NARDO' - Da studioso di storia non posso che esprimere la mia soddisfazione nell’apprendere che un collega si stia interessando della vicenda dei profughi ebrei nel campo di transito di Santa Maria al Bagno, di cui l’APME (Associazione Pro Murales Ebraici) da decenni con il suo presidente Paolo Pisacane si interessa e io personalmente ho tracciato nel 2008 un primo organico profilo storico nel saggio, Ebrei a Nardò. Campo profughi n. 34 Santa Maria al Bagno (1944-1947), edito da Congedo e interamente finanziato da Gens Nova-Neretum.
Un risultato di documenti archivistici di prima mano e di memorie orali, apprezzato soprattutto al di fuori delle amiche mura cittadine, che ora abbisogna di un’ulteriore edizione aggiornata, avendo ritrovato ulteriori documenti.
La ricerca storica non può e non deve avere termine ed ogni ritrovamento di documenti, al di là dei clamori giornalistici, a meno che non si dimostra la falsità dei precedenti studi, rientra nella normalità deontologica dello storico e nella serietà del ricercatore. Grave sarebbe, poi, come è pur successo nelle nostre contrade, al clamore seguisse una delusione scientifica!
In riferimento alla notizia io mi permetto di essere ancor più soddisfatto, in quanto, sempre nel 2008, così scrivevo nella mia Introduzione al libro citato, laddove elencavo tutti gli archivi consultati e lasciavo come impegno ad altri la visita in archivi inglesi, perché avevo cognizioni della presenza di documentazione relativa sia agli Slavi che agli Ebrei. Io -scrivevo- non potevo farlo, «dato l’alto costo dell’impresa». E aggiungevo che per il Comune di Nardò «sarebbe stato proficuo investire in questa ricerca, coinvolgendo giovani studiosi, magari con una cospicua borsa di studio».
E non solo documentazione cartacea, ma anche filmica e fotografica, tenuto conto che gli Inglesi e gli Americani facevano -e fanno- largo uso di immagini.
Anzi sarebbe ancora opportuno ricercare i filmati relativi al campo di Santa Maria al Bagno e ai campi salentini, così com’era negli intenti dell’APME, se avesse avuto in questi anni un ruolo nella gestione del Museo della Memoria e dell’Accoglienza, da essa stessa voluto e, per suo interessamento, fatto realizzare, dopo aver promosso e sostenuto il riconoscimento della Medaglia d’oro al merito civile per la Città di Nardò.
Ma i progetti non muoiono e l’APME intende ancora operare come testimonianza attiva e non come reperto storico da incastonare in un angolo con la speranza che prima o poi si disperda nell’oblio!
Ora grazie al dott. Pierluigi Congedo conosceremo la documentazione inglese e avremo maggiori cognizioni, che non potranno che servire ad una sempre più vicina completezza della vicenda storica.
E questo me l’auguro al più presto, perché tornerà di vantaggio alla stessa immagine della popolazione neritina; così come continuo ad augurarmi che maturi una diversa impostazione gestionale di quanto intorno alla vicenda l’APME è, fino ad ora invano, riuscita a costruire.
Mario Mennonna
















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