NARDO' - Vi è piaciuta la prima puntata della rubrica nella quale si cucinano cibi, costume e politica? Abbiamo appena avuto la prova provata che le chiacchiere dei politici sono sempre di moda. Non solo a carnevale. Per cui, fuori tempo massimo (ma a Nardò - come si è visto - è consentito), Giuseppe Spenga ci offre un nuovo saggio della sua abilità culinaria. E dialettica.
Le chiacchiere costituiscono uno dei prodotti tipici del periodo di Carnevale, forse quello che lo caratterizza maggiormente. Essendo diffuse praticamente in tutta Italia, senza particolari distinzioni in questo caso tra Nord e Sud, prendono diversi nomi a seconda della regione nella quale vengono sfornate. Ne troviamo in Emilia, dove le chiamano “frappe” o “sfrappole”, in Piemonte diventano “Bugie” (i piemontesi, si sa, non si perdono in chiacchiere, a loro piace chiamare le cose col loro vero nome), in Veneto diventano “gale”…o “galan” (in nomen omen, dicevano anche i latini), in Toscana “cenci”, in Lombardia “lattughe” e così via. In Salento le chiacchiere le facciamo da sempre, da che io ho memoria c’è sempre stato chi le ha fatte.
L’origine delle chiacchiere si perde d’altronde nella notte dei tempi. Addirittura gli antichi romani già le conoscevano: loro ne facevano in abbondanza, soprattutto durante i Saturnali, la festività che coincide col nostro Carnevale. Durante questi festeggiamenti succedeva qualcosa di davvero molto originale: si assisteva ad una sorta di “rivoluzione”, uno stravolgimento dell’ordine sociale, per cui coloro che durante tutto l’anno erano considerati servi, schiavi, durante i saturnali potevano considerarsi (solo temporaneamente, si intende) degli uomini liberi! Si tenevano delle elezioni (tutto finto, naturalmente), con le quali veniva eletto un “princeps” , una maschera che prendeva in giro la classe nobile, a cui veniva assegnato ogni potere. Gli storici dell’epoca raccontano che in questo periodo a Roma si facevano un sacco di chiacchiere.
A dire il vero loro le chiamavano “frictilia”, ma il concetto era sempre lo stesso: una volta fatte, le si dava in dono al popolo, alla plebe, che si radunava per strada e pare ne consumasse già allora in grandi quantità. Ed era festa per tutti! Inutile dire che quando la festa finiva, i servi tornavano servi, gli schiavi restavano schiavi e i “princeps” erano sempre gli stessi di prima.
Dato che tutte le strade portano a Roma e che, evidentemente, da lì pure tornano, la nostra cara città non fa certo eccezione alla regola delle chiacchiere, che si fanno anche qui, naturalmente! A volte originali nella forma, attorcigliate su se stesse ed arzigogolate, come la fantasia personale più suggerisce, ognuno può farne come e quante gli pare e piace, ad uso e consumo di amici, parenti, conoscenti e non.
La buona riuscita dipende molto dalla pasta di chi fa le chiacchiere, non a caso oggi molti parlano oggi di “giusta ricetta”, perché bisogna attenersi ad alcune regole che naturalmente i più esperti conoscono ormai a memoria, tramandate magari a volte di padre in figlio, arte sopraffina che si sta diffondendo anche e forse soprattutto tra chi, più giovane, si cimenta con esse per la prima volta. Ognuno ha la sua strategia, ognuno la sua ricetta personale, geloso custode di questi saperi e sapori. Poco o nulla è lasciato all’improvvisazione. Insomma, tutti si sentono pronti, o per lo meno ci provano, a gettarsi nel meraviglioso mondo delle chiacchiere.
Certo, è anche facile sbagliare quando magari si è alle prime armi ed anche tra i più smaliziati ed esperti il risultato non sarà mai certo, mai lo stesso. Non sarà facile arrivare a Roma.
Una cosa è certa: il 4 marzo scopriremo chi ha fatto le migliori chiacchiere di questo Carnevale!
“Non mancano ricette, non secreti, non bevande per sodisfare agli appetiti di quelle che troppo credole danno orecchie alle lor frappe, porgon fede alle lor cianze, e ascolta[n] più che volontieri le pastocchie, delle quali essi abondano più che di soverchio”.
De’ ruffiani e delle ruffiane, T. Garzoni (La piazza universale di tutte le professioni del mondo)
Giuseppe Spenga
















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