Qualche concittadino con i capelli bianchi ancora ricorda e racconta di quel «Mini Bar» in corso Vittorio Emanuele II, rilevato ed inaugurato nell’ormai 1973 da Egidio…
Così potrebbe iniziare la biografia di Egidio Cordella, che nel corso degli anni ha assunto come denominazione più diffusa il titolo stesso del bar di proprietà.
Ma perché tracciare oggi il profilo di una persona, che, grazie a Dio, è in buona salute?
Non più, però, di come quando, tanti anni fa, dodicenne, divenne a fine anni ’50 del secolo scorso garzone in più bar (dal «Carrino» al «Tedesco» e al «Rosso e Nero» con qualche puntata da emigrante in Germania). E ancor meno di quando nel 1973, venticinquenne, iniziò in autonomia il lungo camino del «Mini Bar» dalla prelibata tazza di caffè, inserendosi, intraprendente giovane, in un’area da corto raggio d’azione, ai margini della centralissima piazza Salandra, tra gli storici e rinomati bar «Parisi» e «Lezzi», con la proposta dell’affermato caffè e di una pasticceria e gelateria di propria fattura artigianale.
E così Egidio divenne l’«Egidio ti lu minibar»!
Con la passione per il proprio lavoro e con la curiosità positiva di inventare nuove ricette, approfondire le conoscenze e sempre più migliorare i propri prodotti, facendo far capolino i primi, sempre misteriosi, pasticciotti, non si accontentava della quantità da smerciare, ma ricercava la qualità per il piacere dei propri clienti, offerto sempre con buon gusto, nel suo atteggiamento riservato, quasi timido per cui non sempre sorridente quasi a non voler infrangere il profondo rispetto che riservava per gli altri.
Comportamento condiviso dalla sua Nevelina, compagna infaticabile, dolcemente e saldamente sempre al suo fianco tra sacrifici e gioie, delusioni e speranze, ansie e soddisfazioni.
Con questo sostegno, nel mentre sempre più si specializzava, nel gennaio 1984 si trasferì nei locali molto più ampi dell’ex bar «Lezzi», nelle vicinanze della piazza comunemente detta «Tre Palme» (piazza Repubblica), e, successivamente, in un locale attiguo, già «Puteca ti lu sgranu».
E fu, allora, il bar «Egidio ti li tre palme»!
Da garzone attento e curioso ad imprenditore affermato con il suo laboratorio di pasticceria, nel quale ormai si susseguivano giovani apprendisti, anch’essi desiderosi di imparare e proiettati ad affermarsi come titolari di pasticcerie, che, oggi, infatti gestiscono con rinomate proposte.
Non cambiarono i ritmi di Egidio, che iniziavano ancor prima che il nuovo giorno, mentre la notte era al tramonto, facesse capolino con il diffuso chiarore dell’alba, in ogni giorno e in ogni stagione.
Nelle fasi alterne dello storico bar «Parisi» si insinuava la certezza della qualità del suo bar, che, anche in provincia e, tramite emigranti, nel resto d’Italia e in paesi europei, era diventato famoso.
Ed io che ho i capelli bianchi rivedo accanto alla signora Nevelina il figlio Antonello, mio caro allievo, che ricordo nel suo serio impegno scolastico e nel suo riservato sorriso, espresso con identica gentilezza da responsabile della gestione di un nuovo bar, sorto in periferia della città, in via Bonfante.
Egidio e Nevelina potevano contare sul loro Antonello e sulla ancor giovanissima Giusy.
Una famiglia unita e protesa nell’attività con una testimonianza senza clamore, ma segnata da intensa e onesta quotidianità e corroborata dalla stima di ogni persona, che, pur di sfuggita, in quel centro storico avviatosi al silenzio, passava dal bar attratto dallo sbuffar del caffè con il suo aroma inconfondibile e dal profumo dei dolci appena sfornati.
Per alcune valutazioni e per dinamiche familiari, pur con sofferenza Egidio abbandonò la piazza del centro storico per collocarsi di persona e in compagnia sempre della sua Nevelina nel bar «Roxy Bar» della periferia.
Ma questa volta non divenne il bar «Egidio di via Bonfante» né «Egidio ti pappaghiano» (località «Pompigliano»), ma semplicemente «Roxy Bar», quasi a segnare l’estraneità al nuovo in rispetto del suo vecchio e sempre vivo amore struggente del centro storico.
Iniziava una nuova avventura, ma la squisitezza della pasticceria rimaneva saldamente legata alla passione e alla sensibilità degli animi di Egidio e di Nevelina, ormai con i figlioli lontani.
Nello scorrere degli anni, siamo giunti ai primi di questo gennaio del 1917, che saranno ricordati per le abbondanti nevicate e le gelide temperature.
Io intendo ricordare questo periodo anche per un altro evento: il ritiro di Egidio dalla sua attività.
Sì, Egidio, pur ancora in piena forma, anche se molto meno di quando mise piede in un bar come garzone o di quando ha affrontato le tappe della sua storia familiare e lavorativa… Egidio, sì, si ritira in pensione…e l’ho visto piangere per commozione e nostalgia, nel mentre nei suoi occhi mi sembrava di scorgere i decenni e decenni di lavoro e di sacrifici; di udire il cadenzare dei suoi passi solitari sul selciato in quel di corso Vittorio Emanuele, rotto dallo stridio notturno della serranda; di sentire in quel di piazza «Tre Palme» l’eco delle prime voci di frettolosi avventori…e, invece, ascoltavo la sua voce, commossa, sussurrata e infranta da silenzi, effondersi in quell’angolo tra la sua Nevelina e i suoi Antonello e Giusy.
E, quasi a conforto della sua decisione, parlava della sua salute e sorrideva al nuovo progetto di fare finalmente il nonno con lo stesso entusiasmo e la stessa passione.
Ho trovato difficoltà ad abbracciarlo, perché avevo tra le mani un vassoio di dolci…gli ultimi pasticciotti -non me ne vogliano i nuovi gestori, cui auguro successo!-…sì, gli ultimi pasticciotti del gran maestro Egidio, inimitabili per amore donato e fragranti per sapienza effusa, oggetto di premi e di riconoscimenti.
Ecco perché, allora, non si può non segnare nella memoria l’attività di Egidio Cordella, che ha contribuito a promuovere il suo territorio per intraprendenza e capacità professionale, nella dolcezza e nella straordinarietà del pasticciotto salentino, cui è riuscito a dare anche un seme di paternità neritina.
Se non vi è dubbio che del pasticciotto salentino è esistito un re, di certo è che il neritino Egidio ne è stato il principe ereditario.
Mario Mennonna
















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