrale ha ribadito, che l’esempio di Di Vittorio dovrebbe servire oggi per ricordare e insegnare alle nuove generazioni cos’è originariamente, e da dove nasce, la politica e la pratica sindacale.
E da qui, a proposito sempre della lettera di Giuseppe Di Vittorio che indirizza al conte Pavoncelli, ha ribadito il concetto di integrità, la stima che gli altri riservano alla nostra condotta derivante dai valori di riferimento. E ha fatto un esempio,
“da bambino a Cerignola dire ad una persona quello è comunista, significava farli un complimento collocandolo in una dimensione non solo politica ma sociale e valoriale. Gli si riconosceva una rettitudine di fondo, una incapacità ai compromessi, una fermezza nelle idee e nelle decisioni e soprattutto una chiara scelta di campo che si identifica con uno stile di vita proprio di quella comunità”.
Inoltre, Colpi si sofferma molto sull’etimologia delle parole che usa il sindacalista, e uomo politico, Di Vittorio nello scrivere. Ed analizza quei termini in modo accurato, così come ha cercato lo stesso autore quando ha elaborato quel manoscritto.
Il prof. Colopi ha fatto emergere, attraverso quella lettera, il pensiero autentico del sindacalista di Cerignola. Ricordando come un uomo del ‘900 teneva particolarmente alla sua interezza, ed onestà, etica e politica.
In sintesi, Marcello Colpi è proprio una bella persona!
Con la sua pièce ci ha ricordato che anche Nardò può uscire dal reazionarismo tenebroso, in cui è precipitato in questi ultimi dieci anni. E può farlo solo attraverso la valorizzazione del patrimonio politico ed educativo, per le nuove generazioni, di figure come Peppino Di Vittorio.
Maurizio Maccagnano, sindacalista dissidente















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