QUELLO CHE NON SI VUOL DIRE (E RICONOSCERE)
Non solo filologia. Ma anche la corruzione della logica e della lingua in democrazia.
Un’osservazione di ordine linguistico-logico-politico. Il Papa della Chiesa cattolica, quando si rivolge ai fedeli, inizia sempre ogni suo discorso o preghiera: “Fratelli e sorelle, oggi festeggiamo…”
Invece, tutti i politici, soprattutto di sinistra, ed anche i Presidenti della Repubblica, quando si rivolgono al popolo iniziano: “Cittadine e cittadini…”. Ma se anche nei libri di grammatica italiana, nel capitolo relativo al nome, leggiamo: -il numero dei nomi può essere: singolare, plurale, collettivo, mentre il genere: maschile, femminile, promiscuo.
Perché, allora, nei discorsi dei politici, ci si rivolge prima alle donne? Perché siamo in democrazia, vien di pensare, e in democrazia, per conservare e semmai accrescere il potere, serve il consenso popolare; ed essendo nel campo di coloro aventi diritto al voto, le donne superiori di numero a quello degli uomini, ecco spiegata la ragione della precedenza che si dà loro.
Tale precedenza nulla ha a che fare per una ragione di buon galateo (saggio scritto da “Monsignor Giovanni della Casa, nel quale vengono descritte le regole della buona educazione, e così chiamato perché dedicato al vescovo Galeazzo di Nola), avendo una motivazione solo politico-elettorale.
Quanti concetti potrei esprimere sulla corruzione della logica e della lingua in democrazia, che si vuol far passare come evoluzione delle stesse!
Probabilmente torneremo un giorno a dare la precedenza alle donne anche nel campo degli Dei, come era nel mondo preellenico prima dell’era cristiana. Il Vico non parlava di “corsi” e “ricorsi” storici, cioè che un “corso” relativo allo sviluppo di un popolo attraverso le tre età, dominate rispettivamente dal senso, fantasia e ragione, di solito segue un “ricorso”, cioè il ritorno di questo stesso popolo allo stato più o meno iniziale, per ricominciare dal principio il proprio sviluppo?
Corsi e ricorsi storici come il succedersi delle stagioni nel corso dell’anno.
Questa è la vita, queste le fatiche dell’uomo, ricorrenti, sempre uguali , dolorose, piene di paura, ma anche di gioiose speranze, rappresentate mitologicamente dalla figura di Sìsifo, condannato da Zeus a spingere eternamente sulla cima di un monte un macigno, il quale appena deposto sulla vetta, rotolava ogni volta giù, a valle.
Romolo Perrone (docente e preside)
















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